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Domenica, 2 Ottobre 2022
Cronaca

Test di Medicina furono truccati, ma non fu “un’associazione per delinquere”

I test truccati si riferiscono a quelli a numero chiuso del 2007 di Bari, Foggia, Ancona e Chieti

I test d'ingresso per l'accesso alle facoltà a numero chiuso di Medicina e Odontoiatria delle Università di Bari, Foggia, Ancona e Chieti nel 2007 furono truccati ma a farlo non fu "un'associazione per delinquere". E' quanto stabilito oggi dal gup del Tribunale di Bari Marco Guida che ha assolto "perché il fatto non sussiste" un biologo e docente di liceo in pensione, il figlio odontoiatra e la moglie dall'accusa di associazione per delinquere nel processo sulla vicenda celebrato con rito abbreviato.

Nel dicembre 2011 i tre avevano già patteggiato, nell'ambito dello stesso procedimento, pene a un anno e otto mesi di reclusione e un anno e due mesi gli altri due, per i reati di truffa aggravata all'Università e di peculato. Nel processo con rito abbreviato erano imputate altre 7 persone, tra studenti e genitori, accusati di truffa. Tre di loro sono stati condannati a un anno di reclusione (pena sospesa), a una multa di 600 euro e al pagamento di un risarcimento danni di 15.000 euro. Gli altri quattro sono stati assolti "per non aver commesso il fatto".

Secondo l'accusa, il 70enne, la moglie, il figlio e altri quattro professionisti – un ginecologo un professore e direttore della cattedra di odontoiatria di Ancona, un tecnico informatico e il padre di uno dei candidati (questi quattro insieme ad altre 82 persone a processo con rito ordinario) - avrebbero allestito per i test del 4 e 5 settembre 2007 due centrali operative da cui partivano via sms le risposte ai quesiti ministeriali.

I genitori sarebbero stati direttamente coinvolti nella truffa in qualità di intermediari con le centrali operative. Per questa vicenda altri 30 imputati, tra studenti e genitori, hanno patteggiato una pena a 4 mesi di reclusione (convertita nella sanzione pecuniaria di 5 mila euro) e concordato con l'Università un risarcimento danni pari a 10 mila euro ciascuno.


 

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