Decisione shock del Tribunale di Foggia: ecco quanto vale la custodia di 36 cani

La denuncia di Terry Marangelli di VPA: "Il giudice ha immaginato di mettere in fila 36 cani e di valutare che il loro “ingombro” sia assimilabile a quello di un autocarro. Per ogni cane una diaria di otto centesimi"

Immagine di repertorio

Per il Tribunale di Foggia, la custodia di 36 cani vale quanto quella di un solo autocarro. E’ il giudizio espresso dall’associazione Volontari per la Protezione Animali di Foggia, sulla decisione del presidio di giustizia foggiano in merito ad una storia che parte da lontano, dal marzo di sei anni fa.

Il 26 marzo del 2010, infatti, su mandato della Procura di Foggia, polizia municipale, carabinieri, Asl e vigili del fuoco hanno dovuto procedere al sequestro degli animali presenti nell’appartamento al piano romano di una palazzina sita nei pressi dello stadio. Indicibili le condizioni di degrado e sporcizia dell’appartamento, più volte oggetto di segnalazioni ed esposti degli altri condomini.

“Nessuno conosceva il numero dei cani presenti – spiega Terry Marangelli, presidente VPA Foggia - Si pensava a quattro/cinque animali, ma dopo lunga trattativa con la proprietaria ne escono fuori ben trentasei: due meticci di volpino e 34 yorkshire, in maggioranza di età compresa tra 4 e i 10 anni, fatta eccezione per tre cuccioli di circa 7 mesi”.

L’associazione interviene per il recupero e la custodia degli animali: i trentasei cani vengono sistemati alla meglio presso il canile comunale di Foggia sotto la custodia giudiziaria della stessa Marangelli, ma il giorno seguente vengono trasferiti presso il rifugio privato di Vieste “Arca di Noè”, l’unico che aveva la disponibilità per tanti animali e che ne potesse garantire una custodia decorosa.

La custodia dura circa un anno e mezzo. I cani vengono dissequestrati il 10 ottobre del 2011, nella considerazione che la signora, essendosi trasferita in campagna aveva “interrotto” le inidonee condizioni di insalubrità sia dei luoghi che degli animali, sebbene nel corso del giudizio viene riferito che “gli animali, anche dopo la restituzione, versavano nelle stesse identiche condizioni di degrado”, particolare ininfluente per il Giudice. Dei trentasei animali iniziali gliene vengono restituiti 16, perché nel frattempo avevano trovato famiglia 14 di loro, mentre altri 6 erano deceduti.

Intanto bisogna provvedere alla richiesta di rimborso per la custodia, con le spettanze dovute al mantenimento vero e proprio degli animali presso la struttura di Vieste e alla parcella di due veterinari liberi professionisti che hanno provveduto a sterilizzare tutte le femmine, nonché ad intervenire chirurgicamente su alcuni tumori presenti al momento del sequestro. “Nessun rimborso viene richiesto per  le attività della sottoscritta – puntualizza Marangelli - che si è recata periodicamente a Vieste per le adozioni”. Ma è adesso che comincia il calvario. Nei mesi successivi, parte la prima istanza per la liquidazione della indennità di custodia, così come indicato dal Tribunale.

“Il primo giudice il 13 marzo 2012  rigetta l’istanza, obiettando che agli atti non risulta alcuna corrispondenza tra il pm e il custode in cui si faccia menzione di una custodia a titolo oneroso. Tocca dare mandato ad un legale perché noi sappiamo bene che questa corrispondenza c’è stata anche se la documentazione non è in nostro possesso”, continua. “I nostri avvocati, Gabriella Natale e Aurelio Follieri, si attivano immediatamente e la documentazione, ben mimetizzata tra le carte della causa contro la proprietaria degli animali, viene fuori e il 25 febbraio 2013 parte la seconda richiesta di liquidazione con tutta la documentazione a corredo”.

“Il secondo giudice, il 2 luglio 2013, riconoscendo il carattere oneroso ritiene equo liquidare la somma di euro 1.274,00 per le spese di mantenimento di 36 cani per un anno e mezzo, oltre 2.600,00 circa per le spese veterinarie, comprensivo degli interventi chirurgici e quant’altro. La tabella di riferimento è quella degli autocarri” denuncia Marangelli. “Non so se rendiamo l’idea, ma il giudice ha immaginato di mettere in fila 36 cani e di valutare che il loro “ingombro” sia assimilabile a quello impegnato da un autocarro, uno. Praticamente, per ogni cane una diaria di otto centesimi. Trentasei cani che per un anno e mezzo sarebbero rimasti immobili come un camion in un deposito autorizzato, senza necessità di cibo cure ed assistenza”.

“Una decisione inaccettabile – sbotta la presidente di VPA Foggia - perfino da leggere con terminologie come “materiale” ed “ingombro” riferite ad esseri viventi. Parte la terza opposizione il 26 luglio 2013 e nel corso del 2013, 2014 e 2015 oltre al terzo giudice che continua rinviare le udienze per motivi di carico lavorativo, ne abbiamo anche un quarto che finalmente, il 5 maggio 2016, ovvero quattro anni dopo dalla prima istanza, “osserva” che in mancanza di tabelle di riferimento, dovendo determinarsi l’indennità di liquidazione per l’attività prestata dal custode (cure, assistenza e quant’altro per 36 cani) bene ha ritenuto il Giudice precedente ad avvalersi della tabella di riferimento per gli autocarri in assenza di una non prevista dallo stato italiano, per gli animali. Le tabelle infatti esistono unicamente per gli autoveicoli, gli autocarri, i ciclomotori e i natanti”.

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Morale della favola: ricorso respinto. “Ora non ci resta che il ricorso in Cassazione e magari alla Corte Europea. Chissà se nel nostro paese troveremo qualcuno che avrà il coraggio di ammettere che mantenere un animale (o 36) in custodia giudiziaria vuol dire accudirlo e sfamarlo come un essere vivente e non come un autocarro. Scandaloso, vergognoso, incivile è che parole come “materiale”e “ingombro” vengano da un Tribunale: questo la dice lunga su quanta strada ci sia ancora da percorrere in materia di diritti animali", conclude.

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