Arrestato per strage e terrorismo, ma si sbagliavano: assolto l'esercente afghano residente a Foggia

Assolto il 41enne afghano residente a Foggia e arrestato nell'aprile 2015 su ordine della DDA di Cagliari. La decisione dei giudici “per non aver commesso il fatto” e “perché il fatto non sussiste”. Il pm chiedeva l'ergastolo

Immagine di repertorio

Due assoluzioni “per non aver commesso il fatto” e una “perché il fatto non sussiste”. Si sono espressi così i giudici della Corte d’Assise di Sassari all’esito del processo a carico di Yahya Khan Ridi, 41enne afghano, residente a Foggia, e arrestato nell’aprile 2015 su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari.

Gravissime le accuse a suo carico: strage, terrorismo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Tutti reati che Ridi, gestore di una attività commerciale nel capoluogo dauno, ha rigettato sin dal primo momento ritenendosi innocente. “Sono molto soddisfatto dell’esito del processo in primo grado”, spiega a FoggiaToday il legale difensore, l’avvocato Michele Santino. “La Corte ha accolto appieno le tesi che ho sostenuto in due lunghissime udienze, per complessive 10 ore”.

La sentenza di assoluzione è arrivata dopo oltre 80 udienze e quasi quattro anni; un processo celebrato con rito ordinario, iniziato nel dicembre 2015 e terminato lo scorso sabato, con il pronunciamento dei giudici dopo 8 giorni di Camera di Consiglio. Nel frattempo, Ridi ha trascorso 3 anni e 8 mesi in carcere: prima a Foggia, poi a Rossano in Calabria e infine a Sassari, in questi ultimi casi in strutture con sezioni dedicate per questo tipo di reati.

“L’intero processo - il più importante in Italia in quel periodo - si è celebrato con misure di sicurezza altissime, data l’importanza della materia”, continua il legale. Insieme a quello per l’afghano residente a Foggia, erano stati emessi altri 17 provvedimenti di cattura (11 dei quali eseguiti in tutt’Italia). Degli 11 imputati, cinque sono stati condannati con pene oscillanti dai 4 ai 10 anni per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, mentre per altri tre è stato disposto che gli atti tornino alla DDA titolare del fascicolo di indagine. Tra loro anche un Imam lombardo. Per Ridi, il pm chiedeva l’ergastolo.

Nel dettaglio, il 41enne era accusato di aver partecipato ad una strage avvenuta il 28 ottobre del 2009, all’interno di un bazar di Peshawar, in Pakistan, dove l’esplosione di una bomba tra la folla provocò la morte di oltre 130 persone, tra cui molte donne e bambini (assolto “per non aver commesso il fatto”); di far parte di una organizzazione terroristica filo Al Qaeda (all’epoca dei fatti l’Isis era ancora in embrione), che raccoglieva soldi per finanziare attentati e stragi (assolto “per non aver commesso il fatto”); di aver favorito l’immigrazione clandestina di cittadini afghani (assolto “perché il fatto non sussiste”). “In realtà, è emerso, Ridi aveva creato una associazione per finanziare non attentati terroristici, ma il rimpatrio delle salme di alcuni afghani deceduti in Italia, le cui famiglie non potevano sostenere i costi del viaggio”, precisa l’avvocato Santino.

L’inchiesta si basava - prova a semplificare il legale - su una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali. “Conversazioni giunte agli investigatori dopo una doppia traduzione da parte di un collaboratore pakistano: da urdu a pashto, e da pashto a italiano”. Oltre 300mila i file di traduzione presi in esame per il maxi-rocesso. “Questa doppia traduzione ha creato differenze notevoli tra il tenore reale delle conversazioni e l’esito finale. E, come provato anche dal perito della Corte d’Assise, i passaggi di carattere probatorio, in realtà, si riferivano ad altro”.

Nel frattempo, Ridi era stato scarcerato lo scorso dicembre per decorrenza dei termini. Era rientrato a Foggia dove era comunque sottoposto all’obbligo di dimora, misura decaduta a seguito della decisione del giudice. Afghano, Ridi si era trasferito con la sua famiglia in Pakistan nel 2007, per poi arrivare clandestinamente in Italia, dove si era stabilito inizialmente a Roma, dove gestiva una attività di internet point e servizio money transfer. Nel 2014 si era trasferito a Foggia, dove aveva avviato una attività commerciale e nel 2015 è stato arrestato. “Nonostante la vicenda giudiziaria - conclude il legale - Ridi spera di ottenere il permesso di soggiorno e di rimanere in Italia”.

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