Carcere di Foggia: tenta suicidio nel reparto “protetti omosessuali”

Il deputato Lello Di Gioia interroga il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. “Strutture come quella nella città di Foggia rischiano, da un momento all'altro, di esplodere”

"Quali nuove notizie si hanno in merito al tentato suicidio del detenuto di 22 anni nel reparto "protetti omossessuali" del carcere di Foggia, avvenuto pochi giorni orsono, e se tale reparto sia dotato di strutture e personale adeguato alle necessità". È la prima richiesta contenuta nella interrogazione a risposta scritta che il deputato pugliese, Lello Di Gioia, ha presentato al ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

Il detenuto, di nazionalità romena, è stato salvato dall'intervento degli agenti di polizia penitenziaria, e si trova ora all'Ospedale Riuniti di Foggia dove è tenuto sotto osservazione. "Il carcere di Foggia – spiega il deputato –  è uno dei complessi maggiormente in difficoltà anche per mancanza di organico, per questo chiedo al ministro Orlando di intervenire sul dramma delle carceri in Italia, a cominciare da strutture come quella nella città di Foggia che rischiano, da un momento all'altro, di esplodere, nonché se si ritiene necessario rivedere le piante organiche del personale degli istituti penitenziari, viste le difficoltà estreme in cui, gli operatori del settore, sempre più spesso, si trovano a intervenire".

La notizia del tentato suicidio è stata data dal segretario generale del Coordinamento sindacale penitenziario (Cosp), Domenico Mastrulli, cha ha sottolineato come l'episodio sia anche il sesto tentativo nelle carceri pugliesi dall'inizio dell'anno. Sono 60.197 i detenuti, tra donne e uomini, di cui 20.729 di nazionalità estera, ospitati nelle carceri italiane, secondo i dati diffusi dal ministero della Giustizia, il 31 marzo scorso, e su di una capienza regolamentare di circa 48 mila. In Puglia, secondo il Cosp, i detenuti sarebbero 3.661, dei quali 669 stranieri e 162 donne, per una struttura di 2.431 posti.  Come si intende operare – interroga Di Gioia – per porre fine alle condizioni di sovraffollamento e precarietà cui versano i detenuti nella maggioranza dei penitenziari italiani, con il risultato che i più "deboli" fra loro cercano di sfuggire da tali circostanze procurandosi volontariamente la morte".

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