L’attesa infinita del Teatro Giordano...e dell’assessore alla Cultura

Ultimi dettagli per il monumento di Piazza Cesare Battisti.La struttura potrebbe essere consegnata per Natale. Il Comune di Foggia risolve il contratto con la Ra.Co. e si riprende le chiavi

Teatro Giordano

Potrebbe essere il regalo di Natale del Comune ai foggiani. Potrebbe, perché il condizionale resta d’obbligo quando si parla di Teatro Giordano, visti i precedenti. Certo, la riapertura del monumento culturale di Piazza Cesare Battisti è scritta nero su bianco nella bozza di linee programmatiche che il sindaco, Gianni Mongelli, presentò in campagna elettorale. Era giugno 2009. E l’entusiasmo portò il primo cittadino ed il suo entourage ad azzardare tempi brevissimi per la riapertura del teatro, già entro la fine dell’anno. Nulla di fatto. Ma il primo cittadino non demorde: continua ad avventurarsi in più di qualche data “possibile”. Puntualmente, però, smentita dai fatti.

Nel frattempo trascorrono oltre due anni. E quell’imponente portone d’ingresso resta chiuso a doppia mandata. Siamo a novembre 2011. Da qualche tempo Mongelli ha deciso di tacere. E di parlare solo con “elementi certi” in mano. E di certo ad oggi c’è solo che il restauro conservativo, che ha tenuto chiuse per oltre 5 anni le porte di quel gioiello pensato da Oberty nel 1828 (a proposito, per costruirlo ce ne vollero soli tre) è concluso da tempo (spesa: 5 milioni di euro), a parte qualche dettaglio.

E che il protrarsi della chiusura è collegato ad un contenzioso sorto tra il Comune e l’impresa appaltatrice dei lavori, la Ra.Co. srl, che Palazzo di Città ha deciso di chiudere risolvendo “unilateralmente” il contratto e riappropriandosi, di recente, di chiavi e cantiere.

La comunicazione è stata fatta dallo stesso primo cittadino nell’ultima seduta di consiglio comunale. Si sta provvedendo ad ottenere in autonomia tutte le certificazioni necessarie per il collaudo. Quindi dovrà essere lo stesso Comune a convocare la commissione di Vigilanza sui pubblici spettacoli. E quindi a consegnare le chiavi del Teatro al nuovo assessore alla Cultura, che andrà a sostituire il compianto Rocco Laricchiuta.

Ed è questo un altro rebus da sciogliere per il sindaco Gianni Mongelli, alle prese con una verifica politica che sembra non volersi chiudere, frenata da veti e beghe interne dei partiti di coalizione e dalle note vicende di Amica, l’azienda di igiene urbana le cui sorti societarie ed economico-finanziarie si legano intimamente a quelle di Palazzo di Città.

Ora che la Corte d’Appello si è pronunciata favorevolmente sull’amministrazione straordinaria e che il percorso verso la gestione “controllata” (dal Ministero) di Amica sembra incanalata sulla giusta traiettoria, Mongelli può tornare a concentrarsi sul tagliando alla sua giunta per avviare la fase “bis” del mandato.

L’assessorato alla Cultura è rivendicato dai vendoliani della Sel. Mongelli preferirebbe una personalità che possa in qualche modo rappresentare tutti i “cespugli” della sua coalizione (tanti quelli spuntati in due anni e mezzo di amministrazione). Il totonome è partito da tempo (da D’Urso a Piemontese, da Clemente a Del Carmine) ma, ad oggi, nulla di fatto. Le bocche restano più che cucite.

Sarà lui, il nuovo assessore alla Cultura, a riaprire il Teatro. Il sindaco gli consegnerà le chiavi un minuto dopo la nomina nell’esecutivo. E’ bene, dunque, che i partiti oggi imparino a fare un passo indietro e a mettere in pratica, subito, senza ulteriori indugi, quell’arte del “compromesso” tanto cara alla politica. Il “Natale a Teatro” dei foggiani dipende – anche - da loro.

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