Foggia: il teatro entra in carcere, sul palco i detenuti dell’alta sicurezza

In scena il saggio "Fedina teatrale" a cura della Piccola compagnia impertinente. A seguire "Noi non siamo cattivi, ma ci dipingono così" organizzato della professoressa Maririta Caserta dell'istituto "E. Masi"

Un momento dello spettacolo

Quando si entra in carcere il concetto del tempo, così come il senso dello spazio, assume forme e connotati diversi. Non c’è più tempo “da sprecare”, tempo “da perdere”, ma solo da riempire, da impiegare in qualche modo, mentre lo spazio si riduce ad una manciata di metri quadri in cui riorganizzare la propria quotidianità.

E’, in breve, quello che sette detenuti dell’alta sicurezza ristretti nel carcere di Foggia hanno cercato di raccontare ieri pomeriggio, attraverso lo spettacolo “Fedina Teatrale” da loro scritto ed interpretato, frutto un lavoro laboratoriale durato due mesi, basato soprattutto sull’improvvisazione e sul lavoro di gruppo teso ad esorcizzare i luoghi fisici della vita in carcere o a sfatare alcuni luoghi comuni che fanno ormai parte dell’immaginario collettivo.

Una performance breve ma intensa, per la regia di Pierluigi Bevilacqua, direttore artistico della Piccola compagnia impertinente di Foggia che ha curato il laboratorio. Trenta minuti per presentare se stessi, la propria vita, i propri sogni e rimpianti. Senza filtri, né reticenze ma con un pizzico di ironia.

Non è stato facile per i sette detenuti sul palco mettere a nudo le proprie debolezze, i propri errori. In platea c’erano gli altri ospiti della struttura carceraria di via delle Casermette che seguivano e sostenevano gli attori sul palco, con risate, applausi o significativi silenzi. Seduti nelle prime file c’erano anche due spettatori eccellenti: il primo cittadino, Gianni Mongelli e il rettore dell’università di Foggia, Giuliano Volpe.

A tratti, la performance tradiva tutta l’emozione di un testo scritto a più mani, parole in cui ognuno ha messo una parte importante della propria vita, passata o presente. Si ripercorrono le tappe fondamentali della vita in regime carcerario: l’ingresso, la presentazione attraverso “nome – cognome – numero”, la stretta di mano con il compagno di cella e la ricerca di conterranei, per sentirsi meno soli.

Poi c’è tutto quello che la vita carceraria non può cancellare. Il momento “dell’ora d’aria” diventa così occasione per riflettere su chi si è e su chi si voleva essere: e allora i sogni di bambino assumono un altro valore, ed il rimpianto si confonde con la nostalgia.

Subito dopo la performance “Fedina teatrale” i detenuti dell’Alta Sicurezza hanno lasciato spazio e palco allo spettacolo “Noi non siamo cattivi, ci dipingono così” portato in scena da detenuti-studenti. Una performance a cura della docente Maririta Caserta del “Masi”, l’istituto tecnico per geometri che ha da poco portato alla maturità una classe di detenuti foggiani. L’ironia è la chiave di volta di questa seconda pièce, tra misunderstanding, giochi di parole e una buona dose di autoironia sui luoghi comuni relativi alla propria condizione. Ogni “quadro” si sussegue scandito dal tormentone “Noi non siamo cattivi, ci dipingono così” che da’ il titolo alla performance.

“Con Fedina Teatrale è la prima volta che la Piccola compagnia impertinente entra in un carcere”, spiega il direttore artistico, Pierluigi Bevilacqua. “E’ stata un’esperienza forte, ma molto ricca. Certo, non sono mancate, soprattutto all’inizio, alcune difficoltà legate alle regole della struttura carceraria o alla necessità di conquistare sin da subito la fiducia dei corsisti, quella fiducia che doveva costituire la base su cui lavorare”.

“Questa esperienza è stata per me una scoperta, sia a livello personale che professionale – conclude - qui  ho avuto la possibilità di comprendere che, in realtà, il teatro è “sociale” in ogni cosa che si fa, indipendentemente dal progetto. In questo caso, questo progetto, ha regalato ai detenuti che vi hanno preso parte la possibilità di rendere il loro tempo in qualche modo utile e questo mi rende estremamente soddisfatto”.

Non solo teatro, però. La Piccola Compagnia Impertinente - alla quale è affidata per il secondo anno consecutivo la direzione artistica del concorso letterario “Premio Lupo” - infatti, ha deciso di aprire il concorso letterario dei Monti Dauni ai detenuti delle carceri italiane dedicando loro una delle quattro sezioni in concorso: è la Sezione Social”, dal tema: “Il lupo cattivo si racconta”. Per info: www.premiolupo.com.

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