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La targa appoggiata a terra

La targa appoggiata a terra

Sindaco rinuncia alla targa di ‘Città’ e la "scarica" in bagno: è polemica

Divampa la polemica a Rodi Garganico. Nel 2010 Napolitano insignì Rodi del titolo di Città, la cui targa giace nell’antibagno del Comune. Al suo posto la lapide del sindacalista Giuseppe Di Vittorio

Era il 7 aprile 2010 quando il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, insigniva Rodi, scrigno turistico del Gargano, ricco di storia e bellezze culturali, del titolo di "Città". Un riconoscimento prestigioso, voluto ed ottenuto dall'allora sindaco di centrodestra Carmine d'Anelli che, carte alla mano, dimostrò come il Comune garganico avesse tutti i requisiti per ambire a cotanta certificazione. Solenne la cerimonia di intitolazione, presieduta dall'allora prefetto di Foggia, Antonio Nunziante, che direttamente lavorò alla pratica: la targa celebrativa venne affissa con orgoglio sul portone d'ingresso della casa comunale. Un passaggio storico per la comunità rodiana, vergato negli annali ed entrato nei libri di storia (o similari, come Wikipedia, la grande enciclopedia on line).

Ebbene. A distanza di quattro anni quel monumento marmoreo finisce "ai bagni". No, non è solo un'espressione metaforica. Le immagini sono eloquenti: rimossa dall'ingresso di Palazzo di Città, la targa giace nell'antibagno della casa comunale, abbandonata, pare, dallo scorso 1° maggio. Da quando, cioè, l'attuale sindaco di centrosinistra, Nicola Pinto, ha disposto di sostituirla con la lapide che campeggia oggi e che ricorda lo storico sindacalista, Giuseppe Di Vittorio (fino a quel momento il cimelio conservato nella vecchia sede del PCI). La cerimonia si è tenuta lo scorso 1° maggio, Festa dei lavoratori.   

La domanda sorge spontanea. Perché decidere di rimuovere dall'ingresso della casa comunale il titolo prestigioso di Città?  Perché scegliere di affiggere la lapide di Di Vittorio proprio lì, nel punto in cui Rodi mostrava orgogliosamente la sua storica "evoluzione"? Quesiti retorici secondo l'ex sindaco, D'Anelli: "E' il tentativo - dichiara- di cancellare in ogni modo e con ogni mezzo, le tracce, anche positive, della mia amministrazione. Quella targa è una conquista della città. E le conquiste della città non hanno colore politico. Peraltro la figura di Di Vittorio è stata già ampiamente celebrata da Rodi, che a lui ha dedicato una importante strada della città".

La contesa politica che si fa addirittura "damnatio memoriae", dunque? Così pare. Tanto più grave se si pensa che la targa non ha ricevuto alcuna nuova, degna collocazione. Ma è stata lasciata lì, nell'antibagno, al pari di un ferro vecchio. 

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