Foggia, l’ombra delle tangenti sui futuri locali del Tribunale: arrestati Biagini e Laccetti

Arrestati il consigliere comunale Massimo Laccetti e il dirigente ai Lavori Pubblici, Fernando Antonio Biagini. La tangente sarebbe stata versata da Zammarano, sul fatto indaga la Procura

Biagini e Laccetti

Bufera in Comune, a Foggia. A meno di due mesi dalle elezioni che determineranno il cambio al vertice a Palazzo di Città, la Procura di Foggia porta alla luce un caso di concussione e tentata concussione, cui dovranno rispondere, a vario titolo, il consigliere comunale indipendente Massimo Laccetti di 43 anni, il dirigente ai Lavori Pubblici, Fernando Antonio Biagini di 52 anni e l’imprenditore 46enne Adriano Bruno, quest’ultimo ai domiciliari. Gli arresti, eseguiti dagli agenti della Squadra Mobile di Foggia, fanno riferimento a due distinte ipotesi di reato che ruotano attorno all’affaire dei futuri locali dei Tribunale, in piazza Padre Pio, a Foggia.

Secondo gli inquirenti, infatti, Biagini, nella propria veste di dirigente comunale avrebbe costretto l’imprenditore edile Lello Zammarano a versare una tangente di 80mila euro in contanti, in relazione alla conclusione del contratto di locazione di un immobile in piazza Padre Pio, che il Comune avrebbe poi adibito a sede degli uffici giudiziari. Immobile individuato a seguito di regolare procedura per avviso pubblico.

La somma di denaro - pari al 10% del canone di locazione - sarebbe stata riscossa in tre tempi, in contanti, all’interno di una autovettura: una prima tranche da 50mila euro, e altre due più piccole, rispettivamente di 5 e 25 mila euro. Somme di denaro versate nei mesi di gennaio e febbraio di quest’anno. In questa vicenda, Laccetti e Bruno avrebbero avuto il ruolo di intermediari per conto del dirigente del Suap del Comune di Foggia.

Stesso approccio, secondo gli inquirenti della procura foggiana, anche per l’ipotesi di reato relativa alla tentata concussione che fa riferimento all’iter per sbloccare l’istanza presentata dall’imprenditore per ottenere l’autorizzazione a realizzare parcheggi su sull’area comunale adiacente il palazzo in questione. In quel caso la richiesta avanzata e non consumata era di 20mila euro. Le fonti di prova degli inquirenti sono le dichiarazioni acquisite da persone informate sui fatti e le intercettazioni ambientali di conversazioni intervenute tra Biagini e Laccetti.

"Pur con tutte le cautele e le garanzie connesse alla presunzione di innocenza degli indagati, che vale fino a sentenza definitiva – spiega in una nota il procuratore capo Leonardo Leone De Castris  questo ufficio attribuisce eccezionale valenza indiziante al quadro tracciato, e in particolare al contenuto delle conversazioni intercettate, che sembrano dipingere uno scenario per il quale, per lo meno in periodi recenti, l'aggiudicazione di appalti con l'amministrazione comunale, riguardanti il servizio dei Lavori Pubblici, abbia dovuto soggiacere al pagamento di tangenti in forma sistematica".

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Dalle conversazioni, infatti, emergerebbero analoghe richieste rivolte dagli indagati ad altri imprenditori locali. Per questo, gli inquirenti si aspettano la collaborazione di impresari e appaltatori per l’accertamento della circostanze oggetto di indagine e per chiarire la propria posizione. Intanto, sono state avviate le indagini patrimoniali connessi all’operazione, ad opera del Gico della Guardia di Finanza di Bari.

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