Duplice Omicidio Padula, ritrovata bruciata a Rignano Scalo l’auto dei killer

Il caso passa nelle mani della DDA di Bari. Durante la notte interrogatori, stub e perquisizioni

Ad aprire il fuoco, ieri, sulla provinciale 36, due o più killer a bordo di una Bmw X5, ritrovata completamente bruciata nella serata di ieri in agro di Rignano Scalo. Era stata rubata mesi fa, a Bari, segno che l'agguato sulla provinciale per San Paolo Civitate era programmato da tempo.

Si torna a parlare di “mafia”, nel Foggiano, dopo l’efferato duplice omicidio di ieri, ad Apricena. A cadere sotto i colpi di uno o più fucili calibro dodici sono stati Michele e Giuseppe Padula, zio e nipote di 28 e 47 anni (e non 44 come precedentemente riferito).

Quest’ultimo - deceduto poche ore dopo l’agguato a seguito delle ferite riportate dall’esplosione di un pallettone in viso – fu condannato in primo grado all'ergastolo (insieme al fratello Vincenzo, poi assolti in appello) per il duplice omicidio di Michele Russo, di 59 anni e di suo figlio Matteo di 27. I Russo – lo ricordiamo - scomparvero il 2 novembre 2001, vittime di lupara bianca. I loro resti furono trovati casualmente otto anni dopo, portati alla luce dalle viscere della grava Zazzano”, a San Marco in Lamis, da un gruppo di speleologi.

Ieri, insieme agli uomini dell’Arma, anche Giuseppe Gatti della DDA di Bari e Domenico Seccia e Maria Teresa Moscatelli della Procura di Lucera. Seccia era sostituto all’Antimafia barese quando i due Padula – Giuseppe e Vincenzo - furono processati per il duplice omicidio dei Russo.

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Perquisizioni e stub hanno tenuto impegnati per tutta la notte i militari che hanno anche ascoltato parenti ed amici delle vittime. Stando ai primi elementi raccolti, il 28enne Michele (deceduto sul colpo) era alla guida del suv Nissan X Trail di colore scuro, bersaglio dei killer. Giuseppe, invece, era seduto lato passeggero ed è stato raggiunto dal piombo grosso sul lato destro del volto. Altre due vittime, dunque, si aggiungono alla lista della famiglia Padula: nel 2001, infatti, toccò al fratello Guido; nel 2004 al nipote Giuseppe.

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