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VIDEO | Mafie foggiane: vera affiliazione avviene con l'omicidio, la garganica feroce come la Camorra

 

Nell'ambito del terzo incontro di 'Terra, solchi di verità e giustizia, 100 passi verso il 21 marzo', organizzato dall'Università di Foggia, venerdì 9 marzo Antonio Laronga, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, ha raccontato le genesi della mafia pugliese e foggiana nel corso del suo intervento 'Origine ed evoluzione della criminalità organizzata operante nella provincia di Foggia'.

Prima parte: dal vertice di Cutolo al clan Agnelli-Carella

Seconda parte: dalla strage del ‘Bacardi’ alla guerra tra clan

Terza parte: ’uscita di scena della ‘vecchia guardia’

La Mafia a Vieste dopo la morte di ‘Cintaridd’

Fino al 2015 la mafia viestana è sotto il controllo di Angelo Notarangelo, detto ‘Cintaridd’, che viene ucciso nel 2015. Attualmente l’assetto dell’organizzazione criminale appare instabile, mancando una figura verticistica che sostituisca ‘Cintaridd’, per il controllo delle attività illecite, che restano le medesime, dalle estorsioni agli imprenditori turistici al traffico di droga. In tal senso rappresenta un punto di svolta il processo ‘Medioevo’, nel quale la Corte d’Appello di Bari ha ribaltato la sentenza di primo grado, riconoscendo l’aggravante del metodo mafioso.

Il traffico internazionale di droga

Secondo Laronga è assai preoccupante il traffico internazionale di droga verso l’Albania, in quanto efficace strumento di consolidamento della forza dei clan garganici. D’altronde, la posizione geografica del Gargano è perfetta per creare un ponte con i Balcani. Anche il traffico internazionale di stupefacenti è stato plasticamente accertato dalle operazioni ‘Coast to Coast’ e ‘Red Eagle’. Il traffico di droga è il canale perfetto per intrecciare rapporti con le organizzazioni transnazionali dell’Albania, ai vertici mondiali nella produzione di marijuana e hashish.

Le mafie foggiane e il rifiuto della liturgia

Tra gli elementi che accomunano le diverse organizzazioni criminali di Capitanata c’è la mancanza delle affiliazioni. Ovvero, l’appartenenza a un gruppo non si acquisisce con un battesimo ufficiale, come accade altrove. Per Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra l’affiliazione è un elemento fondamentale per cementare i rapporti: “Il passaggio che fa sentire il picciotto parte integrante di una famiglia mafiosa. Quando viene meno il collante ideologico, può venir meno la compattezza interna al sodalizio”.

Per le mafie della provincia di Foggia, invece, il rituale di affiliazione è considerato un elemento futile e al contempo piuttosto pericoloso, perché in qualche modo può certificare la partecipazione a un’associazione, rappresentare, cioè, la prova decisiva in sede di processo. Laronga fa riferimento anche alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia cerignolano il quale dichiaro che “i battesimi sono pagliacciate, buone solo per farsi scoprire”.

La vera affiliazione, tra le organizzazioni foggiane, avviene in maniera più pratica e assai più cruenta: con l’omicidio. Ma come osserva Laronga “il rifiuto delle liturgie non determina un cedimento del vincolo assiociativo”. Ciò che rende solidi i sodalizi mafiosi è il familismo, caratteristica comune alla ‘Ndrangheta calabrese. L’adesione a un gruppo si tramanda di padre in figlio, e la si acquisice grazie alla comune appartenenza (in senso biologico e anagrafico) a una stessa famiglia. Ciò spiega il perché dal 2007 a oggi in provincia di Foggia non si registrino nuovi collaboratori di giustizia. Quei pochi esistenti non hanno mai svolto attività importanti in prima persona, sono elementi dal peso specifico irrilevante.

Gli omicidi efferati: la violenza della Mafia Garganica

Il secondo aspetto che lega le mafie è la ferocia spietata, caratteristica ereditata dalla Camorra cutoliana. Tra le organizzazioni foggiane, chi si distingue per la particolare efferatezza dei delitti è senza dubbio la mafia garganica. Essa, infatti, non si accontenta di uccidere, ma quando ammazza tende a cancellare la memoria delle vittime, occultando i cadaveri nelle numerose grave presenti sul promontorio (come confermano i tre ritrovamenti degli ultimi giorni), oppure sparando il colpo di grazia al volto delle vittime, per deturparne sensibilmente i tratti somatici, fino a cancellarli. Tale modus operandi ha degli effetti tangibili, in quanto il tasso di violenza genera paura e asservimento nella popolazione locale: “Ce ne accorgiamo dagli atteggiamenti di ostacolo allo sviluppo di una efficace azione di costrasto giudiziario. Non ci sono denunce, e se ci sono poi in sede di processo si ritratta”. Lo stesso accade nel tessuto imprenditoriale: “Gli imprenditori non denunciano, anzi, spesso si recano di persona per pagare il pizzo anticipando la richiesta. Una tassa di sovranità a chi amministra il territorio in luogo dello Stato”. Il processo ‘Corona’ che portò a pesanti condanne per estorsione pur in assenza di denunce, lo conferma.

Le mafie foggiane poco studiate e raccontate. Perché?

Concludendo la sua relazione, Laronga conferma nuovamente l’esistenza della natura mafiosa delle diverse organizzazioni criminali che operano nella provincia di Foggia, come attestano le diverse sentenze. Nonostante ciò le mafie di Capitanata non godono della stessa cassa di risonanza delle più celebrate Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta. “Non fanno presa sui mass media”, precisa. Solo a partire dal 2014 ‘Repubblica’ e ‘Il Fatto quotidiano’ iniziarono a produrre inchieste giornalistiche di un certo rilievo sui clan di Capitanata. I riflettori si sono accesi definitivamente nel 2017, “annus horribilis per la nostra provincia, segnato da efferati omicidi”: da quello dei coniugi Nicola Salvatore e Isabella Rotondo a San Severo, al duplice omicidio di Apricena dove morirono Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, alla uccisione di Omar Trotta, nel suo ristorante a Vieste tra gli occhi terrorizzati di decine di turisti. La scia di sangue ebbe il suo culmine nel quadruplice omicidio a San Marco in Lamis, quando oltre al boss Mario Luciano Romito e al cognato, persero la vita i fratelli Aurelio e Luigi Luciani, innocenti agricoltori.

“I fatti del 2017 non sarebbero possibili senza un controllo militare del territorio – osserva Laronga nella sua conclusione –, un controllo che a Foggia e in provincia è analogo se non superiore a quello esercitato da Cosa Nostra, dai Casalesi e dalla ‘Ndrangheta. La valutazione di questo dato, insieme a quello del passaggio dalle mafie dalla dimensione rurale a quella imprenditoriale, (una evoluzione già vissuta dalle altre mafie), deve far assurgere anche l’azione di contrasto a problema nazionale”.

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