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VIDEO | La mafia foggiana: dalla strage del 'Bacardi' alla sanguinosa guerra tra clan

 

Nell'ambito del terzo incontro di 'Terra, solchi di verità e giustizia100 passi verso il 21 marzo', organizzato dall'Università di Foggia, venerdì 9 marzo Antonio Laronga, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, ha raccontato le genesi della mafia pugliese e foggiana nel corso del suo intervento 'Origine ed evoluzione della criminalità organizzata operante nella provincia di Foggia'.

Prima parte: dal vertice di Cutolo al clan Agnelli-Carella

Dalla strage del ‘Bacardi’ all’ascesa di Roberto Sinesi

Il 1986 è un vero anno di fuoco: si scatenò, infatti, una guerra cruenta tra i clan per il controllo dello spaccio di droga in città, che culminò nella strage del ‘Bacardi’, dal nome del circolo sito in piazza Mercato. All’alba del primo maggio furono uccisi quattro esponenti del clan Laviano, Giovanni Rollo, Pietro Piserchia, Pompeo Rosario Corvino e Antonietta Cassanelli, amante di Gennaro Manco, vero obiettivo dell’agguato, che riuscì a sfuggire alla morte.

Il clan Laviano fu spazzato via con le uccisioni di Nicola Laviano, nel giugno dell’87, e Pinuccio Laviano, vittima di lupara bianca nel gennaio del 1989. Gli anni Ottanta si chiudono, dunque, con la vittoria del clan facente capo a Gerardo Agnelli. A quell’epoca la banda contava una cinquantina di affiliati, tra i quali spiccavano i nomi di Giosuè Rizzi e Rocco Moretti, condannati rispettivamente a 29 e 27 anni di reclusione per la strage del ‘Bacardi’, e un giovane emergente, Roberto Sinesi, il quale approfitterà della detenzione dei primi due e dell’assassinio di Gerardo Agnelli nel giugno del ’90 per accelerare l’ascesa ai vertici dell’associazione criminosa foggiana.

Dalla droga al racket delle estorsioni

Con il nuovo decennio, la criminalità foggiana avviò un nuovo percorso, che mirava a un ampliamento degli scopi associativi. Dalla droga, l’attenzione si estese al settore economico all’epoca più fiorente, quello delle costruzioni edilizie. Cominciarono le prime attività estorsive e, come spiega Laronga, “l’attacco all’economia legale assunse connotati allarmanti, per la ferocia, la spregiudicatezza e la carica di violenza messa in campo, con l’obiettivo di accrescere la capacità intimidatoria e incutere un generalizzato clima di terrore”.

Ciuffreda, Panunzio e Marcone: le prime vittime

Nel centro cittadino cominciarono a esplodere ordigni ad alto potenziale. Dopo vari tentativi estorsivi, il 14 settembre del 1990 venne assassinato il costruttore Nicola Ciuffreda. Andò meglio agli imprenditori Eliseo Zanasi (29 aprile del 1988) e Salvatore Spezzati (10 aprile 1989), salvi per miracolo. Ma la vicenda che colpì più di tutte fu senz’altro quella legata a Giovanni Panunzio, l’imprenditore edile ucciso perché si rifiutò di sottomettersi al racket delle estorsioni. Il 6 novembre del 1992 Panunzio venne freddato da un killer, identificato nel giovane Donato Delli Carri, nipote di Roberto Sinesi; ma già nel gennaio del 1990 Panunzio, a bordo della propria auto, fu affiancato da due persone in sella a una moto, una delle quali gli puntò in faccia auna pistola ma senza sparare. Nel 1995, invece, toccò a Francesco Marcone, direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia. Sulla sua morte non esistono atti processuali, a conti fatti resta una vitima senza giustizia, ma Laronga ne parla perché “pochi giorni prima di essere assassinato (il 31 marzo 1995), Marcone aveva inviato un esposto in Procura, per denunciare delle truffe perpetrate da falsi mediatori i quali garantivano, dietro pagamento, il disbrigo repentino delle pratiche di competenza del suo ufficio. Un sistema di malaffare che toccava il mondo dell’edilizia, cuore pulsante dell’economia foggiana, sempre più oggetto di attenzione della ‘Mafia’.

I primi processi: la ‘Società’ riconosciuta come associazione mafiosa

Panunzio diede il nome alla prima operazione antimafia contro la ‘Società’: alla sbarra furono condotte 68 persone. Il processo si concluse dopo diversi gradi di giudizio il 13 ottobre del 1999, ed è una data storica, perché la Cassazione riconobbe per la prima volta la natura mafiosa della Società Foggiana. Il secondo riconoscimento importante, avvenne con l’operazione ‘Day Before’: nel corso di quel processo, il collaboratore di giustizia Donato Caiafa rivelò l’esistenza di legami tra i clan foggiani e la ‘Ndrangheta calabrese.

La prima guerra di mafia

La ‘Società’, così chiamata da quando Mario Francavilla, luogotenenete di Sinesi, acquistò una ditta di onoranze funebri presso la quale ogni affiliato versava una quota di partecipazione, appunto “per la società”, accusò il colpo delle operazioni ‘Panunzio’ e ‘Day before’, in seguito alle quali si assistette a un periodo di tranquillità. Ma nel frattempo andavano organizzandosi due nuovi schieramenti: da una parte i Sinesi-Francavilla, dall’altro i Trisciuoglio-Prencipe. Le due batterie entrarono presto in conflitto, scatenando due cruenti guerre di mafia, la prima nel biennio 1998-99, la seconda nel 2002-2003. In palio c’era la leadership della ‘Società’. La guerra produsse 28 omicidi e 11 tentativi di omicidio. A pagare con la vita furono anche persone completamente estranee al mondo criminale. Come Matteo Di Candia, 62enne, che il 21 settembre del 1999 stava festeggiando il suo onomastico in un bar in via Fania. Due killer fecero irruzione sparando 40 colpi di kalashnikov, che lo freddarono. Ma gli obiettivi veri dell’agguato erano Federico Trisciuoglio e Salvatore Prencipe, capi della batteria rivale ai Sinesi-Francavilla, lì presenti insieme a Leonardo Piserchia. Tutti e tre rimasero feriti di striscio. Piserchia sarà poi ucciso il mese successivo.

Guarda qui la terza parte

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