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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca Carpino

Ventidue giorni di ‘prigionia’ per soli 16 minuti di assenza dal lavoro: “Mi hanno fatto del male”

La vicenda di Angelo D'Antuono, il dirigente comunale del Comune di Carpino, tra gli indagati del blitz del 18 dicembre 2018 sull'assenteismo. Con sentenza della Corte dei Conti è risultato che si sia assentato dal lavoro esclusivamente per 16 minuti. Eppure, all'epoca dei fatti è stato ristretto ai domiciliari per 22 giorni: "Non glielo auguro a nessuno"

Appena sedici minuti di assenza dal lavoro - suppergiù una pausa panino - sono costati ad Angelo D’Antuono, dirigente del Comune di Carpino, 22 giorni agli arresti domiciliari: che tradotto, corrispondono a 528 ore trascorse in casa. Per poco più di un quarto d'ora d'assenza, un'inezia, il funzionario dell'ufficio di Ragioneria e Affari Generali, dovrà risarcire 2,49 euro all'Ente, il costo di un paio di caffè.

Nel caso di Angelo D’Antuono, la Corte dei Conti ha ritenuto infatti che sia stata fornita prova della condotta illecita, soltanto per sedici minuti, quelli dalle 11.40 alle 11.56 del 21 febbraio 2018, quando D’Antuono si sarebbe allontanato dal lavoro, senza timbrare, per faccende di natura privata. Accusa, anche questa, che non trova affatto d'accordo il titolare della Ragioneria e Affari Generali, finito, nel dicembre 2018, nel tritacarne mediatico insieme a dieci dipendenti.

La vicenda di Angelo D’Antuono

Il 18 dicembre 2018, intorno alle 4.15, il ragioniere si sveglia di soprassalto. Hanno appena citofonato. Con il cuore a mille, D'Antuono si alza, risponde e apre. Alla porta ci sono tre carabinieri, tra cui l’ex comandante della compagnia di Vico del Gargano. Lo hanno raggiunto, in piena notte, per notificargli la misura cautelare per interruzione di pubblico servizio, truffa aggravata e assenteismo. “Sembrava la scena di un film" dichiara a FoggiaToday.

“Mi sono spaventato e ho pensato che fosse successo qualcosa ai miei figli, che in quel momento erano fuori all’Università. Quando poi mi hanno detto che c’era un provvedimento di custodia cautelare nei miei confronti, ho sorriso e chiesto cosa avessi fatto. Ero esterrefatto, non riuscivo a rendermi conto di cosa stesse accadendo. Però ero sereno”.

Il caso è tuttora oggetto di un procedimento penale dinanzi al Tribunale di Foggia. Il dibattimento è cominciato ma è ancora nella fase istruttoria, nonostante siano passati quattro anni e mezzo. La prossima udienza è fissata in autunno, quando tra i testi verranno ascoltati i militari dell’Arma che hanno compiuto le indagini che il 18 dicembre 2018 hanno portato all’esecuzione di 11 misure cautelari: nove dipendenti comunali, un dipendente della Provincia e il dirigente.

Il Comune di Carpino si è costituito parte civile. Oltre ai 22 giorni di ‘prigionia’ tra le mura domestiche, il dirigente comunale ha subito anche la beffa della sospensione dal lavoro per cinque mesi.

 “Mi hanno davvero fatto male, non glielo auguro a nessuno”.

Le indagini dei carabinieri

Dal 1° febbraio al 20 aprile del 2018, per 64 giorni, la posizione di Angelo D’Antuono è sottoposta a monitoraggio da parte dei carabinieri. Il dirigente comunale è l’unico degli indagati ad essere osservato e pedinato.

Al termine delle indagini, gli viene contestata un’assenza dal posto di lavoro per complessivi 5970 minuti, la media di un’ora e 34 minuti al giorno, per un danno erariale stimato in 5049,31 euro. Tra le accuse, c'è anche l’omissione di controllo sul personale dipendente.

Secondo il Gip, infatti, “omettendo di effettuare il controllo sulla presenza del personale”, D'Antuono avrebbe avallato le condotte delittuose degli altri indagati.

Tuttavia, il dirigente comunale non era a conoscenza della bizzarra delibera antecedente al suo incarico, che affidava il controllo del personale all’ufficio Stipendi, anziché a quello del Personale: “Non potevo saperlo, come dirigente di Ragioneria sono arrivato nel 2012, ignoravo che il controllo dei dipendenti spettasse all’ufficio Stipendi. Presumevo spettasse all’ufficio del Personale. Se l’avessi saputo, avrei certamente contestato quella delibera” ci assicura.

Oltretutto, tiene a precisare su queste colonne, con l’orologio marcatempo al pianterreno e con il suo ufficio al secondo piano, per lui sarebbe stato impossibile svolgere la funzione di controllo sul personale dipendente: “Con l'ufficio al secondo piano e facendo un lavoro di Ragioneria e Tributi, come avrei mai potuto controllare l’attività dei dipendenti al piano terra? Cosa avrei dovuto fare: occuparmi della contabilità o correre dietro ai dipendenti?”. Come dargli torto.

Come si svolge il lavoro di D’Antuono

Quello del dirigente comunale è un lavoro certamente diverso dal dipendente, per le modalità di svolgimento e per le responsabilità. Angelo D’Antuono, con un passato da vigile urbano, presta servizio al Comune di Carpino per sei ore al giorno, talvolta anche il sabato e la domenica, senza retribuzione aggiuntiva.

Esattamente così come faceva prima della bufera, continua ad uscire dal Municipio per sbrigare le commissioni. Durante l'esercizio di queste pratiche, gli può capitare di incontrare cittadini che chiedono chiarimenti, di parlare di lavoro davanti a un caffè, di rispondere al telefono durante il rientro il municipio e/o di sentire la necessità di ristorarsi, durante la pausa, con un una bottiglietta d’acqua e uno spuntino.

“Io mi occupo di contabilità, bilancio, pagamenti, gestione dell’utenza tributaria, affari generali, contenzioso, ho la rilevanza esterna, mi occupo di riscossione. Tutto quello che c’è in un Comune al netto degli uffici tecnici. Mi capita di uscire sempre per fare dei pagamenti in Banca e in Posta, ordinare materiale di cancelleria e di pulizia. La mia giornata è molto articolata. Mi capita di incontrare gente che mi ferma per chiedermi informazioni su Imu e Tari. E di rispondere al telefono”.

L'errore sul conteggio dell'assenza dal lavoro

Tra le altre cose, a Foggiatoday, il dirigente comunale sostiene che gli abbiano indebitamente addebitato alcune ore di assenza da lavoro: “Mi hanno contestato le tre ore in più che facevo il sabato, ritenendo che quello fosse un giorno feriale, quindi lavorativo. Siccome le ore di lavoro giornaliere sono sei, risultava che mi fossi assentato per tre ore. Non avevano capito che il sabato e domenica sono festivi. Ho fatto delle ore aggiuntive ma invece me ne hanno addebitate, sbagliando, alcune in meno”.

“Mai avrei immaginato una cosa del genere”

Il dirigente comunale non riesce a trattenere le lacrime, quando, con la voce strozzata in gola e con un pizzico di amarezza mista a nostalgia, ricorda le festività natalizie di cinque anni fa trascorse in casa, insieme alla consorte e ai due figli. “Mia moglie era contenta perché finalmente potevo stare tutto il tempo con lei” (ndr. sorride). Un aspetto positivo, l'unico, di una disgrazia piombata come un fulmine a ciel sereno in una famiglia conosciuta e rispettata: “Mai avrei immaginato una cosa del genere” ci confida.

E’ amareggiato per l’accaduto, che mai dimenticherà, nonostante siano passati parecchi anni e nonostante la Corte dei Conti abbia azzerato quasi del tutto gli addebiti, quantificandoli, appunto, in appena sedici minuti di assenza dal lavoro. Ipotizza di essere rimasto vittima di una contrapposizione politico-istituzionale e in riferimento all’esposto anonimo che ha fatto scattare le indagini, aggiunge: “Spero che questa persona, in coscienza, non avesse pensato a tutto quello che sarebbe successo”.

Non ha più la stessa fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine. E quando gli chiediamo se, e come è cambiato il suo approccio al lavoro, il 58enne con la passione per il calcio e la musica rock, non si nasconde: “E’ venuto meno anche l’entusiasmo, faccio quello che mi spetta”.

L'inchiesta sull’assenteismo a Carpino

All’epoca dei fatti, dopo l’esposto anonimo, i militari dell’Arma avevano avviato le indagini collocando le telecamere in prossimità degli ingressi del Municipio e della macchinetta marcatempo. Nelle carte dell’inchiesta, dalla visione delle immagini, era emerso che gli indagati, pur timbrano regolarmente l’entrata, si erano allontanati dal posto di lavoro senza timbrare però l’uscita, “recando quindi un danno all’ente comunale” si legge nelle carte del Gip.

"Subito dopo la timbratura di ingresso, si allontanavano dal luogo di lavoro per farvi rientro solo nelle fasce di apertura al pubblico, trascorrendo la maggior parte della giornata lavorativa a colloquiare al cellulare o con i passanti, o ad assolvere altre incombenze personale e, nei giorni di rientro pomeridiano, si assentavano durante l’intero arco temporale limitandosi a timbrare l’entrata e l’uscita dall’ufficio, percependo anche la retribuzione per il lavoro straordinario”.

Ora, rispetto a molti di questi episodi contestati, la Corte dei Conti - il cui giudizio attiene esclusivamente alla responsabilità erariale - non ha trovato riscontro alcuno.

Il conteggio rivisto dalla Corte dei Conti

L’organo giurisdizionale ha proceduto alla quantificazione del danno sulla base dei minuti di assenza effettivamente provati; un calcolo diverso da quello della Magistratura contabile, che invece aveva fatto proprio il criterio utilizzato nel procedimento penale, che fa leva su quanto previsto dalla deliberazione della Giunta comunale 55 del 15 maggio 2008 - il regolamento per l’utilizzo dell’orologio marcatempo, secondo il quale, “qualora un dipendente, durante l’orario di lavoro, si assenti per motivi personali, senza autorizzazione e senza timbrare l’uscita, a carico del dipendente stesso verrà effettuato una ritenuta pari ad una giornata intera”.

Tuttavia, il Collegio ha ritenuto che il criterio utilizzato dalla Procura Regionale, fondato sul richiamo all’art. 9 del Regolamento comunale, sia del tutto infondato sotto diversi profili, ritenendo, invece, che sia del tutto irrilevante la circostanza richiamata dalla stessa Procura, ovvero che lo stesso criterio sia stato utilizzato nell’ambito del procedimento penale. “L’assoluta autonomia dei giudizi, infatti, esclude che il Collegio possa acriticamente fondare il proprio convincimento sulla base di quanto affermato in sede penale”.

Per il Collegio, la norma regolamentare ‘sanzioni disciplinari’, prevede una conseguenza pregiudizievole, la sanzione commisurata alla retribuzione dell’intera giornata lavorativa, che prescinde del tutto dall’effettivo danno subito dall’Amministrazione: “E’ di tutta evidenza pertanto, come tale norma regolamentare non possa costituire un valido paradigma per quantificare il danno erariale conseguente all’ingiustificata assenza dal servizio”.

Inoltre, si legge nella sentenza della sezione giurisdizionale della Puglia, “la pretesa di ancorare il quantum del risarcimento all’intera giornata lavorativa, a prescindere dal periodo di effettiva assenza dal servizio, si porrebbe in macroscopico contrasto con quanto previsto dallo stesso art. 55 quinquies del Tulp, il quale, nel disciplinare l’ipotesi tipizzata di responsabilità per assenteismo, ha espressamente previsto al comma 2 che il danno patrimoniale da risarcire sia pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione. Il riferimento al ‘periodo’ di assenza, contenuto in tale norma, peraltro, contrariamente a quanto affermato dalla Procura regionale, non può che essere interpretato, alla luce del chiaro tenore letterale della disposizione, come al tempo di effettiva ‘mancata prestazione’ dal servizio”.

In buona sostanza, il Regolamento comunale di Carpino, “che prevede soltanto una sanzione e per questo non poteva essere applicato”, al netto dei minuti di assenza, calcola l’addebito tenendo conto della retribuzione dell’intera giornata di lavoro. 

Per la Corte dei Conti, quindi, è una sanzione e non un danno. Ad ogni buon conto, fa notare il legale difensore di Angelo D'Antuono, l'avv. Giuseppe Simone, “i fatti sono talmente irrilevanti e la Corte dei Conti ne ha dato dimostrazione con la sentenza, che stiamo parlando di poca roba. Quella di Carpino è una vicenda diversa rispetto ad altri casi di assenteismo: non siamo di fronte a persone che sostituivano il badge con un altro, oppure timbravano e uscivano per andare in piscina o a giocare a tennis”.

La valutazione della Corte dei Conti

La Corte dei Conti, il cui giudizio si fonda sul fascicolo del pubblico ministero relativo alle indagini dei carabinieri, ha verificato il materiale probatorio nell’ambito del procedimento penale. Nel caso di Angelo D’Antuono, il Collegio non ha riscontrato elementi per ritenere che il dirigente comunale si sia assentato per il numero di ore che gli inquirenti gli hanno contestato. In buona sostanza, non risulta dalla documentazione messa agli atti.

Il funzionario si è costituito in giudizio eccependo la pregiudizialità del procedimento penale in corso (sospensione disposta con ordinanza 49/2021 nelle more di una definizione), con conseguente rimessione al Collegio della valutazione della opportunità di sospendere il giudizio ex art. 106 c.g.c. Successivamente, a seguito dell’appello interposto dalla Procura regionale con ordinanza 16/2021, le sezioni Riuniti della Corte dei Conti hanno annullato l’ordinanza di sospensione del giudizio, rimettendo gli atti al primo Giudice per la prosecuzione nel merito. 

I legali del dirigente comunale, così come i colleghi degli altri indagati, hanno eccepito la carenza di prova, “essendo gli elementi su cui si fondano gli addebiti, costituiti da meri atti di indagine attualmente al vaglio del Giudice penale, peraltro in parte inutilizzabili in altri giudizi ex art. 270 c.p.p.”.

La Corte dei Conti ha evidenziato che “stante la piena autonomia tra i due giudizi, è evidente che nessun valore probatorio può attribuirsi all’ordinanza del Gip presso il Tribunale di Foggia che ha disposto la misura cautelare in danno dei convenuti, in quanto trattasi di provvedimento privo della valenza esterna propria delle sentenze passate in giudicato ex art. 651 c.p.p,, essendo stato peraltro adottato in totale assenza di contraddittorio e sulla base della sussistenza dei soli gravi indizi di colpevolezza. Ed invero, ove si aderisse all’impostazione dell’organo inquirente, il Collegio dovrebbe acriticamente recepire le valutazioni svolte dal Gip sulla base del materiale probatorio acquisito durante le indagini, peraltro non del tutto coincidente con quello riversato nel presente giudizio”.

E ancora, il Collegio osserva che “passando all’esame della documentazione acquisita dalla Procura nelle more della riassunzione, e integralmente riversata in giudizio senza alcuna particolare attività selettiva, trattasi di una quantità copiosa di documenti, alcuni dei quali già prodotti a corredo dell’atto introduttivo ed altri del tutto irrilevanti ai fini dell’accertamento della responsabilità dei convenuti. L’unico documento con valenza probatoria è costituito dalla informativa di reato, e relativi allegati, elaborata dalla Compagnia dei Carabinieri di Vico del Gargano, integralmente riportata nella richiesta di applicazione di misure cautelari del Pubblico Ministero presso il Tribunale di Foggia, e poi compendiata nella successiva ordinanza del Gip”.

Secondo la Corte dei Conti, la Procura regionale ha fornito la prova della condotta antigiuridica dei convenuti solo per una parte degli episodi di assenteismo contestati. Nell’informativa, i militari dell’Arma, dopo aver relazionato in merito alle indagini espletate prevalentemente mediante l’installazione di videocamere all’esterno dell’edificio comunale e sulle macchinette marcatempo, nonché, con riferimento a D’Antuono, mediante attività di osservazione e pedinamento, avevano passato in rassegna la posizione dei dipendenti comunali coinvolti, soffermandosi in particolare su alcuni singoli episodi di cui viene fornita una rappresentazione fotografica, estrapolata dalle riprese video, accompagnata da stralci delle relative annotazioni di servizio.

In particolare, gli episodi di cui è stata fornita rappresentazione fotografica riguardano quasi esclusivamente i casi in cui gli impiegati si sono allontanati dal luogo di lavoro per effettuare la spesa. Tuttavia, ad Angelo D’Antuono non si contesta questa pratica.

Per il resto, l’informativa dei militari dell'Arma "fornisce un mero prospetto sinottico delle assenza ingiustificate nel periodo di osservazione, elaborato da parte della Polizia Giudiziaria, a seguito della visione in differita delle immagini dei filmati registrati dalle telecamere e posto a confronto con le risultanze delle timbrature effettivamente registrate dal dispositivo marcatempo" si legge nella sentenza.

A tal proposito, il Collegio osserva che tra la documentazione depositata dalla Procura regionale risulta assente l’allegato all’informativa di reato 20 ‘supporti informatici contenenti immagini video del sistema di monitoraggio’, "documento che ad evidenza avrebbe consentito una compiuta ed esaustiva ricostruzione dei singoli episodi di assenteismo oggetto di indagine".

Per quanto riguarda invece gli altri episodi contestati, si legge che “l’assenza di un supporto visivo, oltre a non consentire il pieno dispiegarsi del contraddittorio, richiederebbe al giudicante un atto di fede, del tutto in contrasto con l’autonomia dei due giudizi, rispetto a quanto riportato nei prospetti sinottici, i quali peraltro, al di là degli episodi di cui sono stati forniti fotogrammi delle riprese video, sembrerebbero stati elaborati dai militari che hanno visionato i filmati, senza alcuna annotazione di servizio”.

Peraltro – riporta la sentenza - “l’organo requirente non ha ritenuto di chiedere l’acquisizione della testimonianza degli operatori che hanno svolto le indagini, che avrebbe potuto integrare, nel contraddittorio con le difese, quanto attestato nell’informativa di reato”.

Angelo D'Antuono cinque anni dopo

Oggi Angelo D'Antuono ha 58 anni ed è una persona serena. Tuttavia, la sua vita, non solo professionale, resterà inevitabilmente segnata dalla detenzione domiciliare scattata la notte del 18 dicembre 2018. Non teme il giudizio di chicchessia, ritiene di non aver commesso alcun reato e continua a svolgere il proprio lavoro mettendo al servizio dell’Ente e della collettivià la propria esperienza e professionalità.

Ha due figli, continua ad ascoltare musica rock, la sua principale passione insieme al calcio. Le circostanze dell'epoca non lo hanno piegato. Anzi.

A Carpino ci è rimasto e con orgoglio: "Non ho paura di nulla, sto bene e non ho bisogno di altro". 

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