L’arroganza della malavita nella San Severo tramortita: lo Stato risponde con più unità di polizia

Lo Stato e San Severo provano a reagire alla recrudescenza dei fenomeni criminosi, dopo l’ultimo grave episodio ai danni di due mezzi della polizia avvenuto la scorsa notte nei pressi della Stazione

Reparto Prevenzione e Crimine

C’è un’aria pesante a San Severo, una sensazione di impotenza al cospetto della malavita arrogante, oggi più che mai sfacciata e senza scrupoli. Nella città dei campanili cosa sta succedendo e perché? E’ evidente che c’è una guerra in atto ed è palese che la criminalità abbia lanciato un vero e proprio guanto di sfida alle istituzioni e allo Stato. Sfida alla quale il Viminale risponderà nelle prossime ore con l’invio di ulteriori unità di polizia.

Eppure nella città dell’Alto Tavoliere, all’indomani dell’incontro tra il ministro Minniti e il sindaco Francesco Miglio, era stato predisposto l’invio di novanta agenti per esigenze di ordine pubblico e controllo del territorio, oltre a cinque equipaggi dei reparti prevenzione crimine della polizia e dei carabinieri. Il segnale evidente di una vera emergenza criminalità, lo ricordiamo, erano state le tre rapine in pochi minuti messe a segno in altrettanti esercizi commerciali della città lo scorso 22 febbraio.

Per i tre colpi a una tabaccheria, farmacia e supermercato, furono individuati e arrestati in flagranza di reato due complici. Il sindaco e la Giunta, in segno di protesta, annunciarono lo sciopero della fame fino a quando Minniti non avesse convocato il primo cittadino Francesco Miglio.

Mai, però, avremmo immaginato che la malavita osasse così tanto, aprisse cioè il fuoco contro due mezzi della polizia, del reparto prevenzione e crimine di Lecce e reparto mobile di Foggia (IL VIDEO), segno di un clima rovente per il quale, ora, non ci si può assolutissimamente permettere di abbassare la guardia e perdere altro tempo.

Michele Emiliano, che della città dell’Alto Tavoliere è stato anche assessore alla Sicurezza prima di diventare governatore della Regione Puglia, lo sa benissimo. Ed è per questo che alla pari della Caritas diocesana di San Severo e de l’Epicentro Giovanile, ha espresso solidarietà al Questore Piernicola Silvis e agli uomini della polizia di Stato, ribadendo quanto più volte da lui sostenuto, e cioè “che la provincia di Foggia è un territorio molto delicato, con una presenza mafiosa e criminale che preoccupa tutti e che quindi necessita di una attenzione maggiore ed immediata da parte del Governo”.

La recrudescenza dei fenomeni criminosi desta sgomento e preoccupazione. Zelinda Rinaldi, presidente della Consulta cittadina che raggruppa la maggior parte delle settanta associazioni che operano nel tessuto sociale cittadino – nell’evidenziare come la malavita abbia alzato il tiro per intimidire, creare paura, sconcerto e soprattutto per screditare le istituzioni dello Stato e le forze dell’ordine proprio quando esse vengono rafforzate in difesa e protezione della popolazione – manifesta la vicinanza e solidarietà alle istituzioni che sono in prima linea ed a tutti quei concittadini vittime di azioni criminali ma anche e soprattutto a rafforzare le loro concrete azioni in direzione dell’affermarsi di una cultura della legalità e della coesione sociale”.

Per i salviniani di Capitanata, l’ultimo grave episodio altro non è “che l'ulteriore dimostrazione del fatto che in questa zona della Puglia la criminalità non teme lo Stato anzi, lo attacca e intende allontanarlo”. Per Rossano Sasso, coordinatore regionale di ‘Noi con Salvini’ "la regia occulta che sfrutta gli immigrati nel Gran Ghetto, che ne organizza le rivolte, che appicca il fuoco facendo morire due persone, è la stessa che questa notte ha sparato contro la polizia. A loro la nostra totale e umana vicinanza, sincera e non di circostanza”.

Sasso continua: “In questo angolo di Puglia serve quanta più presenza possibile dello Stato, per annientare la mafia che strozza i commercianti, che gestisce i traffici illeciti compreso quello dell'immigrazione con il relativo sfruttamento, la mafia che uccide senza scrupoli”

Per il coordinatore foggiano Primiano Calvo, "i cittadini di San Severo hanno paura, non si sentono mai al sicuro e sono consapevoli del fatto che qui purtroppo l'anti-Stato è forte e presente, mentre lo Stato è debole e carente di mezzi e di uomini. La politica si svegli e si unisca al nostro grido di allarme: qui ci vuole il pugno duro ed il ripristino della legalità, contro chi gestisce il racket, lo spaccio, l'immigrazione clandestina".

Questo invece il commento del vicepresidente del Consiglio regionale, Giandiego Gatta: "Quanto accaduto a San Severo conferma le nostre preoccupazioni e la necessitá ineludibile di accogliere le richieste dei cittadini di maggior sicurezza nel territorio di Capitanata. Lo Stato non può voltare lo sguardo, deve usare il pugno duro e non possiamo più accettare iniziative solo propagandistiche o di facciata che non concorrono, con ogni evidenza, a ripristinare un clima di legalità”.

Nelle prossime ore il consigliere regionale Napoleone Cera inoltrerà al presidente Mario Loizzo la richiesta di convocazione del Consiglio Regionale per discutere della questione della sicurezza e legalità a San Severo, da allargare ai parlamentari pugliesi, ai consiglieri provinciali e sindaci di Capitanata e alle organizzazioni sindacali dei lavoratori e della Polizia. “Gli spari all'indirizzo delle auto della Polizia sono l'ultimo atto di una criminalità che vuole tenere una comunità ostaggio della paura e della illegalità.

Per Giovanni Consalvi dell’Ugl Polizia di Stato “ci vogliono uomini, mezzi e soprattutto leggi finalizzate al contrasto alla criminalità. Per il Siap Puglia “si sta delineando quel comprensorio territoriale, una sorta di zona franca, dove tutto è possibile e tutto allo stesso tempo diventa difficilmente preventivabile!”.

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