“Macabro” ritrovamento a Masseria Pantano: siringhe infilzate su tavola

E' stata ribattezzata "Macabro" la pseudo-installazione di decine di siringhe usate, infilzate su un banchetto, scoperta nel corso di un giro di perlustrazione del Gruppo di Azione ed Animazione Sociale

Masseria Pantano

Lo hanno ribattezzato “Macabro”. Un nome, un brivido. E non poteva essere altrimenti. Perché non esiste denominazione diversa e più azzeccata per definire ciò che i ragazzi del G.A.A.S., il Gruppo di Azione ed Animazione Sociale di Foggia, hanno rinvenuto a Masseria Pantano durante un giro di perlustrazione, prima di dare inizio ai lavori di chiusura della fossa granaria a cielo aperto.

Testimonianza storica del tempo federiciano che fu, Masseria Pantano versa oggi nello stato di abbandono più assoluto. Agghiacciante. Da brivido. “Macabro“, appunto. Le foto che girano sul social network di facebook, sono eloquenti, raccapriccianti, da far saltare il malcapitato spettatore sulla sedia: decine di siringhe “usate” infilzate su di una tavola, un banchetto forse, capitato lì cosa come e per mano di chi.

E’ “Macabro”, una pseudo-installazione “artistica” d’avanguardia (fin troppo) che può a buon diritto ergersi a simbolo di un degrado ambientale-etico-sociale talmente diffuso che purtroppo, ormai, non fa più notizia. Ma dal quale un monumento storico di simile rilevanza dovrebbe essere tenuto lontano, protetto, riparato, quantomeno per rispetto - se amore è troppo - nei confronti della nostra storia, della nostra memoria. Ed invece, non solo quel degrado ha lambito Masseria Pantano, ma ci è entrato a gamba tesa travolgendola, silenziosamente, nell’indifferenza generale. Fino a farne, di notte, rifugio per tossicodipendenti che, nella loro assurda follia, si divertono a lasciare le tracce del loro passaggio dando sfogo alla più macabra fantasia.

Se esiste un limite al degrado, “Macabro” è quel limite. Le istituzioni non possono più tacere o restare ferme girando la testa dall’altra parte. E non solo perché nei pressi di Masseria Pantano ci giocano, spesso, i ragazzi della zona, incuranti dei pericoli di cui è disseminata l’area. Ma perché “Macabro” è uno schiaffo che fa male. Uno scempio. Il popolo della rete che ha avuto la fortuna/sfortuna di imbattersi per primo in quelle foto è indignato, nauseato.

Su Masseria Pantano ha acceso i riflettori tempo fa la delegazione provinciale del FAI, il Fondo Ambiente Italiano. Da allora decine gli appelli di associazioni più o meno spontanee (dal G.A.A.S. agli Amici della Domenica, solo per citarne alcuni) caduti sistematicamente nel vuoto. Certo, la struttura sorge su un’area di proprietà privata. Ma non è un buon motivo per farne “carne da macello“. Forze dell’Ordine, Prefettura, Asl, amministrazione comunale: la comunità foggiana si rivolge a tutti coloro che possono (e devono) intervenire per riconsegnare la struttura alla città. G.A.A.S. e FAI promettono: "Presto ci torneremo". E chissà che non realizzino che qualcosa è cambiato. E che da “Macabro” si passi ad un “Finalmente!”.

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