Ecco chi era Simonetta D'Alessandro, donna di Legge ma dal cuore grande: dall'omicidio Marcone agli arresti degli Spada

Da Gip Simonetta D'Alessandro chiese un supplemento di indagini sull'omicidio di Francesco Marcone. Il ricordo della figlia e vicepresidente di Libera Daniela. Oreste De Finis: "Donna coraggiosa e libera"

Simonetta D'Alessandro

“Di lei ricordo la sua straordinaria intelligenza, l’immensa umanità ma anche il grande rigore nell’applicazione della legge: non faceva sconti a nessuno, era empatica ma anche una severa figura di garanzia: credeva nello Stato, nel diritto, nelle leggi. Ed invitava ad avere fiducia nella giustizia”. Il ricordo di Simonetta D’Alessandro è del suo amico di gioventù, l’avvocato foggiano Oreste De Finis, che la conobbe quando era ancora una ragazzina. “Come l’ho conosciuta? Non potevi non notarla quando passava. Era solare, giunonica, vitale. Qualità che non ha mai nascosto o tentato di mortificare, perché lei era così: una donna coraggiosa e libera”.

Simonetta D’Alessandro è stata ritrovata senza vita ieri, nella sua casa romana. Una morte inaspettata. Che ha scosso la città di Foggia, il luogo che le ha dato i natali e che le ha visto muovere i suoi primi passi nella carriera forense. Fino a diventare giudice. E’ stata titolare dell'inchiesta Fini-Tulliani e all'inizio dell'anno ha firmato come gip l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 32 persone considerate appartenenti al clan Spada. Nel 2016 decise l'archiviazione dell'ultima inchiesta sulla morte di Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano trovato impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra il 18 giugno 1982. Nella sua lunga carriera si è occupata anche di terrorismo e nuove Brigate rosse.

“Penso che nella vita qualunque cosa avesse deciso di fare, ci sarebbe riuscita. Era una studiosa ed aveva quella empatia che le consentiva di leggere al di là degli aspetti giuridici” continua De Finis. A lei lega i ricordi di uno dei periodi più oscuri della città di Foggia, macchiata dall’omicidio Marcone. Porta la sua firma la prima richiesta archiviazione del caso. “Eravamo sconvolti – ricorda alla nostra testata Daniela Marcone -, avevamo dieci giorni per opporci e non ci era stata neanche rilasciata copia della documentazione. Erano tempi diversi per le vittime, in cui la giustizia non aveva la stessa attenzione e tutela che riserva oggi, a seguito di direttiva europea. Il pm era la nostra garanzia e non si era abituati a familiari che volevano leggere, approfondire. Ricordo che ci riunimmo in una stanzetta del Tribunale. Eravamo confusi. Fu lei, tramite Oreste De Finis, nostro amico fraterno in questa battaglia, a chiedere di incontrarci. Aveva firmato in quanto gip la richiesta di archiviazione ma ci volle rasserenare, dire che la giustizia stava lavorando, che dovevamo credere in ciò che si stava facendo. Non ci rivelò mai nulla, sia chiaro, era molto professionale nel suo lavoro e rigorosa, ma in quel momento volle trasmetterci vicinanza emotiva. Spronandoci ad avere fiducia. Ebbe rispetto del nostro dolore, in quegli anni difficilissimi mi colpì l’umanità di quella donna, non eravamo abituati, consideri che nei mesi precedenti, nonostante le insistenti richieste, nessuno dal Tribunale aveva mai accettato di vederci”.

Chiese un supplemento di indagini, il gip D’Alessandro. Nell’ordinanza di archiviazione parlò di “menti della finanza raffinatissime”, sollecitando chi sapeva ad uscire dal silenzio, mentre De Finis in aula urlava stigmatizzando come bugie ciò che fino a quel momento era stato sostenuto per “sviare dalla verità”. Applicava la legge in maniera sì rigorosa ma con una modalità “umana” che andava oltre il suo compito, ricorda l’avvocato. “Era una studiosa, perché leggeva molto, era straordinariamente capace”. Ma era anche una donna, solare, positiva, A Foggia fu destinataria di un paio di attentati e visse sotto scorta per un po’ di tempo. 

Negli anni a venire, anche da Roma, ebbe sempre una parola di vicinanza per i fratelli Marcone. “Siamo umani, è facile che si sfoghi il dolore sui social. Lei ci ha sempre risposto, anche con un breve commento, esprimendoci affetto e convenendo sul fatto che mio padre non meritava quella fine” dice ancora oggi Daniela, vicepresidente nazionale di Libera. Che su Facebook scrive: “Sei stata una presenza luminosa in un periodo terribile e buio della mia vita. Buon viaggio, se incontri papà ti ringrazierà per il profondo senso di umanità dimostrato verso i suoi figli”.

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