Sigilli al circolo 'Libertas' di via San Severo: è ritrovo di pregiudicati (e non poteva nemmeno vendere bevande)

Ieri mattina, gli agenti della Divisione di Polizia Amministrativa della Questura hanno  notificato al presidente del circolo privato un provvedimento emesso dal Questore di Foggia che ordina la cessazione immediata dell’attività

I sigilli apposti dalla polizia

Sigilli al “Circolo Ricreativo Libertas”, di via San Severo, a Foggia. Ieri mattina, gli agenti della Divisione di Polizia Amministrativa della Questura hanno  notificato al presidente del circolo privato un provvedimento emesso dal Questore di Foggia che ordina la cessazione immediata dell’attività.

Il provvedimento scaturisce da due diversi fattori. Il primo attiene alla mancanza del titolo autorizzativo comunale che consente di poter esercitare legittimamente l’attività di somministrazione di alimenti e bevande all’interno del circolo a favore dei soci. L’istanza, presentata dal gestore nell’agosto del 2017, era stata, infatti, archiviata un mese dopo, perché non integrata dalla documentazione necessaria, inutilmente richiesta al titolare, dall’ufficio comunale competente. Pertanto, l’attività di somministrazione di alimenti e bevande veniva esercitata in maniera illegittima, non essendosi concluso positivamente l’iter autorizzativo.

L’altro aspetto attiene alle motivazioni proprie dell’art.100 del TULPS, ovvero alla circostanza, più volte accertata dall’agosto del 2017 ad oggi, che in occasione dei controlli effettuati dalle Forze dell’Ordine, siano stati identificati all’interno del circolo numerosi individui gravati da pregiudizi di polizia, così da far ritenere lo stesso luogo di abituale ritrovo di persone pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica. Di qui l’applicazione dell’art. 17 ter del TULPS che prescrive appunto che qualora ricorrano le circostanze previste dall’art. 100, deve essere ordinata la cessazione immediata dell’attività condotta senza autorizzazione. Contestualmente all’ordine di immediata cessazione dell’attività è stata contestata al trasgressore una sanzione amministrativa di carattere pecuniario da 2.500 ad 15.000 euro, prevista dagli artt. 39 e 61 della L.R. nr. 24 del 2015 per l’ipotesi in cui sia accertata l’esercizio abusivo di un’attività soggetta ad autorizzazione e controlli di polizia.  

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