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Il gran Ghetto visto da lontano

Il gran Ghetto visto da lontano

Sgomberato il ‘Gran Ghetto’, che ne sarà di centinaia di migranti?

Centinaia di braccianti agricoli dove finiranno? Quale sistema d'accoglienza per i lavoratori stagionali? Michele Emiliano: "Una vergogna cresciuta per anni nell'indifferenza"

In parecchi hanno gioito per lo sgombero del ‘Gran Ghetto’. L'operazione che ha portato alla chiusura del villaggio di cartone sorto vent'anni fa nelle campagne della Capitanata, in agro di San Severo, ieri ha visto impegnati più di cento unità delle forze dell’ordine tra carabinieri, polizia e guardia di finanza.

L'insediamento sorto nel 1996 - per il quale da alcuni giorni era stata revocata la facoltà d’uso concessa dopo il sequestro avvenuto il 23 marzo del 2016 in seguito alla denuncia per riduzione di schiavitù depositata dal presidente della Regione Puglia nel febbraio 2016 alla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari dal presidente della Regione Puglia - non ci sarà più.

Ora però si spera vivamente che nei dintorni non sorgano altri accampamenti abusivi e soprattutto che funzioni il sistema d’accoglienza dei lavoratori stagionali. La ‘chiusura’ di quello che è stato ribattezzato 'Gran Ghetto' - dopo la delibera prodotta dal Comune di Rignano Garganico - è una buona notizia, un primo passo, ma nel frattempo restano i dubbi su quello che accadrà da qui in poi.

Dove verranno sistemati i due o forse trecento migranti (non ci è stato fornito un  numero preciso) che fino a ieri vivevano nel villaggio di cartone. Si è parlato dell’azienda Fortore (dove da luglio sono state accolte 120 persone) e dell’Arena di San Severo, l’immobile dove soltanto pochi giorni fa sono stati trasferiti 72 migranti. E soprattutto, lo ribadiamo, che ne sarà degli dei lavoratori stagionali che dall’Africa arriveranno a centinaia nella campagne del Foggiano per la raccolta dei pomodori? E degli altri ghetti?

Intanto Michele Emiliano esprime viva soddisfazione per l’intervento. Il governatore della Regione Puglia ha definito il ‘Gran Ghetto’ una “vergogna cresciuta per anni nell'indifferenza”. Ieri sera, in attesa della conclusione delle operazioni aveva espresso il suo ringraziamento a tutte le istituzioni e le realtà associative e sindacali che, in rete, hanno permesso di arrivare al risultato”

Sulle operazioni di sgombero ha voluto dire la sua anche il consigliere regionale, Giannicola De Leonardis: “Era una notizia attesa e auspicata, che non servirà certo ad archiviare un problema diventato emergenza - alla luce anche dei cambiamenti dei flussi migratori, una realtà non più episodica e occasionale ma con la quale occorrerà confrontarsi e rapportarsi quotidianamente nei decenni a venire - ma almeno ricorda a ognuno di noi, all’opinione pubblica e alle persone che in quel contesto così inumano vivevano, che lo Stato non ha abdicato, e il tempo dei continui tentennamenti è finito”.

Per l’on. Michele Bordo “è una vittoria dello Stato e della legalità, che sarà definitiva quando tutte le altre baraccopoli che punteggiano le campagne del nord foggiano saranno smantellate". Il presidente della Commissione Politiche UE della Camera non ha ricordato la visita del ghetto fatta nell’agosto scorso con il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Visita “che profondamente scosso entrambi e determinato il moltiplicarsi dell'impegno politico e del Governo a sostegno della legge contro il caporalato e delle misure più idonee a garantire a migliaia di braccianti, stranieri e italiani, il pieno rispetto dei loro diritti e della loro dignità”.

Soddisfazione è stata espressa anche dall’on. Colomba Mongiello, componente della Commissione Agricoltura della Camera: "Finalmente il ghetto di Rignano è stato sgomberato; ora serve un piano operativo per l'accoglienza delle migliaia di braccianti stranieri che arrivano in provincia di Foggia per lavorare".

La componente della commissione Agricoltura della Camera invita alla collaborazione e cooperazione “per evitare la ricostruzione della baraccopoli, al cui interno operano organizzazioni criminali che, tra l'altro, gestiscono il mercato delle braccia a vantaggio di padroni senza scrupoli”.

Così Pino Gesmundo e Maurizio Carmeno, rispettivamente segretario generale della Cgil Puglia, e segretario generale della Camera del Lavoro di Foggia. “E’ positivo che si stia scrivendo la parola fine all’esperienza del ghetto di Rignano. Avevamo sempre richiesto che lo sgombero di quel luogo malsano, insicuro, crocevia di interessi criminali, fosse accompagnato da misure di accoglienza alternativa. Ci sembra sia quello che sta avvenendo in queste ore, nonostante non tutti i lavoratori abbiano accettato il trasferimento in altre strutture. Occorre portare a termine la cancellazione del ghetto dalle mappe e garantire a tutti i lavoratori un luogo di dignità e diritti”.

I due sindacalisti ricordano come “in Capitanata esistono altre situazioni di degrado, altri ghetti dove vivono anche minori: da Borgo Tressanti a Borgo Libertà, da Orta Nova a Borgo Mezzanone assieme a quelli di altre province . Occorre chiudere tutti i ghetti sia per garantire a tanti lavoratori stranieri un’esistenza dignitosa, ma è necessario farlo anche per sottrarre terreno a sfruttatori e caporali. Per questo servono anche politiche del lavoro, serve vigilanza e repressione per chi non rispetta le norme. Per questo chiediamo alla Prefettura di Foggia e a quella di Bari che ha il compito di coordinamento a livello regionale di tenere dei tavoli aperti, degli osservatori, con il ruolo di raccordo con il Governo centrale ma anche con la Regione e i Comuni e le parti sociali, per definire impegni e azioni anche in vista della prossima stagione estiva, quando la presenza di migranti aumenta in misura esponenziale in Puglia”.

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