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I datteri di mare sequestrati

I datteri di mare sequestrati

Razzia di datteri di mare a Baia dei Campi: sequestrati 21 kg a Vieste, denunciati due pescatori di frodo

E’ questo il bilancio dell’attività messa a segno sul Gargano, la scorsa notte, dagli uomini della guardia costiera. Il prodotto ittico, ancora vivo, è stato rigettato in mare su consiglio del veterinario dell'Asl Foggia

Oltre 21 kg di datteri sequestrati e due pescatori denunciati. E’ questo il bilancio dell’attività messa a segno sul Gargano, la scorsa notte, dagli uomini della guardia costiera.

Nel dettaglio, gli uomini della guardia costiera di Vieste hanno sequestrato 21 kg di datteri di mare (Lithophaga lithophaga), frutto di pesca illegale lungo il litorale della nota località turistica Baia dei Campi. L’operazione è stata condotta sotto il coordinamento del 6° centro di controllo area pesca della direzione marittima di Bari.

I militari hanno colto in flagranza di reato due soggetti di Bisceglie che avevano appena terminato una battuta di pesca e portavano al seguito due grandi retine in plastica contenenti più di 20 kg di datteri di mare, molluschi bivalvi la cui pesca è severamente vietata in quanto appartenenti ad una specie protetta.

I responsabili sono stati denunciati non solo per le violazione in materia di pesca ed al Regolamento comunitario relativo alla pesca nel Mar Mediterraneo, ma anche per le ipotesi di reato in materia ambientale (inquinamento ambientale e deturpamento di bellezze naturali), derivanti dal tremendo impatto sulla biodiversità e sull’ecosistema marino che la pesca del dattero comporta.

Per raccogliere il dattero di mare, già di per sé specie protetta e vulnerabile in quanto impiega tempi lunghissimi per raggiungere lo stato di crescita avanzato, è necessario scavare all’interno delle rocce calcaree sommerse dove il dattero crea la propria tana, asportando gli strati di roccia superficiali. Questo non inficia soltanto l’habitat naturale di questa specie, bensì comporta la perdita della ricca comunità (biocenosi) di flora e fauna che trova il proprio ambiente di vita sulle medesime formazioni rocciose, con grave danno complessivo alla biodiversità ed all’equilibrio dell’ecosistema.

Gli studi di settore hanno evidenziato che i danni all’ambiente naturale conseguenti alla pesca del dattero di mare sono irreversibili in natura, poiché sulle rocce frantumate dall’attività di prelievo non riesce a recuperare la comunità originaria, portando al fenomeno della desertificazione dei fondali, ovviamente tanto più grave quanto più estesa è la pesca illegale.

Il prodotto ittico posto sotto sequestro penale è stato subito ispezionato dal medico veterinario di turno dell’Asl Foggia e, constatata la circostanza che il prodotto fosse ancora vivo, rigettato in mare. L’attrezzatura specialistica utilizzata da entrambi i subacquei sia per l’immersione che per l’estrazione degli esemplari è invece ancora sotto sequestro.

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