Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Sequestrati beni per 3 milioni a un oncologo, in casa aveva contanti per 1,9 milioni: tra le sue vittime anche un paziente di Foggia deceduto

Nel maggio scorso Giuseppe Rizzi era stato arrestato in esecuzione di una ordinanza di applicazione di misura cautelare ai domiciliari per il reato di “concussione aggravata e continuata”, in concorso con la propria compagna e co-indagata nel medesimo procedimento penale

I militari dei comandi provinciali dell’arma dei carabinieri e della guardia di finanza di Bari stanno dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso su richiesta di questa procura della Repubblica, dal competente gip, avente per oggetto immobili di pregio, terreni e cospicue disponibilità finanziarie riferibili a Giuseppe Rizzi, un oncologo residente a Bari.

Il provvedimento cautelare costituisce l’epilogo di articolate e complesse indagini condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria e della stazione di Bari Santo Spirito, nell’ambito delle quali - nel maggio scorso - era stato arrestato in esecuzione di una ordinanza di applicazione di misura cautelare ai domiciliari per il reato di “concussione aggravata e continuata”, in concorso con la propria compagna e co-indagata nel medesimo procedimento penale.

Tra le vittime del medico anche una famiglia di Foggia, che aveva consegnato fino a 130mila euro nelle sue mani con la speranza che un loro parente, 60enne deceduto nel giro di un anno dall'inizio delle cure, guarisse da un carcinoma definito "irreversibile". Un anno di cure inutili e costosissime. Come ha già spiegato l'avvocato Pio Gaudiano nel maggio scorso, "la vittima si è sottoposta ad una cura definita 'promettente' dal professionista, con iniezioni settimanali, di un farmaco (gratuito) che si è rivelato poi inconferente rispetto alla patologia" (leggi qui).

Lo sfogo del figlio dell'uomo deceduto

Le investigazioni dei carabinieri, delegate e coordinate dalla procura della Repubblica di Bari hanno accertato come il medico “il medico abusando della qualità e dei poteri di pubblico ufficiale, dirigente medico presso il Dipartimento di oncologia dell’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, durante lo svolgimento della sua attività professionale sia in orario di servizio che fuori turno - e comunque non in regime di attività intra od extramoenia - eseguiva sul suo paziente oncologico, affetto da accertata e grave patologia, ed in trattamento presso il citato Istituto, prestazioni mediche ed in particolare iniezioni di un farmaco per la cui somministrazione, benché prevista a titolo gratuito in quanto a totale carico del sistema sanitario nazionale, costringendo il paziente al pagamento in suo favore di ingenti somme di denaro nonché di altre utilità sia presso la struttura ospedaliera che presso il patronato Caf (sito a Bari) in uso alla compagna e co-indagata, adibito nell’occasione ad ambulatorio medico di certa natura illegale”.

Le condotte venivano poste in essere dalla coppia approfittando delle gravi condizioni psico-fisiche delle vittime, che avevano riferito ai carabinieri operanti, con non poche difficoltà connesse con il particolare stato d’animo in cui versavano, di essersi trovate in una situazione di soggezione e di reverenza, oltre che di totale fiducia nel loro medico, tale da essere state indotte a riconoscerlo quale unico referente in grado di garantire loro la sopravvivenza e così ottenendo illecitamente cospicue somme di denaro contante, regalie di notevole valore, lavori edili ed altre utilità.

In tale contesto, nello scorso mese di giugno la procura ha delegato il Gico del nucleo di polizia economico-finanziaria di Bari a eseguire - nei confronti dell’oncologo e della sua compagna - approfondimenti investigativi finalizzati alla veicolazione di una proposta di sequestro preventivo di beni.

Nello specifico, al fine di disvelare l’origine del rilevante patrimonio dell’oncologo, le fiamme gialle hanno proceduto ad acquisire copiosa documentazione, tra cui i contratti di compravendita dei beni nonché numerosi altri atti pubblici che hanno interessato nel tempo i soggetti investigati, verificando poi, per ogni transazione, le connesse movimentazioni finanziarie sottostanti alla creazione della necessaria provvista economica.

Il materiale raccolto è stato oggetto di circostanziati approfondimenti, anche bancari, che hanno consentito di accertare un’ingiustificata sproporzione tra il reddito dichiarato e i beni nella disponibilità del medico, quantificata in oltre 2,5 milioni di euro.

Il competente Gip del Tribunale di Bari - condividendo l’analoga proposta avanzata dall’autorità giudiziaria inquirente basata sul solido compendio indiziario acquisito in piena sinergia operativa dai carabinieri e dai dinanzieri baresi - ha emesso un decreto di sequestro preventivo avente per oggetto una prestigiosa villa ubicata a Bari Palese, terreni siti a Bitonto e i saldi attivi di rapporti bancari.

E la somma di circa 1,9 milioni di euro rivenuta nell’abitazione dell’oncologo, nonché i numerosi reperti archeologici - risultati, a seguito di verifiche da parte del comando carabinieri tutela patrimonio artistico e della sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Bari, di notevole valore storico e artistico – già sottoposti a vincolo cautelare dall’arma dei carabinieri all’atto dell’esecuzione della citata ordinanza di custodia cautelare.

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