Dia di Bari sequestra beni immobili a esponenti della mafia garganica

Avrebbero ottenuto mutui ipotecari nonostante dichiarassero redditi molto bassi. Sottoposti a sequestro penale appartamenti, garage, autovetture e beni immobili. Avrebbero cointestato i beni ai familiari

Nella mattinata odierna la Direzione Investigativa Antimafia di Bari, in collaborazione con i Carabinieri della Compagnia di San Severo e Cerignola, ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni, emesso dal GIP del Tribunale di Bari, D.ssa Susanna De Felice, richiesti dal Sostituto Procuratore Antimafia di Bari, Dott. Francesco Cavone, nei confronti di cinque personaggi di spicco della mafia garganica.

Nello specifico il provvedimento è stato eseguito nei confronti di A.M., M.R., P.O., S.M. e T.R., accusati di traffico di cocaina e hashish ed arrestati  dai Carabinieri della Compagnia di San Severo nell’ambito dell’operazione “Remake” eseguita nel settembre 2009. Da quel momento è proseguito il lavoro minuzioso del personale della Direzione Investigativa Antimafia di Bari, che ha passato al setaccio la situazione patrimoniale dei malfattori ed ha consentito di individuare una netta sproporzione tra gli ingenti beni nella disponibilità di alcuni degli indagati ed i redditi da questi dichiarati.

Con la priorità di garantire un tetto più confortevole a se stessi ma soprattutto ai componenti del proprio nucleo familiare, i criminali coinvolti nel traffico di sostanze stupefacenti cercavano in primis di investire i proventi illeciti nell’acquisto di beni immobili. In particolare i trafficanti, nonostante un’insufficiente redditività dichiarata, riuscivano addirittura ad ottenere la concessione di mutui, pur garantendo di fatto il pagamento delle rate mensili attraverso i proventi derivanti da attività illecite.

I sequestri eseguiti dal personale del Centro Operativo D.I.A. di Bari hanno riguardato un appartamento e due garage localizzati in San Severo, un altro immobile sito in Cerignola e quattro autovetture, tra cui figura lo stesso mezzo utilizzato per trasportare la droga da Cerignola a Sannicandro Garganico ed Apricena, il cui valore complessivo viene stimato essere oltre i 500.000 euro.

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