Controlli al porto di Manfredonia, sequestrato oltre un quintale di "agostinelle"

Nonostante il fermo biologico vigente, erano state messe in vendita triglie al di sotto della taglia minima consentita (11 cm). Il pescato è stato destinato alla distruzione mediante rigetto in mare, in quanto non destinabile al consumo

Parte del pesce sequestrato

Negli ultimi tre giorni, i militari della Capitaneria di Porto - Guardia Costiera di Manfredonia, diretta dal Capitano di Fregata Marcello Notaro, hanno svolto un’ennesima azione di repressione della commercializzazione illegale di prodotti ittici sottomisura nel porto della città di Manfredonia.

Il fermo biologico è ormai vigente da oltre una settimana, pertanto gli uomini della Capitaneria di Porto per prevenire e reprimere il fenomeno della pesca abusiva, hanno sequestrato ben 120 chili di triglie al di sotto della taglia minima prevista dalla normativa nazionale vigente (11 centimetri). Le triglie sottomisura, comunemente note come “agostinelle”, erano detenute, pronte per la successiva commercializzazione, in furgoni non adibiti al trasporto di prodotto ittico.

Un’operazione in favore della tutela del mare, per scoraggiare chi ancora pratica la pesca di pesci allo stato neonato che sono un importante anello della catena alimentare marina, in quanto favorisce la crescita di altre specie cosiddette pelagiche (di profondità e di più grosse dimensioni).

Il risultato dell’operazione è stato attribuito alla tenacia degli uomini della Capitaneria di Porto di Manfredonia, che da alcuni giorni stavano effettuando una serie di mirati appostamenti, al fine di raggiungere l’obiettivo che, oltre ad essere repressivo, è anche un deterrente per gli altri pescatori di frodo, e si va ad aggiungere agli altri sequestri operati lungo le arterie cittadine, esercizi commerciali adibiti alla commercializzazione del pescato e nel Mercato Rionale di Santa Restituta giorni addietro.

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Il pescato, dopo gli accertamenti sanitari effettuati dal medico del Servizio Veterinario dell’ASL FG e su disposizione del magistrato di turno presso la Procura di Foggia, è stato destinato alla distruzione mediante rigetto in mare, in quanto lo stesso si presentava in cattivo stato di conservazione, e quindi non destinabile al consumo umano. Per il fatto, tre soggetti diversi sono stati denunciati all’autorità giudiziaria competente per violazione della normativa nazionale e comunitaria in materia di taglie minime, nonché per detenzione del prodotto ittico stesso in cattivo stato di conservazione.

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