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Domenica, 16 Gennaio 2022
Cronaca Vico del Gargano

"Mio figlio è al cimitero e la nostra vita è finita". Il dolore di mamma Antonella dopo la sentenza: "Giustizia ci è stata negata"

Un anno e quattro mesi, pena sospesa, al ragazzo che ha provocato la morte di Francesco Afferrante, il 31enne di Vico del Gargano deceduto il 24 settembre 2021. "Oggi è libero di tornare al volante, come se nulla fosse accaduto”

“Mio figlio è al cimitero e la nostra vita è finita. Mentre per chi ha causato tutto questo dolore non è cambiato nulla, o quasi. Per noi, per la nostra sofferenza, invece, non c’è sconto di pena possibile, né alcuna possibilità di patteggiamento”. Lo sfogo, carico di rabbia e di dolore, è di Antonella Lamonica, di Vico del Gargano. Il suo cuore è in lutto, e il conforto che sperava di trovare nelle aule di giustizia non è arrivato: “La sentenza emessa lo scorso 19 novembre, dal Tribunale di Foggia, non restituisce alcuna giustizia a mio figlio”, spiega la donna, che non si da’ pace.

Il ragazzo, Francesco Afferrante, 31enne di Vico del Gargano, è morto 14 mesi fa, in seguito ad un incidente stradale. Chi ha causato l’impatto fatale con il giovane centauro, infatti, è stato condannato ad 1 anno e 4 mesi (pena sospesa) per omicidio stradale, con revoca della patente per un anno. “Questo vuol dire che oggi è libero di tornare al volante, come se nulla fosse accaduto”, spiega.

“Se gli avessero revocato la patente, come previsto nei casi di omicidio stradale, forse avrei trovato un po’ di pace”. Nelle aule del tribunale, durante i 7 mesi di indagini, Antonella si è battuta per avere giustizia: “Abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità. Ma la giustizia mi è stata negata da un patteggiamento prima, e da una sentenza poi, che non hanno tenuto conto di quelle aggravanti, che erano state tracciate dagli stessi periti della procura. E oltre alla rabbia, oggi mi sento violata nei miei diritti”, spiega.

“A cosa è servita l’autopsia se non a straziare ancor di più la nostra famiglia? A cosa sono servite le perizie richieste dalla procura se poi non se ne è tenuto conto?” chiede la donna. Tra queste, vi era anche l’uso del cellulare alla guida: “i periti hanno tracciato una conversazione lunga 4 minuti e 32 secondi sull’utenza dell’imputato, proprio mentre si consumava l’incidente stradale”, spiega. “Prendere un telefono mentre si è alla guida significa scegliere per una roulette russa: in questo caso, il colpo ha ucciso mio figlio. Ma può capitare a chiunque”.

Archiviato il processo, Antonella prova a rimettere insieme i cocci della sua vita, andata in frantumi sull’asfalto della Provinciale che collega Ischitella a Vico del Gargano, il 24 settembre di un anno fa. “Insieme a Francesco è finito tutto”, conclude la donna. “Lui era il cuore pulsante della nostra famiglia e della nostra attività (un bar-pizzeria nel comune Garganico, ndr). Senza di lui abbiamo perso lo stimolo ad andare avanti. Tutta la comunità ha partecipato al nostro dolore”, conclude.

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