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Domenica, 3 Luglio 2022
Cronaca

Assessore condannato non paga: dopo 10 anni il Comune sborsa 760mila euro

In ottemperanza ad una sentenza della Corte d'Appello di Bari, l'ente si è sostituito a Bruno Longo nel debito

È il Comune di Foggia ad accollarsi gli oltre 550mila euro più interessi per il servizio di spurgo effettuato per poco meno di due anni, tra il 2001 e il 2002, nelle palazzine gialle di Borgo Mezzanone, che in base ad una sentenza di dieci anni fa avrebbe dovuto pagare Bruno Longo, all’epoca assessore ai Lavori Pubblici.

Nel 2012, il giudice di primo grado aveva condannato solo lui a rifondere il corrispettivo del servizio reso, ma la società creditrice, non avendo mai recuperato le somme, ha agito nei confronti del Comune e pochi mesi fa la Corte di Appello di Bari ha accolto il ricorso. Il 16 giugno, la commissione straordinaria, con i poteri del Consiglio comunale, ha riconosciuto la legittimità del debito fuori bilancio riveniente dalla sentenza pubblicata il 14 febbraio pari a 766.131 euro, compresi gli interessi e le spese processuali. Si chiude, così, un contenzioso che andava avanti da 18 anni.

Dal 1998, dopo la stipula dei contratti di locazione tra il Comune e la società Impredil, considerato che gli alloggi erano sforniti di impianto-idrico fognante e vista la necessità di provvedere allo svuotamento delle vasche di decantazione nelle quali confluivano le acque reflue, l’ente aveva affidato il servizio di spurgo, trasporto e trattamento dei liquami urbani, tramite convenzione, alla società General Costruzioni, prorogato con successive delibere fino al 31 dicembre 2000. Da allora e fino al 30 settembre 2002, ha continuato ad effettuare il servizio di spurgo in mancanza di una delibera autorizzativa e del relativo impegno di spesa registrato in bilancio “su espressa autorizzazione” dell’assessore ai lavori pubblici Bruno Longo, come accertato successivamente dai giudici. Le fatture, però, non erano state liquidate perché non esistevano delibere che autorizzavano il servizio e dal Comune eccepivano che il credito non poteva essere neanche riconosciuto come debito fuori bilancio perché di competenza del Comune di Manfredonia, nel cui territorio ricadevano le palazzine.

La società ha provato a rivalersi prima nei confronti del Comune ma il Tribunale aveva rigettato la domanda per l’assenza di un valido contratto e poi nei confronti dei singoli funzionari che aveva citato in giudizio perché riteneva che avessero autorizzato l’esecuzione della prestazione “in quanto – a dire dei medesimi – tale servizio non doveva essere interrotto, in attesa delle necessarie delibere di giunta, pena il verificarsi di gravi conseguenze relative all’aspetto igienico-sanitario degli immobili”.

Dall’esame dell’incarto processuale, il giudice di primo grado aveva ricavato, “con assoluta chiarezza”, che l’espletamento del servizio “fu espressamente autorizzato dall’assessore ai lavori pubblici Bruno Longo”. In particolare, risultavano “estremamente eloquenti” gli elementi ricavabili da due proposte di deliberazione di Giunta Comunale del 2002, entrambe sottoscritte da Bruno Longo, dirette a sollecitare “l’adozione dell’atto deliberativo di pagamento del servizio espletato dalla società General Costruzioni”. Nella premessa si leggeva, nero su bianco, che l'assessore ai lavori pubblici Bruno Longo “al fine di evitare l'insorgere di gravi conseguenze di carattere igienico sanitario per le famiglie provvisoriamente sistemate da questo Comune in località Borgo Mezzanone, autorizzò la General costruzioni SRL al proseguimento del servizio fino a quando l'amministrazione avesse ritenuto opportuno interrompere”. Quanto bastava per accertare la sua responsabilità. Lo stesso non poteva dirsi degli altri funzionari.

Il Tribunale di Foggia condannava, così, in solido al pagamento di 553.871,81 euro più gli interessi maturati dalla data di messa in mora Bruno Longo che, rimasto contumace, non aveva contestato il rapporto contrattuale alla base della domanda di adempimento. L’assessore, però, non ha versato nulla. La società, allora, ha agito nei confronti del Comune ma nel 2015 il giudice ha prima disposto un tentativo di conciliazione e poi, preso atto dell’esito negativo della mediazione, pur ritenendo ammissibile la domanda surrogatoria l’ha rigettata perché, tra le altre cose, non era stata “per nulla indagata la capacità reddituale del debitore”. L’anno successivo, la società ha presentato ricorso alla Corte di Appello di Bari contro l’ordinanza emessa dal Tribunale ma, nel frattempo, nel 2019 è intervenuto il fallimento della società.

I giudici di secondo grado, definitivamente pronunciandosi a febbraio di quest’anno, hanno accolto il ricorso e hanno accertato che “la totale impossidenza del Longo” avrebbe reso “oltremodo incerto il soddisfacimento dell’ingente credito della società”. In riforma della sentenza di primo grado, la Corte ha così condannato il Comune al pagamento della somma di 553.871,81 euro più gli interessi e sia Bruno Longo che il Comune al pagamento delle spese processuali.

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