Il caso di Viale Spagna e dei suoi diversamente abili ostacoli

Gargiulo: "Spero che di fronte a questa segnalazione intervenga nuovamente l'autorità pubblica competente, al fine di ripristinare o far ripristinare la legalità su questo tratto di via, ma anche di Viale Francia"

Camminando in Viale Spagna è possibile incontrare “strani ostacoli” ubicati proprio in quelle zone di accesso allo spazio pubblico che dovrebbero essere state congeniate proprio per favorire in particolare il movimento delle persone diversamente abili. Chiaramente tali ostacoli costituiscono, senza ombra di dubbio, barriere architettoniche la cui legalità difficilmente trova un effettivo riscontro nella normativa in vigore (insomma nessuna giustificazione).

In particolare, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica del 24 luglio 1996 n. 503, sono definite barriere architettoniche: a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilita di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacita motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea; b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti; c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi. Decreto la cui applicazione riguarda proprio gli spazi pubblici e il cui fine dovrebbe essere proprio l’eliminazione di tali impedimenti.

Oltre al decreto su citato vi è da ricordare anche il precedente Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 14 giugno 1989, n. 236, che, oltre a definire le barriere architettoniche, precisa come l’accessibilità agli spazi esterni di un edificio privato debba essere sempre garantita; requisito, questo, che si considera soddisfatto se esiste almeno un percorso agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali; precisando, altresì, che per spazi esterni s’intende  l'insieme degli spazi aperti, anche se coperti, di pertinenza dell'edificio o di più edifici ed in particolare quelli interposti tra l'edificio o gli edifici e la viabilità pubblica o di uso pubblico.

Chiaramente il caso qui segnalato rientra, ad avviso di questo legale, nel quadro normativo indicato, senza andare a “scomodare” nuovamente il Diritto Internazionale, in vigore anche in Italia/Foggia, della Convenzione delle Nazioni Unite sulla tutela dei diritti delle persone diversamente abili. Mi chiedo, dunque, come mai siano state ubicate tali “barriere architettoniche” e chi ne sia l’autore responsabile, visto che nel progetto iniziale non comparivano le medesime, essendo queste barriere opera di recente costruzione rispetto agli edifici circostanti.

Inoltre la zona pubblica interessata è circondata da diversi esercizi commerciali di rilevante importanza e di notevole afflusso (c’è una banca, un supermercato, una farmacia e tanti altri negozi). Tutti ubicati su quel ripiano di spazio aperto al pubblico.

Spero, ovviamente, che di fronte a questa segnalazione intervenga nuovamente (come per i pannelli selvaggi) l’autorità pubblica competente, al fine di ripristinare o far ripristinare la legalità su questo tratto di Viale Spagna (ma anche di Viale Francia), sempre che il tutto non sia, per l’appunto, conforme alla legge in vigore (come a me pare, a dire il vero) e a prescindere anche dalle motivazioni che possono aver spinto l’autore-responsabile.

E’ noto, infatti, che in quella zona ed in tali tratti di marciapiede pubblico, i giovani motociclisti sfrecciano, incuranti dei loro gesti, a bordo dei loro scooter, al sol fine di accorciare i percorsi stradali intrapresi.

Probabilmente l’interruzione parziale di tale rampa di accesso ha, alla base, una lamentela pubblica ed un intento privato di tutelare quel tratto di spazio aperto adiacente agli edifici privati di Viale Francia/Viale Spagna. Il mio consiglio però resta quello di trovare una differente tipologia di difesa, che non vada a ledere dunque l’interesse superiore dell’accesso in favore delle categorie più svantaggiate.

Insomma la “Nostra Civiltà” dovrebbe suggerirci di non combattere un male arrecandone uno più grave.
 

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