Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Tifoserie scatenano l'inferno sulla A16 di Cerignola: violenti scontri tra 500 ultrà, scattano le prime misure cautelari

Le misure, emesse dal gip del Tribunale di Foggia, sono state eseguite nei confronti di sei salentini e altrettanti baresi. Accusati, a vario titolo, di blocco stradale, rissa, rapina, danneggiamento a seguito di incendio e favoreggiamento per gli scontri del 23 febbraio scorso

Il luogo degli scontri

Emesse le prime misure cautelari per i tifosi coinvolti negli scontri avvenuti lo scorso 23 febbraio, lungo il tratto autostradale A16, tra Cerignola e Candela.

Dodici i soggetti, riconducibili al mondo della tifoseria ultrà del Bari e del Lecce, per i quali il Tribunale di Foggia, su richiesta del pm che ha diretto le indagini, Marco Gambardella, ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza. Tra i capi di imputazione posti a fondamento dell’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Foggia, Domenico Zeno, vi sono blocco stradale, rissa, rapina, danneggiamento seguito da incendio e favoreggiamento.

In particolare, il 23 febbraio scorso, alcuni tifosi del Lecce e del Bari, diretti rispettivamente a Roma e a Castellamare di Stabia per assistere alle partite delle rispettive squadre, per una casualità, si sono incrociati, sulla A16, in agro di Cerignola. In quella occasione, lo scoppio accidentale di uno pneumatico di un autobus su cui viaggiava una parte della tifoseria biancorossa aveva costretto il mezzo a fermarsi nella corsia di emergenza, motivo per cui gli altri autobus componenti il convoglio si sono incolonnati poco più avanti.

Qualche minuto dopo, sono sopraggiunti, su quella stessa arteria, numerosi minivan a bordo dei quali viaggiavano i supporter della squadra salentina che, alla vista degli avversari, hanno fermato i loro mezzi, occupando completamente quel tratto di carreggiata. Di lì a poco, dopo l’esplosione di alcuni petardi, le tifoserie sono entrate in contatto tra loro, dando il via ad una serie di scontri che portarono al danneggiamento di 5 minivan della tifoseria leccese di cui 2 dati alle fiamme e fatti oggetto di atti predatori con sottrazione di tutto il materiale contenuto nei borsoni (sciarpe e striscioni con colori giallorossi).

Nella circostanza, la polizia stradale, giunta sul posto perché allertata dagli utenti dell’autostrada, ha rilevato un fitto lancio di fumogeni, petardi e sassi, che hanno interessato anche la carreggiata opposta. Le immediate attività  hanno poi portato al rinvenimento di armi ed oggetti atti ad offendere, nonché di tracce ematiche sulla sede stradale che lasciavano presumere il ferimento di diversi partecipanti ai fatti. Alla luce di ciò, la Procura di Foggia ha dato impulso alle attività di indagine, che si sono presentate subito complesse, soprattutto a causa dell’assenza di impianti di video sorveglianza e del gran numero di partecipanti (circa 500 persone) ai fatti di violenza.

Sono state, quindi, delegate le Digos di Bari, Lecce e Foggia, le quali, anche attraverso specifica attività tecnica, hanno raccolto elementi indiziari su circa 40 soggetti riconducibili alle frange più oltranziste delle due tifoserie, nei confronti dei quali è stato subito emesso un decreto di perquisizione, locale e personale, che ha interessato anche i luoghi di ritrovo degli ultrà. Le perquisizioni, eseguite nel maggio scorso nelle provincie di Bari e Lecce, hanno portato al rinvenimento di materiale d’interesse investigativo (vessilli, indumenti d’area e artifizi pirotecnici) ed al sequestro di numerosi apparecchi cellulari da sottoporre ad analisi forense.

Infine, i successivi approfondimenti hanno consentito di acquisire incontrovertibili elementi di responsabilità su 23 dei soggetti deferiti; in tal senso, determinante è risultata l’analisi degli apparati cellulari sequestrati, nonché alcune conversazioni captate durante l’attività tecnica condotta dagli investigatori. Sulla base degli elementi raccolti, quindi, il pm titolare dell’indagine ha avanzato richiesta di misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di 12 indagati, le cui posizioni sono risultate più rilevanti sotto il profilo penale; il gip, nel riconoscere i gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati, ha ritenuto però di applicare nei confronti dei 12 indagati la misura cautelare non detentiva dell’obbligo di dimora, eseguita in data odierna.

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