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Lo sciopero sotto la Prefettura

Lo sciopero sotto la Prefettura

I sindacati sfidano il Governo, scioperano i lavoratori foggiani: “Così non va!”

Alla protesta hanno aderito tutti i lavoratori del Distretto Marmo Apricena, dei Cantieri Edili di Cerignola e delle pulizie Barilla. Per la prima volta aderiscono allo sciopero quelli del Leclerc di Manfredonia

Alta adesione in provincia di Foggia per lo sciopero generale contro le politiche del governo Renzi. Al grido ‘Così non va!’, slogan scelto dalla Cgil e dalla Uil, già a partire da ieri sera i lavoratori hanno organizzato presidi e abbracciato la protesta. Dal Jobs Act alla legge di stabilità, dalle politiche di riforma della pubblica amministrazione alla scuola, sono diversi i fronti aperti che vedono reclamare dialogo sociale e attenzione alle proposte che arrivano dal sindacato.

Secondo i dati forniti dalla Cgil provinciale, hanno scioperato il 30% dei lavoratori presso la Fiat Pwt, il 60% all’Alenia, il 70% alla Barilla, il 50% alla Silac Manfredonia, il 40% all’Ipercoop di Foggia, il 70% e per la prima volta in sciopero, al Leclerc di Manfredonia. Alla protesta hanno aderito tutti i lavoratori del Distretto Marmo Apricena, ei Cantieri Edili di Cerignola e delle pulizie Barilla. La metà dei lavoratori della Metropol e della Provincia. Il 94% al Comune di Cerignola.

È Juri Galasso, segretario provinciale della Feneal-Uil, a fare una prima stima sull’esito dello sciopero generale indetto per oggi, 12 dicembre 2014. “La notevole partecipazione di aderenti e simpatizzanti al sit in in Prefettura è solo una parte, per quanto importante, delle adesioni allo sciopero generale. Il malcontento, lo stato di disagio verso le misure economiche definite dal Governo Renzi, in una fase di grave crisi congiunturale, è ormai trasversale, attraversa per intero la società italiana. Chiudere un cantiere per sciopero è un processo che determina grande sofferenza tanto negli operai quanto negli imprenditori. Se l’adesione allo sciopero è stata così alta in questo comparto vuol dire che siamo di fronte ad un grido d’allarme che va affrontato e interpretato con lucidità e capacità di intervento. Quello che, dagli anni Sessanta in poi, è stato uno dei motori dello sviluppo del nostro Paese, oggi rischia il collasso. La crisi impedisce l’apertura di nuovi cantieri e, a fronte di una minor predisposizione del privato al rischio imprenditoriale, il settore pubblico sembra aver smarrito qualsiasi capacità progettuale. Se a questo aggiungiamo i dati sulle morti bianche e l’incapacità di riconvertire sulla riqualificazione dell’esistente le risorse che un tempo venivano destinate a soddisfare la tensione abitativa, abbiamo un quadro a dir poco allarmante. Per tutti questi motivi oggi siamo qui: per gridare il nostro “no” a provvedimenti – voluti dal Governo Renzi – che danno risposte assolutamente insufficienti in materia di lotta al lavoro nero e al precariato, rilancio degli investimenti nel pubblico e nel privato e messa in sicurezza del territorio”. 

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