Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca Orta Nova

Orta Nova sciolta per mafia: il "grave inchino" del sindaco al clan Gaeta

La relazione del Prefetto al termine degli accertamenti della Commissione Antimafia sulle attività del Comune di Orta Nova. Il focus sul contesto politico-amministrativo parte dal sindaco

“Il primo cittadino di Orta Nova è stato protagonista indiscusso di un ‘inchino’ al clan Gaeta, tanto più grave perché fatto a nome dell’intera comunità ortese”.

Così scrive il Prefetto di Foggia nella relazione prodotta sulla base degli accertamenti compiuti dalla Commissione di indagine antimafia sulle attività del Comune di Orta Nova. Accertamenti scaturiti dagli esiti di attività investigative e da alcune vicende che hanno riguardato in tempi recenti i vertici della Amministrazione, nelle quali sarebbero emersi i collegamenti con la criminalità organizzata. Il lungo focus sul contesto politico-amministrativo parte dalla figura del sindaco, Mimmo Lasorsa, eletto nel maggio del 2019.

“La Commissione di Indagine – si legge nella relazione – ha messo in rilievo come non sia un mero ‘rapporto istituzionale’ che lega il sindaco di Orta Nova a esponenti di rilievo della criminalità organizzata locale. Si tratta, viceversa, di rapporti elettivi che in un contesto come quello di Orta Nova, caratterizzato dalla importanza dei vincoli familiari e amicali, assumono connotati socialtipici e un significato, spesso, di condivisione di valori”.

Come poi rimarcato anche dal ministro Piantedosi nel documento pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, il primo cittadino avrebbe manifestato “una condizione di succubanza, se non di vera e propria compiacenza, rispetto alla famiglia Gaeta, in circostanze che si prospettavano particolarmente critiche sotto il profilo della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”.

Si fa riferimento all’omicidio di Andrea Gaeta, 20enne ucciso il 3 settembre dello scorso anno in via Saragat, figlio del presunto boss del luogo. Il 9 settembre, su ordinanza del Questore, fu disposto il divieto di celebrazione delle esequie in forma pubblica con la prescrizione che il rito funebre si svolgesse presso il cimitero del comune dei Cinque Reali siti alla sola presenza dei più stretti congiunti del defunto. Come riferisce il Prefetto nella relazione, già nel corso della mattinata del 9 settembre il legale della famiglia e i vertici dell’Amministrazione Comunale posero in essere una iniziativa per prevenire l’adozione di presumibili misure restrittive alla celebrazione del funerale. Si menziona una esplicita richiesta formulata da parte dei vertici dell’Amministrazione al Prefetto di “interporre i buoni auspici per persuadere il Questore a non adottare provvedimenti limitativi della commemorazione funebre”.

Il Prefetto, tuttavia, ritenne motivate e opportune le valutazioni del Questore finalizzate alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica (“Atteso il notorio spessore criminale della famiglia Gaeta”) invitando entrambi gli interlocutori a voler condividere e sostenere il provvedimento questorile. Come è noto, però, il sindaco decise di proclamare il lutto cittadino con esposizione della bandiera a mezz’asta listata a lutto e invitando i commercianti del territorio a interrompere le attività in concomitanza con le esequie. Decisione presa – si legge nella relazione – “in totale dispregio delle disposizioni del Questore e degli indirizzi forniti dallo scrivente”. Il caso assunse una eco nazionale. 

“Il sindaco rappresenta il proprio territorio e i propri concittadini e sente il dovere morale di esprimere un messaggio di cordoglio in occasione della perdita di un giovane cittadino violentemente sottratto alla vita. Questo è il sentimento che ha pervaso ed ispirato l'atto adottato, nel rispetto delle disposizioni trasmesse dagli uffici preposti alla pubblica sicurezza. Il sindaco, infatti, è anche Ufficiale di Governo, e sente forte il dovere di improntare la sua funzione ai principi di legalità e trasparenza. 'Lo Stato siamo noi' quando questi principi diventano comportamenti di vita da parte di ognuno di noi", fu la replica del sindaco sui social.

Le motivazioni del provvedimento (“di cui si è avuta conoscenza solo nella mattinata di sabato 10 settembre a rito già celebrato”), secondo il Prefetto, confermerebbero invece “le difficoltà del sindaco ad affrancarsi da un timore reverenziale nei confronti della famiglia Gaeta”.

Il Prefetto pone l’accento anche sull’invito alle attività produttive di astenersi dal lavoro durante i funerali. Invito che “ha raggiunto connotazioni intimidatorie e gravemente lesive dei diritti fondamentali costituzionalmente garantiti”. Infatti, da una relazione di funzionari della Guardia di Finanza, sarebbe risultato che anche i laboratori di analisi cliniche del comune rimasero chiusi “per il timore di ‘un controllo’ in merito all’osservanza del provvedimento”.

La vicinanza dell’Amministrazione non si limitò alla sola ordinanza. Al rito funebre presero parte sia il sindaco che il Presidente del Consiglio Comunale (figura alla quale è dedicato un ampio paragrafo della relazione, ndr). Si segnalò anche la presenza di esponenti di alcune famiglie mafiose, nonché l’accensione di mortaretti e il lancio di palloncini “a comprova del desiderio della cittadinanza di dare visibilità alla partecipazione collettiva al lutto della famiglia, di cui si era fatto portavoce il sindaco”. Qualche settimana dopo giunse in Prefettura una nota dello stesso primo cittadino che dichiarava la disponibilità a «favorire una migliore sinergia istituzionale e individuare soluzioni operative da adottare per scongiurare la degenerazione del conflitto sociale latente, eppure evidente». “Espressioni che evocano una excusatio non petita”, scrive il Prefetto.

Un altro episodio che confermerebbe il clima di profonda sudditanza accadde poche settimane dopo, quando fu assassinato Gerardo Lorenzo Tammaro, padre di Mirko Tammaro, reoconfesso per l’uccisione di Andrea Gaeta. Gli inquirenti non esclusero alcuna ipotesi, compresa quella della vendetta. Anche in quella occasione il sindaco proclamò il lutto cittadino, senza però partecipare alla cerimonia commemorativa “evidentemente perché non risultava così pressante l’esigenza di dimostrare la ‘vicinanza’ dell’Amministrazione alla famiglia di un soggetto estraneo ad ambienti criminali e giustiziato con modalità tipicamente mafiose”, riporta la relazione. Per questo motivo, la dichiarazione del lutto cittadino appare “una ‘operazione di facciata’ dell’Amministrazione, non sorretta da intima persuasione, come è stato in occasione del funerale del figlio di Gaeta”. Pochi giorni più tardi si insediò la commissione di accesso antimafia. 

Secondo la relazione, la ‘deferenza’ della Amministrazione si sarebbe manifestata attraverso altre manifestazioni di indulgenza, in particolar modo sull’affissione di diversi cartelloni dedicati ad Andrea Gaeta. Il primo, affisso abusivamente il 12 lungo la Sp fu rimosso dalle forze di Polizia “nella totale assenza della Amministrazione”. Lo scorso 14 marzo, personale dell’Arma ritrovò un altro striscione con una frase ancora dedicata al giovane. Lo striscione ricomparve ancora due volte; nel secondo caso gli accertamenti evidenziarono che il titolare di una impresa di onoranze funebri avesse autorizzato l’apposizione su un terreno di sua proprietà a titolo gratuito: “In questa occasione, l’incuria totale dell’Amministrazione, anche per i profili della sicurezza nella circolazione, pregiudicata da cartelli non autorizzati, ha trovato il sigillo della Polizia locale che, contattata dalle forze dell’ordine, ha dichiarato la propria ‘incompetenza’ a gestire la questione di sicurezza urbana. Il sindaco si è trincerato dietro un ‘ossequioso’ silenzio”.

Una vicinanza, quella con il clan, senza “cedimenti o ‘ravvedimenti’”, ma anzi spesso giustificata attraverso ragioni di ‘umanità’ in conflitto con le disposizioni della Questura e, inoltre, anche contraddittorie in quanto “la stessa enfasi di ‘umanità’ non è stata riservata al padre dell’autore dell’omicidio di Gaeta”. Per il Prefetto il sindaco non poteva non conoscere “la caratura criminale dei soggetti in questione. Ed è raccapricciante la circostanza che la inopportunità di spendere il ruolo istituzionale, nel funerale del figlio di Gaeta, chiaramente espressa dalle massime autorità di pubblica sicurezza, sia stata ignorata dal primo cittadino per ragioni ‘umanitarie’”.

"Le dichiarazioni del Sindaco, tese a minimizzare l’eco della condotta ‘servente’ rispetto alla famiglia, appaiono connotate da una gravità estrema se inquadrate in un contesto ambientale fortemente gravato da una criminalità organizzata ben strutturata: si tratta di quel patologico fenomeno del ‘riduzionismo’ in aperto contrasto con il comune sentire della società civile”, si legge ancora nella relazione.

Lo scorso 27 aprile Lasorsa annunciò le dimissioni, poi ufficializzate – il giorno seguente – attraverso un videomessaggio nel quale elencò gli obiettivi raggiunti nei suoi 46 mesi di amministrazione, per poi soffermarsi sulla emergenza sicurezza e difendere la scelta di proclamare il lutto cittadino per la morte di Andrea Gaeta: “Ci siamo ritrovati di fronte a fatti di sangue che hanno visto anche dei giovanissimi come protagonisti, fatti di sangue non legati a questioni attinenti alla legalità, ed è il motivo per cui, di fronte a episodi così gravi, ho avuto una reazione estremamente umana, che mi ha indotto a proclamare il lutto cittadino per ogni vittima coinvolta, perché ho sempre pensato che debbano essere momenti di riflessione, in cui siamo chiamati a capire che bisogna frenare la violenza che si è consumata troppo spesso in questo paese ed evidenziando che la vita di ogni persona, nella sua sacralità, merita rispetto. Donne, madri, figli vittime di violenza portata alle estreme conseguenze in ambiti familiari o in contesti attinenti alla sfera personale. E questa mia reazione è stata letteralmente strumentalizzata da alcuni media, che hanno cercato di dare interpretazioni tendenziose e completamente sbagliate. Dopo l’ennesimo fatto di sangue, ho semplicemente richiesto al prefetto di Foggia più sicurezza per il mio paese”.

Considerazioni queste ultime che secondo il Prefetto non si conciliano “con la condotta ‘istituzionalmente amorale’ dimostrata dal sindaco di Orta Nova, in una occasione in cui le massime autorità di pubblica sicurezza […] avevano espressamente evidenziato le ragioni di ordine pubbliche che rendevano pericolose le sovraesposizioni dei rappresentanti dell’Amministrazione comunale”. Un “asservimento” che si collega al “disimpegno istituzionale che di fatto ha consentito una ‘compiacenza dell’Ente per imprese contigue a realtà mafiose accertate, in cui ritorna l’assordante eco del clan Gaeta”.

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