Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

In 135 pagine le mani della mafia sulla città: così il Comune di Foggia era diventato "un intreccio di sangue e interessi"

Nella relazione del prefetto, allegata al Decreto del presidente della Repubblica pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale, le motivazioni che hanno portato all'affidamento dell'ente a una commissione straordinaria

Si compone di 135 pagine la relazione firmata dal prefetto di Foggia Carmine Esposito e datata 16 luglio, allegata al decreto del presidente della Repubblica con cui la gestione del Comune di Foggia è stata affidata ad una commissione straordinaria, pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale.

La Commissione di indagine - si evince - aveva depositato il 6 luglio la propria relazione e le relative conclusioni.

Si apprende che "l'esigenza di avviare accertamenti in ordine all'amministrazione comunale di Foggia è scaturita dagli approfondimenti informativi svolti dalle forze di polizia a seguito dell'adozione di informazioni interdittive antimafia nei confronti di imprese legate da rapporti contrattuali con il Comune di Foggia ed anche sulla base di esposti che segnalavano contiguità tra alcuni amministratori con ambienti della criminalità organizzata".

L'analisi del contesto politico, però, parte dal 2014 e arriva fino al 2021, anni in cui vari atti indimidatori ai danni degli amministratori comunali "indicavano la sussistenza di una preoccupante situazione di pressione criminale sui rappresentanti delle locali pubbliche amministrazioni".

Il documento pubblico è caratterizzato da una serie di omissis.

Illustrando il metodo di indagine, primo capitolo, si evidenzia come il "consuntivo finale dell'indagine non possa che partire dalle analisi del contesto che riguardano le attività delle organizzazioni criminali che fanno da sfondo drammatico alla vita cittadina e della provincia. Tale riferimento generale apparirà via via,nel corso della lettura, sempre più indispensabile a chiarire non solo lo sfondo 'angusto' delle vicende accertate, ma a meglio delineare la dinamica degli accadimenti e delle evenienze che hanno riguardato le attività dell'amministrazione comunale; servirà, altresì, a dipanare e meglio interpretare il reticolo di cointeressenze, relazioni, coinvolgimenti e corresponsabilità dirette ed indirette nella gestione di moltissime attività comunali da parte di elementi appartenenti alla criminalità organizzata locale".

L'analisi del contesto socio-economico e l'analisi criminologica delle organizzazioni criminali, viene considerata un elemento prezioso e dirimente, perché appare "inequivoco come proprio il contesto criminale che verrà illustrato costituisca la cornice entro la quale le attività principali dell'amministrazione comunale si sono articolate anche nel corso di diversi anni".

Nelle prime pagine, così, il caso Foggia si intreccia con lo scioglimento per condizionamento mafioso dei comune di Monte Sant'Angelo, Mattinata, Manfredonia e Cerignola.

Vengono analizzati i rapporti tra il Comune di Foggia e ditte che presentano elementi di contiguità con i clan.

Ripercorrendo inchieste, operazioni e processi, e ricostruendo genesi e attività della Società, il prefetto deduce che la mafia foggiana "ha da tempo acquisito consistenza e pericolosità espansive assai elevate, ponendosi come organizzazione criminale dotata di notevole offensività e pericolosità sia nei confronti della società civile che dell'economia e del regolare svolgimento delle attività delle Pubbliche amministrazioni".

Passando all'analisi del contesto amministrativo, dopo aver elencato tutte le intimidazioni ricevute dagli amministratori a partire dal 2014, si arriva alle recenti inchieste giudiziarie a partire da febbraio 2021 fino all'arresto del sindaco. "La vicenda giudiziaria riguarda gravi fatti corruttivi che proiettano l'immagine di un diffuso fenomeno di degenerazione di decomposizione del munus pubblico, che si pone in maniera stridente in contrasto con l'interesse dell'ente e con il bene comune". Negli esposti da cui ha preso consistenza l'attività di monitoraggio sull'amministrazione comunale di Foggia, con l'insediamento della commissione di indagine antimafia, "emergeva la percezione collettiva di una devastante solitudine civica".

Nel paragrafo dedicato al sindaco Franco Landella il prefetto conclude che i fatti che emergono dall'ordinanza cautelare "risultano allarmanti in quanto evidenziano una cattiva governance che interessava il Comune di Foggia, improntata al perseguimento di interessi privati a danno del primario interesse pubblico alla legalità".

Oltre al sindaco e alla consorte sono finiti sotto la lente di ingrandimento i rapporti con la criminalità organizzata di 12 consiglieri comunali, e la minoranza non è esclusa.

In primis, è stato analizzato lo "stretto rapporto" tra una consigliera comunale, Liliana Iadarola, e un soggetto contiguo alla Società: "le intercettazioni rivelano che la consigliera comunale discuteva anche di questioni politico-amministrative con il compagno pregiudicato". Si menziona l'intercettazione della conversazione tra i due sul progetto di potenziamento del sistema di videosorveglianza cittadina: "La Commissione di indagine - si legge nella relazione - ha sottolineato il contenuto raccapricciante ella conversazione captata", di cui è riportato un estratto. "Gli intendimenti degli intercettati, per quanto si evince dalle conversazioni captate, hanno l'obiettivo precipuo di svuotare di contenuto ogni iniziativa finalizzata al rafforzamento di dispositivi elettronici in argomento nella nota realtà foggiana, caratterizzata da un'elevata incidenza dei reati predatori e soprattutto fortemente soggiogata dalla mafia della società foggiana".

L'ha inchiodata persino il comunicato stampa diffuso quando si è autosospesa dal partito, perché scriveva che, effettivamente, in una confidenziale e riservata interlocuzione, erano emerse delle "mere perplessità sulla efficacia deterrente del sistema di videosorveglianza".

Secondo la Commissione di indagine, "le intercettazioni hanno evidenziato un vero e proprio costume del consigliere di assecondare le influenze esercitate dal pregiudicato sulla sua attività politico-amministrativa". La conclusione a cui perviene è che sia evidente "la preoccupante commistione tra munus pubblico della consigliera comunale e rapporti tenuti a titolo personale con soggetti pregiudicati, vicini alla batteria mafiosa".

Il prefetto parla di un "inammissibile asservimento da parte di un consigliere comunale dell'interesse pubblico alla sicurezza rispetto agli interessi della criminalità organizzata", a cui si accompagna "un'attività amministrativa in materia di sorveglianza che mostra una 'compiacenza' dell'ente per imprese contigue a realtà mafiose accertate, in cui ritorna l'assordante e della batteria mafiosa Omissis".

Occhi della commissione puntati anche sulle "cointeressenze" del consigliere comunale Bruno Longo, arrestato nell'ambito dell'inchiesta Nuvola d'Oro, con soggetti vicini ad elementi di spicco della criminalità mafiosa, che la commissione ha trovato nelle carte del procedimento penale. Peraltro, nella richiesta di emissione dell'ordinanza cautelare, formulata dal pubblico ministero al Gip, risulterebbe che è residente in una casa popolare, che di fatto è abitata da un'altra persona, mentre lui vive in una villa.

Poi c'è il caso di una ex assessora, Erminia Roberto, alla quale è dedicato un corposo capitolo: la commissione di indagine ha evidenziato "una sistematica prossimità a soggetti contigui ad una delle batterie di cui si compone la associazione mafiosa denominata Società foggiana, in occasione dell'esercizio di funzioni istituzionali".

Nelle carte c'è anche il presunto voto di scambio di un campione di preferenze: la ricostruzione effettuata dalla Commissione sulla scorta degli atti di un procedimento penale pendente presso la Procura che ha avuto modo di visionare "evoca logiche latamente ricattatorie connesse all'esercizio del fondamentale diritto di elettorato attivo, piegato agli interessi di un pubblico amministratore che invece dovrebbe garantire la tutela dei diritti costituzionalmente garantiti".

Per un consigliere comunale di minoranza, Giulio Scapato, si rispolverano gli atti dell'operazione Piazza Pulita, quando era assessore. Anche la Commissione di Indagine, poi, stigmatizza l'episodio dell'ex presidente del Consiglio comunale, Leonardo Iaccarino, che ha sparato colpi a salve per festeggiare il Capodanno.

Significativo anche il paragrafo relativo ai dipendenti comunali. "La commissione - si legge - ha analizzato le posizioni soggettive dei dipendenti comunali sul conto dei quali sono emerse 114 posizioni con pregiudizi di polizia". La relazione analizza qui più approfonditamente il caso della consorte del sindaco e si evidenzia che la scelta dell'ufficio assegnato è "sintomatica di una gestione personalistica del ruolo istituzionale".

La terza parte della relazione è dedicata alla trattazione del "delicato tema delle attività e dei servizi e dei relativi appalti" in cui la commissione ha avuto modo di "rilevare sistematicamente illegittime procedure di aggiudicazione ma - e questo risulterà ancor più grave quanto in incontrovertibile - la circostanza che i titolari o prossimi congiunti affini o sodali delle società che erogano detti servizi risultino collegati direttamente o indirettamente nel mondo della criminalità organizzata foggiana in un inquietante intreccio tra gestione del bene pubblico e il mondo criminale del malaffare".

Sono finiti ai raggi X la gestione degli impianti semaforici, la gestione e manutenzione del sistema di videosorveglianza cittadino, l'accertamento e riscossione dei tributi, i servizi cimiteriali, la gestione dei bagni pubblici, il servizio di manutenzione del verde pubblico, il servizio del personale ausiliario nelle scuole comunali per l'infanzia e gli alloggi popolari.

Nelle conclusioni, il prefetto evidenzia come si siano colti più volte, attraverso gli esposti anonimi citati nel lavoro, "segnali di percezione nella comunità locale di una presenza 'opprimente' dei clan locali in settori economici di primaria importanza e nei servizi erogati dall'ente comunale, talvolta 'adeguati' agli interessi della criminalità organizzata".

La commissione "ha fornito un copioso materiale informativo in ordine ai collegamenti diretti o indiretti di amministratori con soggetti appartenenti o contigui ai gruppi mafiosi locali, dal quale emerge un vero e proprio asservimento del munus pubblico agli interessi delle batterie mafiose di riferimento".

"Gravissimo" viene definito, per esempio, il caso della consigliera comunale che "condivideva con il compagno l'intento di svuotare il contenuto di ogni iniziativa volta al potenziamento del sistema di videosorveglianza urbana", un "comportamento inammissibile".

Nel caso della ex assessora che "nell'esercizio dell'attività istituzionale usava finalizzare la consegna pro manibus di denaro a titolo di contributo assistenziale ai destinatari ai quali consegnava contestualmente volantini elettorali", per il prefetto "è difficile ipotizzare solo malcostume amministrativo, per quanto riprovevole, quando uno dei beneficiari appartiene a una famiglia mafiosa". Il suo settore, secondo la Commissione, era caratterizzato da un "disordine amministrativo inestricabile".

Il Comune di Foggia, secondo la commissione e il prefetto, si inserisce in "un intreccio di sangue e interessi" con una inaudita compiacenza per le imprese. "La superficialità del Comune di Foggia nelle verifiche antimafia, anche in presenza di contratti milionari, ha espresso una vulnerabilità del sistema pubblico rispetto agli interessi della criminalità mafiosa in un settore, quello dei servizi cimiteriali, particolarmente esposto agli appetiti della mafia del caro estinto". Ma il "dato impressionante è certamente rappresentato dal fatto che in tutte le ditte o nelle vicende amministrative oggetto di disamina, ampiamente descritte, si registra quale denominatore comune la presenza diretta o indiretta degli esponenti della criminalità organizzata più e più volte citati o di persone a loro vicine".

"Scarsa attenzione dell'amministrazione comunale - si legge nelle ultime pagine - si è riscontrata nell'attività di controllo del territorio in particolare nel contrasto alla occupazione abusiva di alloggi popolari da parte di soggetti appartenenti alla criminalità mafiosa".

Da ultimo, il prefetto ritiene di condividere la valutazione della commissione che rileva come tutte le vicende, al di là della loro valenza oggettiva, "inducono sulla comunità locale un'inevitabile percezione di sfiducia nella pubblica autorità". Il prefetto parla di una "legalità debole" al Comune di Foggia, "in un contesto caratterizzato dalla pervasiva presenza della malavita organizzata". Vi è stata "se non una connivenza - conclude - una sostanziale acquiescenza o comunque un incapacità di intervento da parte dell'amministrazione comunale".

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