Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

Come la mafia si è presa la città distratta: appalti come ‘cavallo di Troia’ e il ‘munus’ pubblico decomposto dai fenomeni corruttivi

Nella relazione del prefetto Esposito, allegata al Decreto del presidente della Repubblica, "l'intreccio di sangue e interessi" in Comune. Pochi tratti, ma incisivi, per descrivere il contesto nel quale si sono strette e radicate quelle dinamiche che hanno portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose

Gli appalti come ‘cavallo di Troia’ della mafia, il ‘munus’ pubblico decomposto e la città distratta e, forse, anche rassegnata. Pochi tratti, ma incisivi, per descrivere il contesto nel quale si sono strette e radicate quelle dinamiche che hanno portato il Comune di Foggia allo scioglimento per infiltrazioni mafiose.

Il dettaglio dei fatti presi in esame dalla commissione d’accesso sono passati in rassegna nelle 135 pagine della relazione firmata dal prefetto Carmine Esposito, allegata al Decreto del presidente della Repubblica pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e toccano gran parte degli ambiti della cosa pubblica (qui il dettaglio). Tutti episodi che, alla spicciolata, facevano capolino nelle operazioni delle forze dell’ordine e dalle notizie di cronaca.

Ma il prefetto pone l’accento anche su quell’atteggiamento “tollerante” o “inerte”, tanto dell’amministrazione quanto della comunità. “Si sono colti più volte, attraverso esposti anonimi, segnali di percezione nella comunità locale di una presenza opprimente dei clan locali in settori economici di primaria importanza e nei servizi erogati dall’Ente comunale, talora adeguati agli interessi della criminalità organizzata”, si legge.

“La presenza delle organizzazioni mafiose grava pesantemente sulla vita sociale e politica delle comunità, con intrecci che possono limitarsi anche al semplice condizionamento laddove si registri una “tolleranza” o una “inerzia” da parte delle Amministrazioni: queste inerzie non comportano evidentemente una partecipazione attiva da parte degli amministratori o dei funzionari comunali alle attività, apparentemente lecite, delle organizzazioni mafiose, ma non per questo sono meno rilevanti, poiché su queste inerzie o su queste tolleranze si radica nella pubblica opinione locale la percezione della impunità e addirittura della inattaccabilità delle organizzazioni mafiose”.

Ma nel comune di Foggia c’è di più. “Recenti inchieste giudiziarie hanno evidenziato un contesto politico-amministrativo in cui si assiste ad una vera e propria ‘decomposizione’ del munus pubblico, attraverso fenomeni corruttivi”, di cui sono stati protagonisti esponenti dell’amministrazione comunale. “La corruzione degli amministratori pubblici, è noto, costituisce il ‘avallo di Troia’ per il condizionamento mafioso dell’attività amministrativa: buona parte dell’espansione economica della mafia passa attraverso gli appalti pubblici, che vengono a costituire uno strumento di controllo del territorio e uno strumento di consenso sociale, perché permettono di fidelizzare un ingente numero di persone e orientare il diritto di voto”.

La Commissione ha fornito un copioso materiale informativo in ordine ai collegamenti diretti o indiretti di amministratori con soggetti appartenenti o contigui ai gruppi mafiosi locali, dal quale emerge un vero e proprio asservimento del munus pubblico agli interessi delle batterie mafiose di riferimento.

“In questo ‘intreccio di sangue e di interessi’ si inserisce il Comune di Foggia, con una inaudita compiacenza per le imprese, che sconfina nell’ingerenza della Giunta”, scrive il prefetto Esposito. “La superficialità del Comune di Foggia nelle verifiche antimafia, anche in presenza di contratti milionari, ha espresso una vulnerabilità del sistema pubblico rispetto agli interessi della criminalità mafiosa, in un settore, quello de servizi cimiteriali, particolarmente esposto agli appetiti della mafia del caro estinto”, ad esempio.

Il dato impressionante è certamente rappresentato dal fatto che in tutte le ditte o nelle vicende amministrative oggetto di disamina, ampiamente descritte, si registra, quale denominatore comune, la presenza, diretta o indiretta, degli esponenti della criminalità organizzata, o di persone a loro vicine.

“In un contesto caratterizzato dalla presenza di una agguerrita criminalità organizzata di tipo mafioso, la soglia di attenzione sulle cautele antimafia è stata bassa così da istituzionalizzare un favor per imprese collegate alla criminalità organizzata, perseguito anche attraverso un ingiustificato frazionamento dei contratti”, aggiunge.

Scarsa attenzione dell’Amministrazione comunale si è riscontrata nell’attività di controllo del territorio, in particolare nel contrasto all’occupazione abusiva di alloggi popolari da parte di soggetti appartenenti alla criminalità mafiosa: “Si tratta di un generalizzato atteggiamento di tolleranza, oggettivatosi in deroghe ingiustificate all’ordine cronologico nella trattazione delle pratiche, che hanno consentito ad esponenti di famiglie mafiose l’uso ‘indisturbato’ degli alloggi popolari, a discapito dei cittadini aventi diritto”.

Si percepisce, dall’esame della relazione, una sorta di logica “spartitoria” tra i vari soggetti contigui o organici alla criminalità organizzata. Nel complesso, l’Amministrazione comunale appare in più occasioni testimone passiva, in altre protagonista, delle vicende illustrate dalla Commissione: “Non si registrano iniziative concrete per rimuovere le situazioni di infiltrazione malavitosa descritte, né si fa ricorso, con la dovuta efficienza, ai rimedi che pure offre la normativa antimafia”.

Le situazioni descritte hanno indotto e consolidato vantaggi diretti di appartenenti alla consorteria mafiosa, in alcuni casi con una sorta di “privatizzazione” dei servizi pubblici, sottratti, con audaci aggiustamenti procedimentali, alla libera concorrenza e all’economia sana. In sintesi: “Queste circostanze, in uno con le relazioni personali pure ampiamente illustrate, denotano la capacità del contesto delinquenziale di Foggia di incidere sull’Amministrazione e di condizionare le decisioni degli organi comunali, e rendono plausibile l’esistenza di un condizionamento, tale da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi comunali, e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità dell’Amministrazione, nonché il regolare funzionamento dei servizi”.

E la comunità? “Il cittadino comune è ben conscio della situazione: non può certamente favorire una riaffermazione della legalità il fatto che determinati soggetti, direttamente o indirettamente, siano protagonisti a vario titolo della vita economica o sociale della comunità. Non può vedersi imparzialità nella gestione del Comune, laddove le solite famiglie continuino a gestire l’economia in maniera indisturbata”, rileva il prefetto. “Il complesso di questa situazione denota pertanto un generale stato di precaria funzionalità dell’Ente e soprattutto una legalità ‘debole’, in un contesto caratterizzato dalla pervasiva presenza della malavita organizzata. Il Comune, proprio in ragione delle anzidette problematiche, non appare in grado di costituire un filtro efficace alle inevitabili pressioni che da un siffatto, difficile contesto derivano”.

Questa situazione finisce per essere funzionale agli interessi ampiamente descritti, direttamente o indirettamente riconducibili a esponenti della criminalità organizzata, che si sostanziano nell’esigenza, per loro fondamentale, di mantenere il vantaggioso status quo. “A fronte di tali interessi, vi è stata se non una connivenza, una sostanziale acquiescenza o comunque un’incapacità di intervento da parte dell’Amministrazione comunale. In effetti, le criticità riscontrate in sede di accesso hanno riguardato proprio i settori in cui si appuntano i sostanziali interessi degli esponenti della cosca”.

Se è vero che diverse di queste deviazioni sono addebitabili all’apparato burocratico, è però altrettanto vero che nei confronti di questo non vi è stato da parte del vertice politico-amministrativo l’esercizio di alcun efficace controllo o vigilanza. “Una siffatta situazione – conclude il prefetto - non può che essere risolta mediante l’adozione di un’incisiva azione di ripristino della legalità e di buone prassi che rendano il Comune di Foggia capace di respingere i tentativi di infiltrazione da parte della criminalità organizzata”.

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