Arrestato dopo la latitanza e già scarcerato: per la "mente" della banda del caveau non sussiste un reale pericolo di fuga

Il motivo della scarcerazione è semplice: non sussiste, allo stato, un reale pericolo di fuga. Il prossimo 28 febbraio, intanto, l'uomo comparirà dinanzi alla Corte di Appello di Bari, che dovrà pronunciarsi in merito alla richiesta di estradizione avanzata dalla magistratura svizzera

Foto di repertorio

Torna in libertà, Gioacchino Capocefalo, l'uomo di Cerignola ritenuto dagli inquirenti la "mente" della banda che, un anno fa, in Svizzera, tentò il colpo milionario al caveau della "Loomis", importante società di trasporto valori e preziosi con sede a Chiasso, dove avrebbe trovato 50 milioni di franchi.

La scorsa settimana, più precisamente il 20 febbraio, Capocefalo si costituì presso la caserma dei carabinieri di Cerignola, dopo una latitanza di oltre 8 mesi. Il motivo della scarcerazione è semplice: non sussiste, allo stato, un reale pericolo di fuga.

Il prossimo 28 febbraio, intanto, l'uomo comparirà dinanzi alla terza sezione della Corte di Appello di Bari, che dovrà pronunciarsi in merito alla richiesta di estradizione avanzata dalla magistratura svizzera; ipotesi non condivisa dal legale difensore dell'uomo, l'avvocato Antonio Merlicco, ritenendo il caso di competenza della giustizia italiana.

Per il colpo, lo ricordiamo, era stata messa su una vera e propria impresa criminale alla “Ocean’s Twelve” (da cui il nome dell’operazione) con 18 persone - arruolate tra Cerignola, Foggia e Bari - tutti ‘specialisti’ del crimine pronti a fare cartello per l’obiettivo comune. Al punto da 'investire' circa 40mila euro per materiale ed equipaggiamento propedeutico al colpo.

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