Lacrime e abbracci a Casa Sollievo, in due giorni 7 guariti lasciano l'area Covid: "Siamo la famiglia dei nostri pazienti"

Migliorano le condizioni dei degenti in terapia intensiva. Un paziente più grave è in Ecmo al momento con buoni risultati. Il personale sanitario comincia a vedere gli effetti delle cure: "Diventiamo un po’ la famiglia dei nostri pazienti"

Il personale sanitario di Casa Sollievo

Sono sette i pazienti negativi al doppio tampone, e pertanto definiti “guariti”, che negli ultimi due giorni sono stati dimessi al proprio domicilio dall’area Covid19 della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. L’evoluzione del decorso clinico ha permesso di raccogliere finalmente i risultati da tutti attesi. Il cauto ottimismo dell’ultima settimana ha confermato, così, i concreti effetti dei protocolli di cura gratificando quanti, dal personale sanitario a quello socio-sanitario e di supporto, quotidianamente si dedicano all’assistenza ed alla cura dei pazienti.

"Oltre ai sette dimessi a domicilio - ha dichiarato Giovanni Battista Bochicchio, direttore sanitario dell’Istituto - seguiranno altre dimissioni nella prossima settimana di pazienti già in buone condizioni, ai quali bisogna praticare il doppio tampone che dovrà, com’è noto, risultar essere negativo. Abbiamo avuto, inoltre, due pazienti dimessi dalla rianimazione e traferiti in degenza ordinaria, oltre ad altri tre degenti ancora in rianimazione ma che sono già stati “stubati” ed in rapido miglioramento. Un paziente più grave, infine, è in Ecmo (Extra Corporeal Membrane Oxygenation) al momento con buoni risultati". Positività e speranza, quindi, nella parole del direttore sanitario che, ha tenuto a precisare il suo invito costante a tutto il personale dell’Istituto ad esser attenti, vigili e rispettosi delle procedure e dei percorsi definiti a loro tutela e dei pazienti.

"Toni bassi e giudizioso entusiasmo - riferisce invece il direttore generale, Michele Giuliani - non possono non esser che il giusto approccio, in questa delicata fase di lotta al contagio ed alla sua diffusione. Nello stesso tempo, però, mi è d’obbligo ricordare il lavoro e la professionalità degli operatori della Casa ai quali è rivolto il mio grazie e quello di tutta l’Opera di San Pio".

Pur nascosti da mascherine, occhiali e visiere, oggi, dietro ai sorrisi di soddisfazione dei sanitari per la guarigione dei 7 pazienti, c’è un mondo di pensieri, di preoccupazioni, di solidarietà che prendono vita in quei luoghi dagli accessi blindati della parte centrale e storica dell’Ospedale di San Pio individuata come Area Covid19. "Un mondo forse sconosciuto a chi è fuori - è il commento di alcuni giovani infermieri dell’area - oggi più che mai sentiamo viva la nostra professione, la nostra missione". Il non aver mai visto né affrontato, al pari di tanti altri colleghi più anziani, una situazione così drammatica, fa vivere tutti gli operatori con la paura ma questo non limita o frena il loro impegno verso i pazienti, bisognosi non solo di cure, ma di sostegno, di parole di conforto e di rassicurazioni. Il personale sanitario e socio-sanitario rappresenta l’unico contatto con il mondo per chi, isolato dagli affetti familiari, si trova a combattere contro un nemico invisibile e spietato. "Diventiamo un po’ la famiglia dei nostri pazienti - concludono - la loro finestra sul mondo. Cerchiamo di toglier la paura dai loro occhi, ci parliamo, li ascoltiamo, li coccoliamo. I nostri telefoni diventano il contatto con i loro cari. Ottenere un loro sorriso ci provoca un sorriso. E questo fa bene a tutti".

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