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Roberto Caione

Roberto Caione

"Sto morendo vero?". Roberto, l'angelo del 118 che ha salvato la vita ad un agricoltore: "Scena agghiacciante, gli ho stretto la mano"

È il soccorritore intervenuto per primo nelle campagne di Orta Nova dove un uomo è rimasto incastrato sotto un mezzo. Non c'erano ambulanze con medico a bordo disponibili. Ha praticato le manovre salvavita e ha evitato che chiudesse gli occhi

"Mi guardava negli occhi, aveva paura, mi ha detto 'sto morendo, vero?', gli ho risposto 'non ti preoccupare stanno arrivando i vigili del fuoco e ti tiriamo fuori subito. Dammi la mano'. E mi ha stretto la mano". Ha ancora lo sguardo di quell'uomo impresso nella mente. Roberto Caione, autista soccorritore del 118 da dieci anni, ha la voce tremolante per la commozione quando rivive quei momenti concitati. È arrivato per primo, insieme alla sola collega soccorritrice, senza infermerie o medico, nelle campagne di Orta Nova, che è anche la sua città, dove un agricoltore venerdì pomeriggio è rimasto coinvolto in un grave incidente.

Guida l'ambulanza dell'associazione Pubblica Assistenza Croce Ble di Ascoli Satriano, ma la 'fortuna', come dice lui, è che è anche uno studente del secondo anno di Infermieristica e a 37 anni ha già maturato un'esperienza decennale. Ripercorre con la voce rotta dall'emozione il provvidenziale intervento salvavita: "Siamo stati allertati per un codice rosso. Ci riferivano che un signore si era ribaltato con un mezzo agricolo. Il problema è che noi eravamo senza infermiere, c'eravamo solo io e la mia collega, una soccorritrice, e la centrale operativa ci ha chiesto di intervenire in prima battuta, in quanto tutte le ambulanze erano impegnate per via delle altre emergenze". 

Non era momentaneamente disponibile alcun equipaggio del 118 con il medico a bordo. "Arrivati sul posto, ci siamo trovati di fronte ad una scena agghiacciante. Mi sono infilato sotto il mezzo, ho visto il braccio ormai ridotto a brandelli, e ho praticato quelle che potevano essere tutte le manovre salvavita per quella persona. Ho cercato di tenerlo sveglio perché alternava momenti di lucidità alla perdita dei sensi".

Gli ha inserito l'accesso venoso e lo ha stabilizzato. Dalle sue parole emerge l'umanità e la sensibilità del personale quotidianamente impegnato nelle emergenze. "C'era il papà di questo ragazzo che diceva 'aiutalo, tiralo fuori, ti prego'. E io ho dovuto operare, quello che sapevo fare l'ho messo tutto in pratica - racconta Roberto - Lo chiamavo per nome. Poi gli ho messo l'ossigeno, ho preso i parametri vitali, anche se il paziente era stabile incominciava ad essere stanco, per la posizione. È stato praticamente risucchiato dalla fresa, poi per fortuna sono arrivati i colleghi da Foggia, con i vigili del fuoco, c'erano anche i carabinieri sul posto e insieme lo abbiamo estratto dall'imbuto di questa fresa, ed è stato trasportato immediatamente in ospedale. Poi mi sono interfacciato con la collega dell'ambulanza di Foggia che mi ha riferito come durante il trasporto, nei momenti di lucidità, lui continuasse a fare il mio nome, quello del ragazzo che lo aveva tenuto sveglio. 'Gli devo tanto' ha detto". Purtroppo, l'uomo ha subito l'amputazione del braccio, ma è stabile e non è in pericolo di vita.

"Da quando sono nel 118 ogni intervento non è mai come un altro, ogni volta che partiamo è sempre diverso. Per arrivare a Orta Nova da Ascoli ci sono quasi venti chilometri e l'adrenalina sale sempre di più".

Non c'è solo la pandemia, che richiede anche agli operatori del servizio di emergenza-urgenza di bardarsi con tutte le implicazioni che comportano i dispositivi di protezione individuale da cui si liberano solo dopo la sanificazione, dall'evitare il contatto con gli oggetti fino al posticipare i bisogni fisiologici o rinunciare a un sorso d'acqua. Ma oltre al Coronavirus, c'è la drammatica 'routine' degli incidenti stradali, degli infarti e tutti gli altri soccorsi. Non ci sono solo i medici e gli infermieri in corsia, ma anche gli operatori delle ambulanze. "Noi ci siamo - dice Roberto, rincuorato oggi dal pensiero di quell'uomo che è riuscito a tenere stretto alla vita come alla sua mano - e ci saremo sempre".

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