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Cronaca

Le rivelazioni del pentito Villani: "La mafia non voleva uccidere Panunzio"

Per il neo-collaboratore di giustizia, l’omicidio dell’imprenditore edile foggiano sarebbe frutto di un ordine disatteso da un uomo del commando, allora semplice affiliato poi divenuto capo-clan

La ‘Società Foggiana’ non doveva uccidere Giovanni Panunzio. L’omicidio dell’imprenditore edile foggiano, assassinato nel 1992 per essersi opposto al racket, sarebbe quindi frutto di un ordine disatteso da un uomo del commando, allora semplice affiliato poi divenuto capo-clan.

E’ quanto sostiene il neo-pentito Patrizio Villani nel verbale - 130 pagine di confessioni e rivelazioni -  depositato ieri dai due pm della Dda di Bari nell’ambito del processo ‘Decima Bis’, che si sta celebrando nelle formule del rito abbreviato nell'aula 'bunker' di Bitonto, davanti al gup Carfagna. La rivelazione è stata rilanciata dall’agenzia Ansa. L’uomo chiamato in causa non fu, però, mai accusato dell’omicidio Panunzio, che invece vide alla sbarra il foggiano Donato Delli Carri, condannato a 26 anni di reclusione in via definitiva. Quest’ultimo fu inchiodato dalle parole del testimone di giustizia Mario Nero, che lo incrociò - arma in pugno - lungo la fuga. Villani, che nel processo figura anche come imputato, è detenuto dal dicembre 2016: è stato condannato a 30 anni di reclusione per l'omicidio di Roberto Tizzano, di 21 anni, e per il ferimento dell'amico Roberto Bruno, fatto di sangue avvenuto nell’ottobre di quell’anno in un bar alla periferia di Foggia.

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