Denunciò task force regionale, ex lavoratore Amica si pente: “Non ce la faccio più”

Quattro i “pentiti” che denunciarono Grandaliano, Mongelli, De Biase e Gentile. Francesco Antonio Leucci, pur di non far preoccupare la madre 95enne, da tre mesi è costretto a dire che a lavoro va tutto bene

La firme Amiu

Con Francesco Antonio Leucci ora sono quattro gli ex dipendenti di Amica che hanno ritirato la denuncia penale depositata in Procura il 21 dicembre 2012 dai 12, assistiti dall’avvocato Di Michele, nei confronti del sindaco Gianni Mongelli, del presidente Amiu, Gianfranco Grandaliano, del suo direttore generale, Antonio De Biase e dell’assessore regionale, Elena Gentile accusati di truffa, estorsione, abuso d’ufficio, interruzione di pubblico servizio e peculato per distrazione di fondi pubblici.

Sposato e con due figli, questo pomeriggio il 60enne ha trovato la forza e il coraggio di fare quello che probabilmente avrebbe voluto fare sin da subito. Esattamente come fece Roberto D’Alessandro appena tre giorni dopo la denuncia, lo stesso che oggi lo ha accompagnando in Procura e che in questi mesi – sottolinea Franco – gli ha fornito un grande supporto morale. “Un amico di cuore che mi ha aiutato a compiere una scelta che avrei voluto prendere subito”. Roberto D’Alessandro, pentito e promotore di questa iniziativa, ha cercato di convincere tutti a tornare indietro sui rispettivi passi, incassando finora la fiducia di tre colleghi.

Franco, caratterialmente introverso e timido, si è liberato di un peso che lo ha tenuto sulle spine per molto tempo. In questi mesi dichiara di aver sofferto e di aver pensato di non potercela fare. Ora, però, vorrebbe tornare a lavorare, per guadagnarsi la fiducia della famiglia e per poter garantire un futuro ai propri figli. Per non dover più raccontare a sua madre, 95enne, la bugia che a lavoro va tutto bene. Quell’occupazione sicura immaginata per una vita, ma che aveva trovato soltanto in tarda età.

“Non ce la faccio più la mattina a restare in casa come un vegetale, come l’ombra di me stesso, a farmi colpe che non ho e a pensare di essere la causa del malcontento che si respira in casa. Non dormo la notte”. Franco non avrebbe più potuto reggere questa situazione e per questo, alle 16, ha deciso di recarsi in Procura e ritirare la denuncia penale nei confronti della task force regionale.

L’ex lavoratore foggiano di Amica afferma di aver incosciamente cavalcato l’onda dell’emotività e di non essersi reso conto degli sviluppi negativi che avrebbe potuto produrre quella decisione. Di averlo fatto per paura di perdere quel lavoro, che però, paradossalmente, così facendo ha perso: “Non potevo immaginare che mi portasse a perdere il posto di lavoro”.

Il perché di questo ritardo risiede invece nel timore di essere accusato di tradimento e contemporaneamente nel rispetto che Franco nutre verso i suoi colleghi di lavoro. Ora però, insieme a Roberto e ad altri due ex dipendenti Amica, attende l’arrivo di una nuova primavera, confidando in una Pasqua più serena. “Avere una famiglia significa avere una grossa responsabilità e per questo mi auguro che tutto torni alla normalità. Spero che l’errore che abbiamo commesso ricada su di noi e non sui nostri affetti” dichiara Roberto D’Alessandro.  “Il lavoro nobilita l’uomo e serve per dare un significato alla vita. Più che chiedere scusa e ritirare la denuncia non possiamo, altrimenti ci resterebbe soltanto l’opportunità di compiere gesti folli per noi”.

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