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Giovedì, 7 Luglio 2022
Cronaca

Morte di Marco Ferrazzano: cinque foggiani rinviati a giudizio, il sesto ottiene il patteggiamento

Lo ha stabilito dal gup di Foggia, Giuseppe Ronzino. Il processo verrà celebrato dinanzi al Tribunale monocratico, prima udienza a settembre

Cinque rinvii a giudizio e un patteggiamento. E’ quanto stabilito dal gup del Tribunale di Foggia, Giuseppe Ronzino, al termine dell’udienza preliminare del procedimento relativo alla morte di Marco Ferrazzano, il giovane foggiano, forse spinto al suicidio per le pesanti condotte bullizzanti subite, la cui portata era stata amplificata attraverso alcune pagine Instagram dedicate.

Dei sei imputati - tutti di età compresa tra i 21 e i 24 anni - solo uno ha chiesto e ottenuto un patteggiamento (1 anno di reclusione e 600 euro di multa); nessun’altra richiesta di riti alternativi è stata invece avanzata dagli altri accusati, tutti assenti per rinuncia. Tra loro, anche Antonio Bernardo e Antonio Pio Tufo, attualmente detenuti e in attesa di giudizio per la  violenta rapina al bar Gocce di Caffè, all’esito della quale fu gravemente ferito il titolare, Francesco Paolo Traiano, deceduto dopo 23 giorni di agonia (qui i dettagli).

Il rinvio a giudizio era stato richiesto dalla Procura che, sul caso Ferrazzano, aveva condotto immediati approfondimenti per capire il contesto in cui era maturato il suicidio. “Questa vicenda nasce da una tragedia umana, il suicidio di un ragazzo”, ha spiegato nelle sue conclusioni il pm Marco Gambardella. “Sul punto, la Procura aveva avviato una indagine rapida, tesa a chiarire i motivi che potessero aver scatenato il tragico gesto”. Ne è venuto fuori un compendio probatorio “che impone un approfondimento dibattimentale, ritenendo Marco Ferrazzano vittima di atti persecutori, ovvero bullismo”, ha concluso. Dello stesso avviso i patroni di parte civile, gli avvocati Pio Giorgio Di Leo e Antonio Cozza, mentre le difese degli altri indagati avevano richiesto il non luogo a procedere.

Il padre: "Lotterò per Marco e per tutte le vittime di bullismo" 

Il gup ha però disposto il rinvio a giudizio per cinque degli imputati, mentre ha accolto il patteggiamento per il sesto: il giovane - che risponde del reato di truffa per la sottrazione del telefono di Marco, e che tramite il suo avvocato si è detto pentito per le sue azioni e pronto a cambiare vita - dovrà, inoltre, risarcire le parti civili costituite (padre, madre e sorella di Marco) della cifra simbolica di 510 euro; somma che padre e sorella di Marco hanno destinato, ognuno per la relativa parte, all’associazione ‘Penelope’, realtà nata 20 anni fa per offrire sostegno a tutte le persone che si ritrovano catapultate nel limbo della scomparsa di un proprio parente o amico. Per tutti gli altri, invece, si avvierà il processo dinanzi al Tribunale monocratico di Foggia (giudice Massarelli). Prima udienza prevista a settembre: gli imputati risponderanno, a vario titolo, di reati che vanno dagli atti persecutori aggravati al cyber-bullismo, dalla truffa alla diffamazione.

“Noi abbiamo prove schiaccianti dal punto di vista documentale, ma dal punto di vista testimoniale abbiamo necessità che chi sa, ha assistito o ha visionato le pagine Instagram dove Marco veniva cyberbullizzato si faccia avanti”, l’appello che l’avvocato Di Leo aveva affidato ai microfono di FoggiaToday. “E’ necessario che la cittadinanza sappia che queste cose non si devono ripetere: ci sono altri ragazzi come Marco, che stanno subendo -  e speriamo non accada ancora in futuro - questo reato infamante”.

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