Panchine viale XXIV maggio: sulla rimozione scoppia il giallo petizione

Non c'è straccio della petizione. Per Iuppa chiedeva maggiore sicurezza, mentre per Di Gioia la rimozione delle panchine. La decisione è stata presa da due assessori e un dirigente. Biagini: "Non ho firmato nulla"

Che con la rimozione delle panchine su viale XXIV Maggio il Comune sia inciampato in una clamorosa (quanto inquietante) gaffe è oltremodo evidente. Non solo si fatica a credere che alcuni amministratori possano essere talmente ingenui (e poco illuminati) da ritenere che "se ti fa male il dito, la cura è tagliare il dito". Ma la conferma è arrivata, immediata, dalla fulminea presa di distanze di alcuni elementi della coalizione di centrosinistra che governa la città ( Sel con Leonardo De Santis ma anche lo stesso presidente del consiglio comunale, Raffaele Piemontese, quasi costretto a pubbliche scuse) e dall’imbarazzato ed imbarazzante silenzio degli altri.

Ma anche dall'altrettanto repentina marcia indietro del sindaco, Gianni Mongelli, che ieri, incontrando una delegazione di commercianti del viale della stazione, ha confermato: "le panchine verranno reinstallate ma rafforzeremo i controlli".

Chi, invece, non si pente assolutamente della decisione presa sono gli stessi assessori finiti sul banco degli imputati: il democratico alle Attività Produttive Federico Iuppa e il socialista ai Lavori Pubblici, Vinicio Di Gioia. E accade così che nel giorno in cui il sindaco si affanna ad evitare la stampa e a correre  ai ripari, loro restano convinti della giustezza della decisione assunta. “Lei non sa cosa significa vivere in quella zona" il commento offerto per tutta risposta a Foggiatoday dall'assessore Di Gioia, abbastanza stizzito per le critiche piovutegli addosso. Al pari del suo collega, Iuppa: “Dovevamo dare una risposta all’esasperazione di residenti e commercianti. La petizione conterà almeno 500 firme” ci dice. Quasi che i numeri possano cambiare la sostanza. Ma è proprio qui, in questo preciso punto della storia, che lo “scandalo panchine” si colora di giallo.

GIALLO PETIZIONE: CHI L'HA VISTA? Non solo le versioni dei due assessori si dividono sui contenuti del documento (per Iuppa chiedeva maggiore sicurezza, per Di Gioia proprio la  rimozione, testuale, delle panchine). Ma non c’è verso di visionarlo. Nessuna traccia della petizione all’Ufficio Protocollo. Iuppa si affretta a chiarire: “non è passata di lì, si tratta di una sola copia, giunta direttamente nelle mie mani. E che io ho consegnato al sindaco“.

Prima anomalia, dunque: ha saltato l’iter ordinario. Non solo. Perché mettersi in contatto col sindaco per averne copia o visionare l’originale diviene impresa impossibile. Mongelli si trincera dietro un incomprensibile silenzio e la petizione, di fatto, chi scrive non ha avuto modo di vederla: seconda anomalia. Che si aggiungono alle versioni contrastanti dei due assessori relativamente al contenuto e ai tempi stessi del documento: se per Iuppa è recente, per Di Gioia si tratta di un’istanza di qualche mese fa, “che - dice-  non so se è stata reiterata di recente”. Insomma, versioni confuse e contrarie tanto quanto basta per ingenerare il sospetto che in realtà non esista alcuna petizione.

GIALLO DETERMINA. Ma c’è un secondo mistero. Per la verità presto svelato. Come si giunge tecnicamente alla rimozione? Se, infatti, Iuppa e Di Gioia si affrettano a dichiarare che si è proceduto con determina dirigenziale, il dirigente in questione, Biagini, si affretta a chiarire: “Io non ho firmato proprio niente. Peraltro l’operazione di rimozione è stata affidata ad operai del comune, quindi senza esborso di denaro. La determina non era necessaria”.

La decisione, ci spiega, fu presa nel corso di una riunione interassessorile alla quale presero parte i due assessori e il dirigente. “Si convenne di procedere in quel modo ed io all’indomani diedi disposizioni in tal senso” continua Biagini. A voce insomma. Comunicazioni orali. Una centralissima arteria cittadina si vede privare, tra lo sbigottimento dei passanti, delle panchine e non c’è  neanche uno straccio di documento che validi la legittimità dell’operazione? Esatto,non c‘è. “Ma tanto domani verranno reinstallate“ provano a minimizzare da Palazzo di Città.

Ma non illudetevi: non tutte. “Cominceremo con un paio” ci dice sicuro Biagini, “il riposizionamento sarà progressivo, per vedere come va”. Ma il sindaco non aveva garantito che sarebbero state reinstallate tutte e subito, riconoscendo, così facendo, anche la clamorosa gaffe dell‘amministrazione comunale? Per Biagini non è così, nessun passo indietro: “Se i problemi dovessero tornare o continuare, le toglieremo di nuovo”.

E magari se rapinano i negozi, chiudiamo i negozi. E se deturpano le opere d’arte, abbattiamo le opere d’arte. Facile, è il classico uovo di Colombo. Avrà pure avuto un merito per passare alla storia, no? O, piuttosto, un demerito? Ognuno trovi la risposta che più lo aggrada. Nel frattempo, però, in Corso Garibaldi ci si metta d'accordo e a viale XXIV Maggio, si diano risposte vere, concrete, lungimiranti.

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