Amica-Amiu: decide un referendum. Per il prefetto l’alternativa è l’esercito

Lavoratori chiamati a scegliere tra due proposte. Per Amiu l'una vale l'altra. Entro domani, a mezzogiorno, l'accordo dovrà essere sul tavolo del giudice Gentile. I sacchetti anche oggi sono rimasti per strada

Vico Galliano 28 settembre 2012

Quasi 8 ore di vertice ieri in Prefettura e un finale inatteso: le sorti dei lavoratori Amica le deciderà un referendum. La consultazione aziendale si terrà oggi, alle 13.00, in Corso del Mezzogiorno.

Dopo un confronto aspro, teso, a tratti sfibrante, tra sindacati, Amiu e amministrazione comunale di Foggia, con il timore, sempre dietro l’angolo, che il banco potesse saltare da un momento all’altro, la mediazione del Prefetto, Luisa Latella, ha consentito di convogliare in extremis le diverse posizioni attorno a due proposte, ritenute entrambe giuridicamente e finanziariamente percorribili, che i sindacati hanno deciso di mettere ai voti anche per conferire alla scelta piena legittimazione.

Più volte, infatti, nel corso della trattativa i lavoratori non hanno nascosto la volontà di sfiduciare le sigle sindacali, preferendo presenziare direttamente al tavolo della contrattazione (sintomatica in tal senso è l’aggressione subita due giorni fa dalla sindacalista Cgil Francesca Tavano, alla quale sarebbe stato lanciato un giubbotto in testa da un lavoratore mentre si recava a Palazzo di Città per presenziare all’ennesimo vertice).

Da un punto, in ogni caso, non si sfugge: bisogna demansionare, per fare economia e far scendere il costo del lavoro, oggi troppo oneroso. Si tratta ora di capire come.

DUE PROPOSTE. Tecnicamente i lavoratori sono chiamati a scegliere tra due strade: 1) tornare alla pianta organica del 2004 (dunque eliminando tutte le promozioni, tante, intervenute successivamente) e gli assunti 2008 (anno del boom pare di capire) riportarli al livello di partenza (il che implicherebbe 32 ore lavorative e una busta paga più leggera, parametro B) ; 2) applicare a tutti lo stesso trattamento, con la riduzione generalizzata di un livello (30 ore lavorative, busta paga più passa – parametro B).

AMIU: “SCELGANO I LAVORATORI”. Per Amiu l’una vale l’altra. Entrambe  le proposte infatti, conti alla mano, porterebbero ad un risparmio in cassa di almeno 4milioni di euro, facendo scendere il costo del lavoro al 65% (oggi l’incidenza sulla spesa complessiva è pari all’82%): ed è questo l’unico vincolo, inderogabile, imposto dall’azienda barese per accollarsi il servizio rifiuti in città per i prossimi 18 mesi attraverso la formula del fitto di ramo d’azienda.

TEMPO SCADUTO. SI RISCHIA L’EMERGENZA. Il sindaco Gianni Mongelli ha sperato fino all’ultimo nella chiusura dell’accordo, interloquendo spesso direttamente con i lavoratori per condurli alla “ragione”. Di tempo, infatti, non ce n’è più. Entro domani, a mezzogiorno, l’accordo dovrà essere sul tavolo del giudice Gentile. E il prefetto Luisa Latella – che ieri ha preso contatti con il Ministero dell’Interno- ha fatto subito intendere, già ad inizio vertice, che “non tollererà una degenerazione sul fronte igienico-ambientale in città”.

L’ ALTERNATIVA E’ L’ESERCITO” ha chiarito il prefetto, annunciando di esser disposta anche a mediare presso il tribunale fallimentare per rimuovere il secondo ostacolo che rischia di mandare all’aria trattativa: quella cauzione da mezzo milione di euro che Amiu dovrebbe depositare subito e che il presidente Gianfranco Grandaliano non è intenzionato a versare (“l’azienda barese non dovrà rimetterci un euro” su questo, il presidente, è stato chiaro).

Intanto i sacchetti anche oggi sono rimasti per strada. L’emergenza è dietro l’angolo. Ieri sul tavolo del prefetto c’era la comunicazione della curatrice fallimentare Mirna Rabasco che informava la rappresentante del governo dell’interruzione volontaria di pubblico servizio da parte dei lavoratori.

 

 

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