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Immagine di repertorio

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Accuse shock da parte della madre e dei fratelli, ma per il Riesame è tutto finto: fine dell'incubo per un giovane agricoltore

Il Tribunale della Libertà sconfessa ogni addebito e, annullando l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Foggia, revoca la misura applicata a carico di un 26enne di Mattinata

Giovane agricoltore messo alla gogna con accuse shock (gravi maltrattamenti in famiglia, il tentativo di investire la madre con l’auto e di accoltellare il fratello), ma il Tribunale della Libertà sconfessa ogni addebito e, annullando l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Foggia, revoca la misura applicata.

E’ quanto deciso dai giudici del Riesame nella giornata di ieri, 6 luglio, a carico di un giovane agricoltore di Mattinata ("che nonostante la giovane età è stato dipinto come un orco capace di generare brutalità e nefandezze”, stigmatizza il legale, l’avvocato Pierpaolo Fischetti), nei confronti del quale vi era una pesantissima accusa, da oltre dieci anni di galera, per maltrattamenti in famiglia aggravati, molteplici denunce a suo carico corredate da referti medici e relazioni dei carabinieri, diversi interventi di forze di polizia e mezzi del 118.

Una vicenda gravissima, perché a generare le incolpazioni non sono persone qualsiasi bensì la madre e i suoi fratelli, oltre ad altri stretti congiunti i quali non si sono risparmiati su nulla esponendo condotte dell’indagato definite prevaricatrici, umilianti, aggressive, sia sul piano verbale che fisico, ripetute abitualmente dal 2010 ad oggi “…il che comportava l’insaturazione nelle mura domestiche di un clima di umiliazione e sofferenza fisica e morale ai danni dei propri conviventi, come riferito dagli stessi e dalle persone informate sui fatti escusse, nonché evincibile dal sofferto abbandono dell’abitazione familiare cui sono stati progressivamente indotti”.

In un quadro così traumatico e triviale ai più sarebbe apparso arduo per l’incriminato venirne accapo da solo e senza alcun elemento suscettibile di essere valutato in suo favore. “E invece passo dopo passo, leggendo e rileggendo, e ancora una volta rivedendo le carte procedimentali c’era una distonia di fondo che toglieva il sonno, una nota stonata in una composizione all’apparenza poderosa”, continua il legale. “Poi i manifesti riscontri cercati con una indagine difensiva senza soluzione di continuità e, direi, per certi versi disperata e disparata, i primi risultati e infine una architrave accusatorio frantumatosi sotto i colpi di prove irrefragabili e soprattutto scientifiche”, continua il difensore, che chiede il riserbo sulla vicenda processuale perché ancora in essere. “Certamente il tutto ora è a favore del mio assistito che in un attimo si è ritrovato da solo, nell’accezione più radicale di tale lemma, ma mai perso anche perché è compito di ogni avvocato sostenere il proprio assistito fino in fondo, fino alla verità”.

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