Cronaca

Morto nell'alluvione del Gargano, gli eredi chiedono maxi risarcimento da 1,5 milioni: "Tragedia poteva essere evitata"

La tragedia poteva e doveva essere evitata: questo sostengono la vedova, i due figli e i quattro nipoti dell’anziano, evidenziando come la disgrazia sia stata causata dalla mancata manutenzione, da parte degli enti preposti, dei canali Ulse e Calena

Il recupero della salma - Immagine di repertorio

Gli eredi di Vincenzo Blenx puntano il dito contro gli enti ritenuti responsabili della morte del 70enne di Peschici, avvenuta per annegamento durante la grave alluvione che, nel settembre del 2014, flagellò il Gargano mietendo due vittime: oltre al pensionato di Peschici, infatti, due giorni prima perse la vita anche il giovane pastore di Carpino, Antonio Facenna.

La tragedia poteva e doveva essere evitata: questo sostengono, nel concreto, la vedova, i due figli e i quattro nipoti dell’anziano, evidenziando come la disgrazia sia stata causata dalla mancata manutenzione, da parte degli enti preposti, dei canali Ulse e Calena. I corsi d'acqua, sostengono, sarebbero esondati perché incuria e negligenze varie ne hanno drammaticamente compromesso la funzione di mitigazione del rischio idraulico.

E, per questo motivo, chiedono un maxi-risarcimento ai cinque enti ritenuti a vario titolo coinvolti nella vicenda - Comune di Peschici, Anas, Regione Puglia, Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale e Consorzio di bonifica Montana del Gargano – quantificato in 1 milione e mezzo di euro. La famiglia è assistita legalmente dagli avvocati Giovanni Maggiano (nella foto in basso) e Rosario Follieri. La prima udienza è fissata per il prossimo 17 dicembre al tribunale di Foggia.

Il procedimento penale scaturito dalla vicenda, lo ricordiamo, si era concluso con l’archiviazione del caso, per via della mancata possibilità di risalire ai soggetti responsabili. “Quei canali avevano già registrato esondazioni nell’ottobre del 2007 e nel dicembre 2013, ovvero 9 mesi prima della tragedia”, spiega a FoggiaToday l’avvocato Giovanni Maggiano. “Nonostante l’archiviazione del procedimento penale, noi riteniamo che dal punto di vista civilistico sia assolutamente riscontrabile la responsabilità degli enti convenuti”.

“Il giudice civile deve porre a fondamento della sua decisione la regola di diritto del 'più probabile che non'…'” continua. “Quindi, Vincenzo Blenx sarebbe ancora vivo se gli enti in questione avessero posto in essere gli interventi manutentivi che erano stati individuati ma non realizzati”. Al momento non esistono casi analoghi in giurisprudenza, “ma i principi posti a fondamento della nostra azione giudiziaria sono tali da ritenere che l’esito del giudizio possa essere conforme alla nostra domanda”.

Si apre dunque un nuovo capitolo giudiziario: “Una vicenda che la famiglia affronta con molto dolore - conclude l’avvocato Maggiano - perché nonostante sia passato tanto tempo, ancora non riesce a spiegarsi come possa accadere che una persona possa uscire di casa, percorrere in auto poche centinaia di metri e ritrovarsi scaraventato in un canale e poi nel mare Adriatico, venendo ritrovato straziato e ormai senza vita, dopo due giorni di permanenza in mare”.

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