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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

17 parti offese e un paziente foggiano deceduto, l'oncologo Rizzi accusato di concussione e truffa davanti al Gup: "Risarcirò i danni causati"

Questa mattina, dinanzi al Gup del Tribunale di Bari, Francesco Agnino, il professionista si è impegnato a formulare una proposta risarcitoria entro la data del rinvio dell’udienza, fissata al prossimo aprile

Si è impegnato a “risarcire il danno causato”, l’oncologo pugliese Giuseppe Rizzi, arrestato nel maggio scorso con l’accusa di concussione continuata e truffa aggravata in danno di pazienti, perlopiù malati terminali, indotti a pagare per cure spacciate come salvavita, ma rivelatesi inefficaci.

Questa mattina, in sede di udienza preliminare, dinanzi al Gup del Tribunale di Bari, Francesco Agnino, il professionista, rappresentato dall’avvocato Gaetano Sassanelli, ha dichiarato di voler risarcire il danno alle varie parti offese individuate nell’inchiesta. Pertanto, lo stesso si è impegnato a "formulare una proposta risarcitoria" entro la data del rinvio dell’udienza, fissata al prossimo aprile.

Se ciò non dovesse avvenire - ovvero se l’imputato viene meno all’impegno, o se le parti civili rifiutano la proposta - il processo andrà avanti con la costituzione delle parti civili e si proseguirà con l'udienza preliminare istruttoria.

Sono 17, ad ora, le parti offese che, in mattinata, hanno preannunciato la volontà di costituirsi parte civile nel procedimento contro l’oncologo e la compagna, co-indagata nel medesimo procedimento. Tra le vittime del medico, e caso indice dell'indagine, vi era un paziente foggiano, deceduto nel 2019, indotto a consegnare al professionista fino a 130mila euro nella speranza di guarire da un carcinoma definito "irreversibile".

L’uomo, di 60 anni, è morto nel giro di un anno, consumato dalla malattia che - contrariamente alle promesse - non gli ha dato scampo. Nel caso specifico viene contestato il fenomeno di concussione aggravata e continuata. Negli altri casi (il reato contestato è quello di truffa aggravata) si tratta di condotte perpetrate a a partire dal 2017, ma ci sono anche altre denunce risalenti al 2010, i cui fatti non possono essere perseguiti perché è già maturata la prescrizione.

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