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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Cronaca San Marco la Catola

'Zia Mea' rapinata e uccisa in casa: chiesti 22 anni per il presunto responsabile

L'omicidio sconvolse la piccola comunità di San Marco La Catola. Per il fatto, è in attesa di giudizio, dinanzi alla Corte d'Assise di Foggia, il 30enne reo-confesso Felice Cassano

“Non abbiamo la pistola fumante, ma ci troviamo ugualmente di fronte ad un caso di omicidio volontario, la cui condotta è ancor più violenta se letta alla luce della corporatura, dell’età e della fragilità della vittima”. Così il pm Roberto Galli, ha inquadrato l’omicidio della 90enne Filomena D’Antino, conosciuta in paese come 'Zia Mea', avvenuto nella sua abitazione, a San Marco La Catola, nell’aprile dello scorso anno (qui i dettagli).

Per il fatto venne subito individuato ed arrestato dai carabinieri, con l’iniziale accusa di omicidio preterintenzionale, rapina aggravata e spaccio di sostanza stupefacente, il 30enne Felice Cassano, reo-confesso e attualmente detenuto presso la casa circondariale di Bari. L’uomo è in attesa di giudizio, dinanzi alla Corte d’Assise di Foggia (presidente Mario Talani): per lui, questa mattina, la pubblica accusa ha richiesto una pena complessiva a 22 anni reclusione, compensando l'eventuale concessione delle attenuanti generiche con le aggravanti contestate. Per quanto attiene, invece, i reati in materia di droga, la richiesta è di 1 anno di reclusione (pene accessorie come per legge).

Il fatto di sangue, lo ricordiamo, si inserisce nel contesto di una presunta rapina in abitazione: “Dopo aver strattonato e scaraventato l’anziana contro una parete, contro un camino sul quale batte la testa, l’imputato ha rovistato disperatamente, per oltre un’ora, alla ricerca di denaro o preziosi”, sottolinea il pm che aggiunge: “Quando sono arrivato sul posto, non sapevo dove mettere i piedi: era tutto a soqquadro, tutto distrutto”. Una circostanza che appare ancora più grave alla luce delle risultanze dell’esame autoptico, che hanno rivelato che l’anziana non è morta non sul colpo, ma per una emorragia. Il suo corpo, ormai privo di vita, fu trovato solo il giorno seguente, dal figlio, che aprendo l’abitazione della 90enne, la trovò esanime in una pozza di sangue.

Immediato l’allarme lanciato ai carabinieri, cui apparve subito chiaro che qualcuno era entrato all’interno della casa e che, probabilmente, aveva cercato di depredare l’anziana. Qualcuno che non si era accorto di aver lasciato in giro tante, troppe tracce. Nell’abitazione dell’imputato, oltre agli indumenti indossati per commettere il fatto, i militari sequestrarono anche piccole quantità di stupefacente di diversa tipologia. Il processo proseguirà a settembre, con l’udienza già calendarizzata dedicata alla discussione delle parti civili. La sentenza di primo grado è attesa nel prossimo autunno.

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