Teatro Giordano: il giallo della cabina di trasformazione, nuovo blitz della Procura

Ieri sono state presentate le "carte" per il collaudo. Il sistema antincendio resta il nodo da sciogliere. Cavaliere scrolla il capo: "L'importante è che si giunga a termine della vicenda"

Teatro Giordano

Una riunione fiume, iniziata al mattino e terminata nel tardo pomeriggio di ieri, ha permesso, se non altro, di sbloccare un tassello importante nella saga infinita del Teatro Giordano, finita a carte bollate e la cui riapertura – dopo 7 anni di lavori - resta ancora un’incognita per la città.

CERTIFICATI CONSEGNATI. Le due imprese coinvolte nella vicenda - la Ra.Co srl, affidataria dei lavori di restauro, e la Daga Impianti, esecutrice materiale degli impianti (e finita pertanto, assieme alla prima, in una denuncia del Comune alla Procura per un presunto subappalto non autorizzato) -  hanno presentato, infatti, tutta la documentazione relativa alle certificazioni degli impianti realizzati nella struttura.

Elementi indispensabili sulla strada della riapertura del teatro, richiesti da tempo da corso Garibaldi ma sempre trattenuti dalle imprese nel lungo braccio di ferro ingaggiato con l’amministrazione comunale.

In particolare, nei faldoni consegnati ci sarebbero tutte quelle certificazioni relative al sistema antincendio installato, che resta il vero nodo da sciogliere.

Sospiro di sollievo, dunque, a Palazzo di Città, anche se la cautela resta d’obbligo. Per l’assessore alla manutenzione dei Beni Culturali, Pippo Cavaliere, si tratta certamente di “un passo avanti importante, le imprese si sono dette disponibili a collaborare per restituire il teatro alla città”, ma le carte sono ancora tutte da vedere  e “ci vorranno almeno 15 giorni per consultarle”, fa sapere. Mentre emerge da subito la necessità di ulteriori integrazioni, questa volta da parte della stessa ditta fornitrice del sistema antincendio, “richiesta – assicura Cavaliere - già partita”.

TEMPI ANCORA LUNGHI. Nessuno, dunque, si sbilancia. I tempi, d’altronde, per la riapertura del Giordano continuano a non essere brevi. Non solo, infatti, come dicevamo, la documentazione fornita dalle imprese va scandagliata foglio per foglio (per vagliarne conformità e completezza) e altri lavoretti di rifinitura all’interno del cantiere vanno ancora completati, ma – come riconosciuto dallo stesso Cavaliere e diffuso attraverso una nota stampa - dopo 7 anni di lavori e due appalti manca ancora quella famosa cabina di trasformazione energetica per cui, per dirla in parole povere, se fosse aperto oggi, il teatro non sarebbe neanche in grado di accendere i riflettori del palcoscenico non avendo un sistema in grado di convertire la tensione erogata dall’Enel.

Il progetto esisterebbe, da due anni, con tanto di fondi europei stanziati (circa 150mila euro), ma – ed è questo il paradosso - non è mai stato affidato. Paradosso, appunto, se si pensa che si tratta di un intervento basilare quanto elementare che avrebbe dovuto essere, se non il primo,  almeno uno dei primi da prevedere ed eseguire. Incompetenza o sciatteria amministrativa? Cavaliere scrolla il capo: “l’importante è che si giunga a termine della vicenda”.

E infatti. Sarebbe già tanto. Contatti con l’Enel sono già stati presi, garantisce. Ma tra bando e lavori ci vorranno non meno di tre mesi. Altro tempo. Il timer di Foggiatoday (856 giorni il 5 maggio 2012) continua a scorrere.

NUOVO BLITZ DELLA PROCURA. Intanto nuovi atti sono stati acquisiti dalla polizia giudiziaria su delega della Procura, che si sta muovendo dopo l’esposto del Comune sul subappalto non autorizzato. Parte è stata già consegnata dagli uffici di via Gramsci, altro materiale richiesto sarà  trasmessa nei prossimi giorni.

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