Report Monitoraggio Covid: "Situazione molto grave". Crescono focolai e ricoveri

In Puglia l'indice Rt si attesta a 1,56. Il 20% dei posti letto in terapia intensiva già occupati, ma si prevede un superamento del 50% in tutte le Regioni nei prossimi 30 giorni

"La situazione epidemiologica in Italia continua a peggiorare. Si registra un indice Rt di 1,7 e oltre 500 casi per 100mila abitanti", è quanto dichiara il direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute Gianni Rezza, in merito all'ultimo Monitoraggio settimanale Covid-19, diramato ieri e riferito alla settimana che va dal 26 ottobre al 1° novembre.

"Quasi tutte le regioni sono pesantemente colpite", avverte Rezza. Nel report si evidenzia una tendenza all'aumento dei ricoveri ospedalieri, ma soprattutto si registra un incremento dei ricoveri in terapia intensiva. 

"Si conferma - si legge nel report - una situazione complessivamente e diffusamente molto grave sull’intero territorio nazionale con criticità ormai evidenti in numerose Regioni/PA italiane. La situazione descritta in questa relazione evidenzia forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri in tutte le Regioni/PA. Tutte le Regioni/PA sono classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane. ricoveri tendenza all'aumenta, incremento terapia intensiva. Situazione giustifica adozione di internventi più restrittive soprattutto nelle regioni più colpoite, necessita l'adozione di comportamenti più prudenti da parte di tutti i cittadini". 

Monitoraggio Fase 2 Report settimanale: i dati indicatori

Rt a 1,72 e allerte sulla resilienza dei servizi sanitari

Sale ancora l'indice Rt calcolato sui casi sintomatici, giunto a 1,72. Ma in quasi tutte le regioni si riscontrano valori medi superiori a 1,5. In Puglia l'indice si attesta a 1,56. Sono 9 le Regioni/province autonome, nelle quali si registrano allerte relative alla resilienza dei servizi sanitari territoriali: "Si osserva complessivamente una criticità nel mantenere elevata la qualità dei dati riportati al sistema di sorveglianza integrato sia per tempestività (ritardo di notifica dei casi rapportati al sistema di sorveglianza su dati aggregati coordinati dal Ministero della Salute) sia per completezza. Questo, ha comportato in questa settimana un ritardo nella ricezione dei dati consolidati dalle Regioni/PA per la settimana 26 ottobre – 1 novembre che al momento è il dato consolidato più recente disponibile. Di per sé, questo costituisce una ulteriore prova della generale criticità di resilienza diffusa su tutto il territorio nazionale e dovuta alla gravità della situazione epidemiologica". 

"Come conseguenza - si legge ancora nel report - questo può portare ad una sottostima della velocità di trasmissione e dell’incidenza. o Si mantiene stabile la percentuale dei casi rilevati attraverso attività di tracciamento di contatti (19,5%), e si conferma la percentuale ormai rilevante dei casi identificati per la comparsa di sintomi (35,1%). Si conferma stabile (27,4%) anche la percentuale dei casi che è stata rilevata attraverso attività di screening. É ormai non trascurabile (18,0%) la percentuale dei casi per cui non è stato riportato il motivo dell’accertamento diagnostico. o Continua ad aumentare il numero di casi non riconducibili a catene di trasmissione note (74.967 questa settimana vs 49.511 la settimana precedente) che supera l’80% dei nuovi casi segnalati in alcune Regioni/PA".

Oltre 20mila focolai attivi

Sono 21.111 i focolai attivi. Critica la situazione in alcune regioni come Abruzzo, Veneto e Lombardia, dove si è registrato un raddoppiamento del numero di focolai attivi rispetto al precedente report. In Campania il numero si è addirittura triplicato. In Puglia, invece, si registrano 134 focolai attivi, 79 dei quali di recente individuazione. 

Ricoveri e probabilità di escalation

Attualmente in Puglia si registra il 20% di occupazione dei posti letto totali di terapia intensiva e il 28% di posti letto totali di area medica. Malgrado non sia la Regione con i numeri più allarmanti, per la Puglia la classificazione di rischio è indicata come "moderata con probabilità alta di progressione ad alto rischio". Per i prossimi 30 giorni, infatti, si prevede un superamento della soglia del 50% sia per i ricoveri in terapia intensiva che per quelli in Area Medica.

Più grave è la situazione attuale in altre regioni, come Campania (31% ricoverati in area medica), Lazio (34% ricoverati totali), Liguria (49%), Lombardia (32% in terapia intensiva e 31% in area medica), Piemonte (44% area medica), Bolzano (40,3%), Valle d'Aosta (84% di posti letto di area medica già occupati). Allarmanti i numeri dell'Umbria, dove per le terapie intensive è stato già occupato il 40% di posti letto totali e il 39,6% dei posti letto di area medica. 

"Con la rapida crescita dell’incidenza - conclude il report - è sempre più frequente l’impossibilità di tenere traccia di tutte le catene di trasmissione e il rapido aumento del carico sui servizi assistenziali con aumento dei tassi di occupazione dei posti letto ospedalieri sia in area critica che non critica che caratterizza questa fase epidemica. Si conferma che è necessaria una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone in modo da alleggerire la pressione sui servizi sanitari. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che 4 non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine. Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi".

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