Cronaca

La 'guerra' dei manifesti travolge la memoria di Mario Nero. Le onoranze funebri non ci stanno: "Fango su di noi"

La replica del sindacato alle ricostruzioni dello speciale di Rai Due della trasmissione 'Anni 20'

Mario Nero

Le agenzie rappresentate dal Sindacato Operatori Onoranze Funebri di Confcommercio provincia di Foggia esprimono "una ferma condanna per l’accostamento per nulla veritiero alla mafia foggiana emersa nella trasmissione 'Anni 20' di Rai 2 e andato in onda lo scorso 8 aprile, ed esprimono forte dispiacere per le parole pronunciate da Giovanna Belluna, vicepresidente dell'associazione 'Giovanni Panunzio' e dal giornalista che l'ha intervistata".

E' quanto si legge in una nota dell'organizzazione sindacale diffusa oggi. Il riferimento è alla dichiarazione diffusa nel comunicato che annunciava il reportage, che riportava testualmente: “Nessuna agenzia funebre ha voluto fare un manifesto per ricordare Mario Nero perché, dopo 29 anni, un testimone di giustizia a Foggia è un infame”.

In verità, la stessa Belluna aveva precisato a FoggiaToday che si trattava di "tre agenzie" (e non della totalità), aggiungendo: "Ci hanno liquidato con scuse vaghe e generiche“. Il sindacato ribatte sul punto: "Nessuna delle agenzie facenti parte del sindacato è stata contattata per la realizzazione e l'affissione di un manifesto funebre per il testimone di giustizia Mario Nero, che avremmo realizzato con profondo rispetto per la sua figura e per la vita che ha condotto", precisa nel comunicato.

"Rimaniamo basiti di fronte alla mancanza di adeguati riscontri e doverose verifiche giornalistiche che avrebbero sicuramente restituito a questa città, già provata da disillusione e stanchezza, un confronto più pacato e veritiero. Per questo ribadiamo, come sindacato, la nostra totale estraneità in questa sconcertante vicenda", concludono. "Ci è stato versato fango addosso".

La 'guerra' dei manifesti ha quindi travolto la figura di Mario Nero. La necessità di onorare (seppure tardivamente) la memoria del testimone di giustizia è passata in secondo piano. E l'unica cosa certa è che tre mesi fa, a gennaio, quando il testione-chiave dell'omicidio Panunzio è morto, nessun manifesto ufficiale è stato affisso in città. Perchè, viene da pensare, nessuno - tra istituzioni, associazioni o singoli cittadini - aveva avvertito la necessità (o l'opportunità) di farlo.

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