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Paziente vivo ma dato per morto, mistero sulle telefonate dal pronto soccorso. Dattoli (Riuniti Foggia): "Un disguido"

Il direttore generale dei Riuniti di Foggia Vitangelo Dattoli interviene sul caso di Fernando Cristiani, l'ospite della fondazione Palena ricoverato nel reparto di Rianimazione, ma dato per morto

 

In merito alla vicenda di Fernando Cristiani, l'anziano ospite della fondazione Palena di cui, in piena notte, dal pronto soccorso, sarebbe stata data notiza - poi risultata errata - della sua morte alla direttrice della rsa, il direttore generale degli Ospedali Riuniti di Foggia - che esclude possa essersi trattato di uno scherzo - sostiene che non vi è stata alcuna disposizione ufficiale: "Siamo nell'ambito del disguido o di una comunicazione non compresa o non esplicitata in maniera tale da essere compresa" afferma a Foggiatoday.

Secondo la tesi di Dattoli, la notte tra mercoledì e giovedì scorsi, alla direttrice della fondazione Palena il pronto soccorso avrebbe chiesto un recapito telefonico dei parenti più prossimi del signor Fernando Cristiani.

La mattina successiva il figlio aveva appreso da una chat che il padre era deceduto nella notte, notizia che sarebbe stata confermata dalla stessa direttrice della Rssa, che il mattino seguente alla nuora di Cristiani avrebbe confermato di aver ricevuto la comunicazione proprio nella telefonata intercorsa la notte precedente.

Tuttavia, secondo il dg del 'Riuniti', la telefonata fu fatta per appurare dai parenti se Fernando avesse qualche patologia o qualche allergia, in modo da ottenere una anamnesi patologica remota del paziente ricoverato nel reparto di Rianimazione. Quindi, secondo Dattoli, la richiesta di un recapito telefonico dei parenti sarebbe stata fraintesa.

Mentre sono in corso le indagini interne al Policlinico, Dattoli esclude l'ipotesi che possa essersi trattato di uno scambio di persona, in quanto quella notte non si verificò alcun decesso. Men che meno l'idea che possa essersi trattato di uno scherzo. Il direttore generale ritiene invece che si sia trattato di un qui pro quo dovuto, anche, alla concitazione del momento e all'orario, le 2.40 di notte.

La testimonianza dei familiari: "Vogliamo la verità"

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