"Col fenomeno mafioso non c'entro". Imprenditore respinge l'interdittiva del Prefetto: "Io ho denunciato il racket"

L'amministratore della ‘Uniservice Tecnology Srl’: "Ingiusto provvedimento che sembra calato dall’alto senza prendere in considerazione la mia storia e il mio impegno, ancor di più se si considera che lo stesso si fonda su un legame affettivo che non ha nulla a che vedere con il funzionamento dell’impresa”

Monte Sant'Angelo - Repertorio

Il fenomeno mafioso non è mai stato vicino alla mia vita e, soprattutto, la ‘Uniservice Tecnology Srl’ non ha mai subito condizionamenti o agevolazioni di qualsivoglia natura da parte di contesti criminali locali”. Raffaele Ciuffreda, amministratore dell’azienda di Monte Sant'Angelo oggetto di una delle ultime interdittive antimafia delle 32 emesse nell’ultimo anno dal prefetto di Foggia, Raffaele Grassi, prende la parola e, per il tramite dei suoi avvocati, dichiara la propria estraneità ad accuse e contesti di opacità. “L’interdittiva notificata alla Uniservice Tecnology Srl, della quale sono amministratore unico, lede gravemente la mia credibilità e reputazione di uomo e di imprenditore”, spiega.

“Il dato certo è che con il mio impegno imprenditoriale ed umano ho sempre contribuito allo sviluppo economico, ma anche sociale del nostro territorio, gestendo un’azienda sana che dà lavoro a circa 30 dipendenti, in un contesto societario, quello della Uniservice Tecnology Srl, improntato alla legalità ed alla trasparenza. Le stessa legalità che contraddistingue il mio operato da sempre, e che ha guidato le mie scelte quando, nel 2010/2011 ho subito alcuni tentativi di estorsione che ho prontamente denunciato alle autorità competenti partecipando, poi, attivamente alle operazioni di polizia che condussero all’arresto di membri di organizzazioni criminali del nostro territorio”.

“Respinsi con coraggio, mettendo a rischio la mia sicurezza, il tentativo di intromissione del fenomeno criminale nella mia vita lavorativa dimostrando, con i fatti, l’impermeabilità delle mie imprese al fenomeno criminale e mafioso. Da allora ho attivamente partecipato all’associazionismo antiracket, presenziando a numerosi incontri in Prefettura ed alle manifestazioni pubbliche organizzate, animato dalla convinzione che il contrasto alla criminalità sia fondamentale per favorire lo sviluppo economico del territorio".

"Per queste ragioni avverto come ingiusto questo provvedimento che sembra calato dall’alto senza prendere in considerazione la mia storia e il mio impegno, ancor di più se si considera che lo stesso si fonda su un legame affettivo che non ha nulla a che vedere con l’organizzazione ed il funzionamento dell’impresa”, continua.

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“Non condivido l’idea di voler far passare la mia società come strumento in grado di favorire il fenomeno mafioso, ed è per questo motivo che ho dato mandato ai miei avvocati di contrastare questo provvedimento nelle opportune sedi giudiziarie, facendo valere il mio diritto alla libera iniziativa di impresa, con l’auspicio di poter dimostrare al più presto la mia lontananza e impermeabilità al fenomeno mafioso”, conclude.

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