Suona la campanella ma non per tutti: 'doccia fredda' per Antonio, il ragazzino foggiano che resterà a casa

Antonio, nome di fantasia per tutelarne la privacy, è autistico. La scuola presso la quale la madre lo ha iscritto gli starebbe perpetrando una "ingiustizia", a detta della genitrice, che ha adito le vie legali

Domani, 12 settembre, suonerà la campanella per molti studenti foggiani. Ma non per Antonio. Domani la mamma non lo porterà a scuola. Ha deciso che no, proprio non ce la fa. Antonio rischia di stare male. La signora Lucia ha già contattato un avvocato per adire le vie legali contro l’istituto presso cui il ragazzo è iscritto. E chiede l’intervento del Provveditorato.

Cosa è successo? Andiamo con ordine. I nomi sono volutamente di fantasia, così come l’istituto è altrettanto volutamente non menzionato per tutelare la privacy del ragazzo. Ma Antonio starebbe subendo una grossa ingiustizia a detta della genitrice. Suo figlio è autistico. L’autismo, come noto, è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla compromissione dell'interazione sociale e da deficit di comunicazione. Evidenziamo le caratteristiche della patologia non per mero diletto, bensì per dare meglio l’idea della battaglia che sta conducendo Lucia. Antonio ha difficoltà ad interagire con i suoi compagni. Terminate le scuole elementari, è stato un grosso problema dovergli comunicare che i suoi vecchi compagni, ai quali era abituato, non li avrebbe visti più, che avrebbe cambiato amicizie tra i banchi di scuola. Non più i volti familiari coi quali era cresciuto, ma di nuovi. Un vero e proprio dramma per un ragazzino autistico, probabilmente incomprensibile ai più ma che ha lacerato il cuore della madre, la quale ha deciso di andare incontro alle esigenze del figlio iscrivendolo nella stessa scuola dove avrebbe trovato i suoi vecchi compagni. A prescindere dalle distanze da casa, dalla difficile conciliazione dei tempi di madre e di lavoratrice: tutto è passato in secondo piano pur di garantirgli un percorso scolastico sereno.

Per tutta l’estate la signora Lucia è stata in contatto con la scuola, ottenendo che Antonio frequentasse la stessa classe di alcuni ex compagni del figlio, la sezione F, che poi è la ragione per la quale il ragazzo era stato iscritto proprio presso quell’istituto. Garanzie di riuscita, in famiglia torna il sereno. Antonio è in F, ritroverà volti familiari. La scuola era al corrente del suo disagio, aveva assentito.

E tuttavia il sollievo dura fino alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico. Qualche giorno fa con una telefonata la signora riceve la doccia fredda: la sezione di Antonio è stata modificata. Panico. Ma come, ma perché? L’arrivo di un’altra bambina con stesse patologie nella stessa sezione ha indotto il dirigente a modificare la “collocazione” di suo figlio. Questa la ragione addotta. Un fulmine a ciel sereno, tra l’altro mai paventato alla famiglia in tutto questo tempo. Possibile che il dirigente, quando aveva assentito, non ne fosse a conoscenza? E perché spostare proprio Antonio? “Esigenze di quote di genere” la replica del dirigente scolastico. “Una roba – sbotta Lucia- mai sentita per una scuola, per la formazione delle classi". Un ambiente che dovrebbe tutelare le debolezze e promuoverne l'emancipazione imbrigliato in un rigidismo ferreo: il dirigente pare non si sia smosso di un millimetro. 

E la donna, che ha faticato per restituire al figlio un minimo di serenità, è ripiombata, senza ragioni apparentemente valide, nel dramma di un ragazzo, suo figlio, nel panico, tornato a compulsare l’ambiente domestico per esprimere tutto il suo disagio rispetto alla giornata di domani. “Ho scelto di non portarlo a scuola, Antonio non ci andrà” ammette tristemente Lucia. “Avevo scelto quella scuola proprio per rasserenarlo, per fargli rincontrare i suoi amici, volti a cui era abituato, che conosce e che lo conoscono.  Non comprendo come una scuola, ben informata di tutto, possa agire così, trasferendo un ragazzino dall’oggi al domani, consapevole del danno che gli procurerà. E questo per questioni di quote di genere? Ma scherziamo?”. 

Lucia si è rivolta ad un avvocato, che sta provvedendo a mettersi in contatto con l’Istituto e con il Provveditorato agli Studi, e a noi di Foggiatoday per la denuncia mediatica del caso. Nel frattempo è pronto il sostegno dell’associazione di riferimento e diverse mamme si stanno attivando per una raccolta firme per chiedere alla scuola di rispettare il diritto del ragazzo. Che per il momento a scuola non ci andrà. Domani Antonio resterà a casa.

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