Fuori le estorsioni dai cantieri edili: siglato il patto dell’orgoglio e della legalità

Firmato in Prefettura il protocollo che mira a tutelare i cantieri edili. L’imprenditore esporrà un cartello con il logo della Fai e della Prefettura. Biancofiore: “Non dobbiamo più avere timore di sentirci soli”

I firmatari del patto

La Prefettura come sede del patto, la firma del protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni estorsivi nei cantieri edili. Presenti all’incontro, oltre alla “padrona di casa”, il Prefetto Maria Tirone, il prefetto Santi Giuffrè, il presidente Ance Gerardo Biancofiore, il presidente onorario dell’Associazione Antiracket Tano Grasso, e il presidente della Camera di Commercio di Foggia Fabio Porreca.

L’intesa mira a tutelare i cantieri edili, altre vittime frequenti del fenomeno estorsivo. Con la firma del protocollo si rafforzeranno le misure di sostegno e prevenzione, sulla scorta di quanto già accaduto per i commercianti.

DENTRO O FUORI. Un impegno a tutelare le vittime delle estorsioni, ma che richiede un ruolo concreto ed effettivo da parte del tessuto imprenditoriale. “La provincia di Foggia è interessata da questo fenomeno, grazie al quale la criminalità organizzata si consolida e acquista autorevolezza esercitando capacità di controllo del territorio, con impatto grave sulla comunità. Il Protocollo nasce da alcune sperimentazioni (uno analogo è stato sottoscritto a Napoli nel 2007, ndr), ma qui assume una connotazione sistematica”, ha dichiarato il Prefetto di Foggia Maria Tirone. “Si tratta di uno strumento importante, ma che determina una forte responsabilizzazione della classe imprenditoriale. Non si tratta di apporre un bollino blu, ma di manifestare l’impegno reale a recidere il legame con la criminalità”.

Un’acquiescenza che finisce con il diventare subdola complicità: “La vittima che non reagisce, che non si oppone, diventa complice. Infatti sono frequenti le situazioni in cui l’intervento della criminalità non si limita alla semplice richiesta di denaro, ma coinvolge altre utilità come l’inserimento nella stessa organizzazione dell’impresa, aprendo nuovi scenari per l’impresa”. Il protocollo offre dunque la possibilità di scegliere, ma nessuno spazio ai compromessi. “E’ necessario impegno corale e scelta precisa degli imprenditori, una scelta verso la legalità. Non c’è possibilità di restare in mezzo al guado. Chi cerca un compromesso ha deciso automaticamente di stare dall’altra parte”.

COLLABORAZIONE. “Un momento importante per l’Ance e per il nostro territorio”, esordisce Gerardo Biancofiore. Il nostro è un territorio in cui fare impresa è difficile. Parliamo di un settore che ha perso 5mila posti di lavoro negli ultimi anni. Ci dobbiamo preparare a fare le cose per bene, evitando le storture del passato. E’ la Capitanata che deve aiutare se stessa, attraverso le azioni virtuose”. Un patto libero, che oltre a creare una collaborazione tra le imprese e forze dell’ordine, servirà a creare un clima generale di fiducia: “Non dobbiamo più avere timore di sentirci soli, questo è l’obiettivo. Per me il posto più bello è il cantiere. Vogliamo riaprire i cantieri e ridare posti di lavoro, dando nostro contributo allo sviluppo della Capitanata”.

FUNZIONE PREVENTIVA. Promotore dell’iniziativa, il presidente onorario dell’Associazione Antiracket Tano Grasso. La novità è l’esposizione personale. L’imprenditore esporrà un cartello con il logo della Fai e della Prefettura. Un avviso che sa di presa di posizione: quell’imprenditore non paga il pizzo e denuncerà chi verrà a chiederlo. “Si attiva un meccanismo virtuoso interessante, perché l’impresa edile che aderisce al patto gode di attività di prevenzione delle forze dell’ordine che scoraggia l’avvicinamento. Quando la criminalità sa che quel cantiere ha predisposizione a denunciare viene meno la richiesta estorsiva. Se si verifica, interveniamo noi come associazione per gestire la fase delle indagini, denuncia e processo nell’interesse della vittima. Nuovo strumento che si sperimenta per la prima volta in Italia. A Napoli in altre modalità si era fatto in Italia”, le parole di Tano Grasso, Presidente Onorario della Federazione Antiracket Tano Grasso. Un percorso lungo, che servirà ad avvicinare una categoria problematica come quella dei costruttori. Grasso però approfitta per lanciare una stoccata all’Amministrazione Comunale, rea di non essersi costituita parte Civile nel Processo Corona, a carico della mafia foggiana accusata di estorsioni nei confronti di commercianti e imprenditori. “E’ grave che l’ente rappresentante della comunità non faccia sentire l’interesse della comunità a essere tutelata dalla criminalità organizzata. E’ un segnale brutto che non si può non sottolineare. Quando si tenta di innescare un meccanismo virtuoso coinvolgendo una categoria problematica nella realtà foggiana, non è accettabile in questo circolo virtuoso manchi chi rappresenta la comunità, il Comune”.

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Chiusura con il prefetto Giuffrè, che ricalca le dichiarazioni della Tirone: “Un inizio di un percorso in salita, bisogna averne la consapevolezza. Ma è importante che una collaborazione già esistente ora diventi sistema”. C’è però ancora molto da fare, come certificano i numeri riguardo le denunce di estorsione. Numeri minimali (61mila euro nel 2014 e 18mila nel 2015) piuttosto indicativi, circa il silenzio di tanti imprenditori che preferiscono pagare piuttosto che denunciare. “Oggi c’è la possibilità di stabilire una sinergia che ci consenta di capire chi sta dalla parte del giusto e di assestare colpi pesanti alla criminalità organizzata”. Criminalità contro la quale oggi è un po’ più facile opporsi, aderendo al protocollo e godendo del supporto delle associazioni.

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