Medici del 118 in rivolta, noi precari da tre anni: ecco in che condizioni ci vogliono far lavorare

I sindacati fanno il punto della difficile situazione lavorativa e delle rilevanti criticità che interessano i medici che espletano il servizio di emergenza-urgenza 118 sul territorio provinciale di Foggia.

I sindacati dei medici del 118

Non è uno sciopero, ma solo una protesta per far presente a tutti l’insostenibilità di una situazione precaria in essere ormai da tre anni. I sindacati dei medici (Cisl, Cgil, Simet, Sumai, Fimmg, Smi, Uil e Anaao) fanno quadrato per denunciare le criticità che interessano i medici che espletano il servizio di emergenza-urgenza 118 sul territorio di Capitanata.

I medici continueranno a lavorare, come ci tengono a precisare in più di un’occasione, ma si atterranno alle ore lavorative previste dal contratto. Nessuno straordinario, perché in certe condizioni è difficile offrire un servizio efficiente. Non si pretendono stipendi da sceicchi, ma gli emolumenti giusti (“Basta lavorare di più ed essere pagati di meno”), e la possibilità di lavorare senza dover fronteggiare le evidenti carenze strutturali.

CARENZE. Sono state diverse le problematiche evidenziate stamani nella conferenza stampa tenutasi presso la sede dell’Ordine dei Medici di Foggia: dalla mancanza di personale alle strumentazioni efficaci, in grado di coprire zone distanti tra loro molti chilometri. Senza dimenticare le caratteristiche orografiche di molti centri, con strade dissestate che costringono i medici a impiegare anche delle ore per raggiungere il presidio ospedaliero più vicino. “In molte parti è impossibile effettuare la diagnostica basilare”, fa presente Francesco Marino della FIMMG Emergenza. Tre anni di disagi denunciati in più occasioni ma dall’azienda non sono arrivate risposte. “Abbiamo anche dato disponibilità a rivedere i contratti, ma dall’altra parte, solo silenzio. Sono stati capaci solo di minacciare di denunciare i nostri colleghi per interruzione di pubblico servizio”.

Per quanto sia grande l’impegno profuso dal personale del 118, il servizio non riesce a rispondere pienamente all’esigenza della cittadinanza, né a far fronte al disagio crescente. “Ma non è colpa nostra”, spiega Francesco Gambarelli della Cisl Medici 118. “La carenza di personale è perenne. Ci sono tante posizioni scoperte, mancano i medici. Eppure una soluzione la si era trovata due anni fa quando i medici delle Tremiti si dichiararono disposti a rinunciare a una mensilità per attuare l’accordo aziendale”. Invece la situazione non è cambiata, anzi. Un esempio è la presenza sul Gargano e sui Monti Dauni di medici del 118 “prestati” al Pronto Soccorso: “Un medico del pronto soccorso costa 75mila euro. All’azienda conviene sostituirli con medici del 118 dato che costano 30mila euro in meno”, denuncia Gambarelli.

INDENNITÀ. Medici sottopagati e costretti a lavorare in postazioni indecorose. Persone dall’alta professionalità costrette ad accollarsi ore di straordinari per poter ottenere una mensilità onorevole. Condizioni non più accettabili, come ha rimarcato anche Luigi Sordilli della SMI 118, il quale rivendica la tutela del diritto di lavoro e della dignità dei medici del 118. In base al contratto stipulato, è infatti prevista un’indennità di zona disagiata non solo per i medici di base ma anche per quelli di emergenza, gli unici a cui non è stata ancora corrisposta: “Perché la Regione ha accettato questo?”

DISAGI. Dunque, in attesa di una risposta dall’Asl e soprattutto dalla Regione, i medici del 118 si limiteranno a sostenere il numero standard di ore lavorative. Anche perché è sempre più difficile espletare il servizio di emergenza-urgenza (già usurante di suo) dovendo far fronte a una serie di disservizi. Come sul Gargano dove non ci sono i reagenti per fare enzimi cardiaci, per cui non si può verificare se nel paziente soccorso è in atto un infarto. O nel presidio Lucera-Volturino dove mancano i collari cervicali.

E poi c’è la situazione surreale di Vieste, dove ci sono due elicotteri ma non è possibile fare un emocromo. Il servizio di Automedica era il nostro fiore all’occhiello – spiega Davide Savino della ANAOO 118 – ora non c’è rimasto più nulla. I colleghi che potrebbero venire a lavorare con noi scelgono vie alternative. Il nostro è un contratto a convenzione, ci pagano a ore. Per questo un collega che deve lavorare dove ci sono carenze strutturali evidenti e stipendi non all’altezza, preferisce fare la guardia medica, o guadagnare 100 euro al giorno in un villaggio vacanze”. Savino poi rigetta al mittente le accuse che vedrebbero in questo sciopero mere questioni economiche: “Alcuni di noi hanno investito soldi di tasca propria per acquistare presidi e strumenti che la Asl non ci fornisce, e ci definiscono accattoni”.

NUMERI. Marino analizza la situazione attuale in tutta la Capitanata: Soltanto Foggia (con 5 unità), l’Area 6 San Severo, Torremaggiore, Serracapriola e Lesina, e l’Area 10 Manfredonia, Mattinata, Zapponeta hanno l’organico pieno. Disagi sul Gargano, destinati a ingigantirsi durante la stagione estiva, dove sono presenti solo 5 unità, quattro delle quali a Vieste e una sola a Peschici.

E la situazione è destinata a peggiorare in base al nuovo riordino, che penalizzerebbe ulteriormente la provincia di Foggia. Sono infatti previste riduzioni del numero delle automediche, delle postazioni e dei punti di primo intervento. Ci saranno centri come Troia che non avranno più un mezzo medicalizzato, mentre una stessa automedica sarà costretta a coprire un’area che va da Lucera a Carlantino-Celenza.


Dulcis in fundo, la perdita di altri 15 medici per la provincia di Foggia, nonostante in tutta la Regione sia previsto un aumento delle unità dalle 535 a 630. Con disagi in aumento specie per le aree del Gargano e dei Monti Dauni, di difficile medicalizzazione, perché di dispersione ampia, dove bisognerebbe rimpolpare gli organici, ma che invece rischiano di diventare ancora più scarni.

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