Lo Scurìa rompe il silenzio di via Da Zara: "Adesso basta, ci riprenderemo ciò che ci appartiene"

Lo Scurìa accusa: “L’università degli studi ha, di fatto, chiuso l’ennesimo portone sul muso della città”. Poi la promessa: “Ci riprenderemo ciò che è nostro: per impegno, per cura, per affettività”

Immagine di repertorio

Via Da Zara, a Foggia, otto mesi dopo. Cosa è cambiato da quando non c’è più lo Scurìa? Tutto o niente, dipende dai punti di vista. Tutto per chi ricorda il fermento e le iniziative culturali organizzate nel centro sociale; nulla per chi ricordava solo il degrado e l’abbandono dei luoghi.

“Siamo tornati a via Da Zara – si legge sulla pagina FB del centro sociale - abbiamo incontrato la gente del quartiere, distribuito volantini, mescolato il nostro sentore al sentore della piazza. D'accordo, siamo d'accordo: le piaghe di un tempo sono di nuovo sotto gli occhi di chi vive quelle strade. Come se nulla fosse successo, dal 2014 ad oggi”.

“Annullati, siamo stati annullati. O, almeno, questo è stato il tentativo. Hanno raccontato che siamo andati altrove, spontaneamente, alla ricerca di un luogo migliore per dare soddisfazione al nostro ego sovraesposto; hanno parlato di assegnazioni, ci hanno fatto passare come quelli che abbandonano la barca che affonda. Ma noi, ieri come oggi, come sempre, siamo ai nostri posti”.

Nel volantino che porta le firme di chi, per due anni, ha dato vita allo Scurìa (Occupanti dello Scurìa, Laboratorio politico Jacob, Collettivo autonomo studentesco Malombra) si tirano le somme di questi otto mesi. Ma i conti non tornano. “Il 31 maggio del 2016 abbiamo lasciato l’ex Gil di via Da Zara, dopo due anni di occupazione e di autogestione, dopo due anni di Scurìa”, si legge.

“Sono passati otto mesi e quello che fu lo spazio sociale della città è nuovamente quel che era: un rudere. In totale stato di abbandono, circondato dall’incuria e – soprattutto – immobile. Non ci sono al suo interno quelle attività che avrebbero dovuto restituire alla comunità una struttura polifunzionale e fruibile. Non ci sono operai, non ci sono macchine, non c’è niente”. Eppure, ribattono, questa volta c’erano anche i fondi.

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Tre milioni di euro stanziati e un progetto migliorativo che per ora resta sulla carta. “Lo Scurìa a proprie spese e senza chiedere un centesimo, per due anni interi ha offerto alla città uno spazio popolare: ha offerto laboratori, concerti, presentazioni, corsi”, si legge ancora. “L’università degli studi, con i soldi pubblici ha, di fatto, chiuso l’ennesimo portone sul muso della città”. Poi la promessa: “Ci riprenderemo ciò che è nostro: per impegno, per cura, per affettività”.

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